“Il rischio, sempre più forte, è di vivere un’età dell’insensibilità”. E’ il timore di Paolo Crepet, psichiatra e scrittore, nonostante le oltre duemila le persone che al Lingotto di Torino hanno assistito al suo spettacolo “Mordere il Cielo” sulle angosce del presente e sulle ansie che oggi trovano nuove e inusuali espressività.
Simona De Ciero gli ha rivolto alcune domande per “Il Corriere della Sera”, partendo da un pericolo che appare invasivo, quello dell’indifferenza che, dice Crepet, “riguarda tutti, anche i più giovani, francamente cresciuti dalla peggior generazione di adulti, o pseudo tali, della storia”. Spiega: “Perché sono gli stessi genitori che si sentono undicenni, e lo dimostrano le stupidità che pubblicano sulle varie piattaforme social. Come può questa gente educare un adolescente alla responsabilità e alla consapevolezza di sé?”.
Crepet è critico, assai critico, sulla serie televisiva “Adolescence”, su piattaforme digitali che ritiene “in linea generale responsabili del degrado sociale cui stiamo assistendo” e sul pubblico “anestetizzato” che “non si rende conto che, il solo fatto di ritrovarci un società dove un tredicenne ammazza una compagna, dovrebbe far inorridire. Siamo di fronte a una società brutale, dove nessuno parla più di futuro”. Si chiede “dove sono le persone che scendono in piazza dopo i vari femminicidi”, rispondendosi “anche loro sui social” mentre “dovrebbero essere ogni giorno in piazza, a perché il governo vieti l’uso dei social fino ai 16 anni d’età, come succede in Australia, per esempio”.