L’importanza per i giovani di un’esperienza di volontariato. E, visto che siamo in estate, perché non farla durante le vacanze, dedicandone una parte ad una delle tante iniziative che vengono proposte da enti ed associazioni. Ne ha scritto sul “Corriere della Sera” Claudio Mencacci copresidente della Società Italiana di Neuropsicofarmaco.
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Ogni estate ci poniamo la stessa domanda: dove mandare i nostri figli? Raramente, però, ci fermiamo a riflettere su una questione ben più importante: quale esperienza potrebbe aiutarli a diventare adulti migliori?Da psichiatra e da padre ho osservato la trasformazione silenziosa che può avvenire quando un ragazzo incontra esperienze capaci di dare significato alle proprie energie.
Sempre più ragazzi faticano a trovare un senso di appartenenza e uno scopo che vada oltre la ricerca di approvazione sui social media.
Oltre il 70% dei disturbi mentali esordisce prima dei 25 anni, rendendo l’adolescenza una finestra cruciale per la prevenzione e la promozione della salute mentale. È in questo scenario che le esperienze di volontariato assumono un significato che va ben oltre la solidarietà. La ricerca mostra che gli adolescenti coinvolti in attività prosociali sviluppano maggiore benessere psicologico, migliori competenze relazionali e una più solida percezione di efficacia personale. Studi longitudinali hanno evidenziato che, tra i 13 e i 17 anni, il volontariato si associa a una riduzione significativa del rischio di problemi di salute mentale.
La spiegazione è affascinante. Quando un giovane sperimenta di essere utile agli altri, il cervello attiva contemporaneamente i circuiti della ricompensa, della motivazione e dell’appartenenza sociale. Non si rafforza soltanto l’autostima: si costruisce un’identità. Il ragazzo non si definisce più esclusivamente per ciò che possiede, per il voto ricevuto o per il numero di follower, ma per il contributo che è capace di offrire. Le neuroscienze parlano sempre più chiaramente di un legame tra comportamento prosociale, riduzione della solitudine e dei sintomi depressivi, aumento del senso di significato e migliore regolazione dello stress. Pulire una spiaggia non significa solo raccogliere rifiuti. Significa imparare che il bene comune dipende anche da noi. Restaurare un sentiero, contribuire al recupero di un edificio storico, aiutare un bambino in difficoltà o affiancare persone fragili significa comprendere, forse per la prima volta, che la felicità non nasce soltanto dal ricevere, ma anche dal dare. È una lezione di cittadinanza, ma prima ancora è una lezione di salute mentale.
Negli ultimi 20 anni abbiamo investito moltissimo nell’educazione digitale dei nostri ragazzi. È arrivato il momento di investire con la stessa convinzione nella loro educazione civica, emotiva e relazionale. Ciò che resta davvero è la persona che un ragazzo diventa grazie alle esperienze vissute. Forse il miglior investimento educativo che possiamo offrire ai nostri figli non è un’estate nella quale non fare nulla, ma un’estate nella quale imparare che ciascuno di noi, anche a sedici anni, può lasciare il mondo un po’ migliore di come lo ha trovato. E, in fondo, è proprio questa la definizione più autentica di educazione.