I disturbi alimentari sono un’emergenza sanitaria e la prima causa di morte tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali. La costante riguarda l’aumento delle diagnosi, ma se un tempo c’era quasi solo l’anoressia, oggi prevale la categoria di quei disturbi dove c’è una perdita di controllo sul cibo. Silvia Turin ha intervistato, per “Il Corriere della Sera”, Stefano Erzegovesi, nutrizionista e psichiatra, che spiega come l’anoressia sia “la patologia dell’ipercontrollo, caratterizzata da una progressiva riduzione dell’introito calorico e conseguente dimagrimento che può raggiungere elevati livelli di gravità” mentre “la bulimia coinvolge persone normopeso che alternano tentativi di dieta più o meno stretta ad abbuffate, seguite da comportamenti di compenso quali vomito, uso di lassativi o attività fisica estrema”. Invece “nel disturbo da binge eating il discontrollo rende l’alimentazione emotiva, vorace, insaziabile e non è mai seguito da comportamenti di compenso. Purtroppo, il binge eating viene spesso etichettato come mancanza di volontà o, peggio, come golosità”.
Sono in aumento anche forme quali l’arfid, un “disturbo evitante restrittivo, in cui la persona mangia meno o tende a evitare il cibo per paura di soffocarsi o strozzarsi, oppure sulla base di un’ipersensibilità sensoriale alle consistenze e ai gusti, o infine per una generale indifferenza verso il cibo”. “Poi – continua nell’intervista a Silvia Turin – c’è la bigoressia o vigoressia, i cui sintomi ricalcano moltissimo l’anoressia nervosa. La differenza è che l’ossessione non è sulla magrezza ma sulla muscolarità. Sono in prevalenza giovani maschi concentrati sulla forma fisica, spesso inconsapevoli di avere un problema, esposti al rischio di abuso di anabolizzanti. Infine l’ortoressia, quando domina la paura che il cibo non sia sano: è caratterizzata dalla ricerca ossessiva di alimenti ‘puliti e sani’ e porta a quadri di malnutrizione e carenze nutrizionali importanti”.
I segnali a cui prestare attenzione partono a tavola. “Le persone diventano taciturne, eccessivamente lente nel mangiare, frazionano i bocconi, guardano nel piatto”. Altri consistono nel “cambiamento di carattere, tristezza, irritabilità, sbalzi d’umore, fatica a concentrarsi, freddolosità”, altri ancora nei “cambiamenti di peso persistenti, ossessioni per la forma fisica, cambi di abbigliamento, richieste di rassicurazioni su parti del corpo”.
L’età di questi disturbi tende ad abbassarsiper “una diffusa cultura dell’insoddisfazione per il corpo che investe l’età giovanile”. Che cosa fare? Come devono comportarsi i genitori? Anzitutto evitare toni accusatori ma cercare il dialogo. “Sicuramente oggi- osserva Stefano Erzegovesi – c’è più conoscenza e sensibilità nei confronti dei disturbi alimentari, ma continua ad esistere un problema culturale di fondo: un pregiudizio per cui queste malattie vengono considerate a volte come ‘capricci da adolescenti’ e, altre volte, come patologie inguaribili. Finché esiste questo pregiudizio sarà difficile per le istituzioni investire grandi risorse nella loro cura. La mia speranza è che, con il tempo, vengano considerate come le malattie tumorali: malattie croniche complesse, che richiedono cure intensive e multidisciplinari, ma assolutamente curabili”.