Educatrici La Ricerca e operatrici di Avis e Croce Rossa Italiana hanno incontrato una cinquantina di studenti e studentesse – Un percorso di più giorni, dialoghi aperti, domande e risposte lasciando fuori dalla porta pregiudizi e tabù
Sentirsi bene. In tutti i sensi. Nel corpo e nell’anima, con noi stessi e in mezzo agli altri. Ma i nostri figli che concetto hanno del benessere? come vivono le relazioni (anche dal punto di vista della sessualità)? La quaestio è stata posta ad una cinquantina di loro, in prevalenza studentesse dell’Istituto Romagnosi-Casali, classi 3ªA e 4ªB dell’indirizzo socio-sanitario, in una serie di confronti aperti (cinque, di due ore l’uno) dove le “intervistate” hanno avuto l’occasione di esprimersi e di fare domande a un gruppo di esperte di Fondazione La Ricerca, Avis e Croce Rossa su argomenti complessi e delicati come la sessualità, i comportamenti a rischio, e l’affettività. Il sondaggio – che all’ascolto ha unito momenti di informazione e prevenzione – rientrava nel progetto “Cuore, Cervello e …: quando tutto è connesso” proposto con il triplice obiettivo di “promuovere nei giovani un’idea di benessere globale psicologico, fisico e relazionale, favorire atteggiamenti consapevoli verso la salute e i comportamenti a rischio, rafforzare la rete di riferimento scuola-territorio”.
Incontri in classe ogni due settimane – In collaborazione con le insegnanti Cristiana Donato e Daria Catalano, ogni quindici giorni le educatrici Chiara Gavardi ed Elisabetta Balordi (La Ricerca) e le operatrici Tea Ferrari di Avis e Cinzia Arcelloni per Croce Rossa Italiana, hanno avuto modo di entrare in classe e dialogare con studenti e studentesse mettendo al bando il più possibile paura del giudizio e tabù. Distribuiti i questionari (45 da inizio percorso), partivano i confronti. “Inizialmente – riferiscono le educatrici – il concetto di benessere veniva associato soprattutto alla salute, via via sono emersi anche aspetti legati allo stare bene con se stessi, al benessere fisico e mentale, alla famiglia, alla pace e alle relazioni affettive e al rapporto con il proprio corpo, rapporto che in base a quanto ci hanno confidato è spesso influenzato dai social. Quanto al benessere nelle relazioni di coppia i termini più ricorrenti sono stati fiducia, rispetto e amore. Via via che se ne parlava aumentava l’importanza attribuita a complicità, sincerità, ascolto e reciprocità”.
Alcune costanti nelle differenze di genere – “Le ragazze tendono a valorizzare maggiormente aspetti emotivi e relazionali come amicizia, affetto, ascolto e rispetto, mentre i ragazzi evidenziano più frequentemente elementi legati alla libertà personale, alla serenità e alla dimensione pratica della relazione. Le ragazze mostrano inoltre una maggiore familiarità nel parlare di emozioni e sessualità rispetto ai ragazzi. Religione e cultura vengono percepite come fattori che influenzano il modo di vivere la sessualità, soprattutto dagli studenti con background non italiano”.
Con chi si confidano? Da chi imparano? “Principalmente su Internet e tra amici. In secondo luogo si rivolgono ai genitori e ai servizi territoriali che hanno imparato a conoscere meglio grazie anche a questi confronti in classe, così come grazie a questa esperienza formativa è cresciuta la percezione di quanto i propri comportamenti, anche positivi come donare il sangue, possano incidere nella comunità di appartenenza”.
Scarsa la conoscenza dei pericoli legati alle malattie sessualmente trasmissibili. “Prima dei nostri incontri in classe la maggior parte degli studenti aveva già sentito parlare di IST (Infezioni Sessualmente Trasmesse), ma con conoscenze spesso limitate principalmente a hiv/aids. Qui hanno avuto modo di essere informati su altre malattia, come gonorrea, clamidia, hpv, sifilide, acquisendo maggior consapevolezza dei rischi legati a rapporti non protetti, dei metodi di prevenzione e contraccettivi, e una maggior conoscenza dei servizi dedicati. Hanno anche avuto possibilità di confrontarsi con figure mediche come il ginecologo, e affrontato temi considerati tabù in un clima libero e non giudicante. Talmente entusiasti da chiedere di poter avere un maggiore spazio di confronto e di poter approfondire anche altri temi delicati come la salute mentale, le relazioni tossiche e le esperienze traumatiche”.