L’ultimo studio su centinaia di migliaia di adolescenti negli Stati Uniti afferma categoricamente: l’uso in adolescenza di cannabis, in particolare “potenziata”, raddoppia il rischio di disturbi psichiatrici gravi quali depressione, ansia, psicosi.
La cannabis che gira, per diffusione e potenza, è droga “pesante”, non leggera – avverte Pietro Farneti, responsabile dello Smi in un articolo di Elisabetta Andreis su “Il Corriere della Sera” – I ragazzi non sanno cosa comprano”.
Gli ultimi sequestri in Lombardia evidenziano la presenza di cannabinoidi sintetici sia che si tratti di polveri, blocchetti di “fumo”, gel o liquidi da vaporizzare nelle sigarette elettroniche. Non solo: il principio attivo (Thc), che nei primi anni 2000 era al 4-5%, oggi supera il 30%, conferma l’ultima Relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze.
“Sempre più spesso vediamo giovani arrivare in comunità con scompensi psichiatrici gravi o psicosi che si manifestano in parallelo all’assunzione cronica di cannabis in età adolescenziale, spesso associata all’alcol – racconta nell’articolo Simone Feder, comunità Casa del Giovane -. La canna aiuta a staccare la spina, tranquillizza fino a quando la assumi. Se ti abitui e poi smetti, allora salgono le paure, la rabbia, l’ostilità”.
Lo studio su oltre 460 mila adolescenti seguiti nel tempo, condotto dall’University of California, rileva: chi usa cannabis in adolescenza ha il doppio del rischio di sviluppare disturbi psichiatrici gravi. L’effetto non è immediato, per un certo periodo tutto sembra reggere.
“Il tema della maggiore azione sul sistema nervoso di queste sostanze è molto attuale- conferma Aglaia Vignoli, direttrice della Neuropsichiatria dell’adolescenza al Niguarda -. Sempre più spesso i ragazzi con fragilità latenti usano la cannabis come automedicazione e nell’età dello sviluppo possono acuirle”. Anche nei reparti il fenomeno è ormai evidente e conclamato: l’uso cronico di cannabis palesa gli scompensi psichiatrici.