In un anno a Milano sono triplicati i casi di omicidi e tentati omicidi commessi dai giovani. “L’antidoto alla crescente violenza giovanile? Rafforzare l’empatia, insegnare a mettersi nei panni dell’altro: oggi ai ragazzi non viene naturale dispiacersi per le conseguenze dei propri comportamenti. Spesso non le colgono neanche”.E’ quanto afferma Paola Ortolan, neopresidente del Tribunale per i minorenni di Milano, in un’intervista a Elisabetta Andreis per “Il Corriere della Sera”.
La prima domanda prende spunto da una petizione con mille firme per chiedere più sicurezza in una zona funestata da risse, rapine, coltelli…”Quella petizione – risponde Paola Ortolan – fotografa qualcosa che i dati ufficiali non catturano in tutta la sua portata: quanti sono i piccoli reati che spesso non vengono denunciati e talvolta non arrivano neanche alle orecchie dei genitori, ma che i ragazzi conoscono meglio di qualsiasi statistica?”.
I reati violenti in città aumentano anche perché “alla componente endogena si aggiunge il turismo predatorio: minorenni residenti in altre città o regioni che vengono a Milano per commettere reati, talvolta con alterazione da sostanze”. I dati fanno effetto. “Tra omicidi e tentati omicidi sono triplicati in un anno e aumentano anche i maltrattamenti in famiglia. Io su questi e su molti altri temi non ho risposte, ho invece sempre più domande”.
“È fondamentale – osserva – che tutti ci mettiamo in ascolto invece di chiuderci e dare spiegazioni semplificate. Aumentano i divari economici, i coltelli sono diventati abitudine… Non è una città semplice. Per rieducare quei ragazzi è fondamentale non cristallizzarli in ruoli che li svalutano ma aiutarli a cambiare prospettiva e avere fiducia. Raccontare la propria storia, per loro è un passo avanti”.
Paola Ortolan sottolinea che “bisogna investire di più sulle pene alternative: comunità, risorse sul territorio, istituto di ‘Messa alla prova’”: al ragazzo viene concessa una fiducia controllata, mentre si rende utile in società. Nel due terzi dei casi ha esito positivo».
Determinante la prevenzione. “Occorre rendere più forti le famiglie e la scuola. Allarmante è il dato sugli adolescenti che accedono alle strutture di neuropsichiatria in emergenza. È prioritario agire prima che il disagio arrivi in aula”.
Il Tribunale per i minorenni di Milano è il primo in Italia per carichi di lavoro. Con un organico insufficiente. “Il personale amministrativo è scoperto quasi al 50%, i giudici togati al 20%. Lavoriamo perennemente sui codici rossi, ovvero sui procedimenti indifferibili e urgentissimi. Ogni giorno siamo costretti a collocare un minore lontano da uno o entrambi i genitori. Facciamo l’impossibile, ma in questo contesto non riusciamo ad aggredire l’arretrato. Ragazzi che andrebbero seguiti nel tempo vengono trascurati per le nuove sopravvenienze. Non è giusto”.