Un ragazzo di 18 anni sabato notte è stato trovato a terra in via Chiapponi, pieno centro cittadino. E’ in ospedale per le violente percosse subite da, sembra, tre persone dopo che aveva tentato di rientrare in un locale. Un fatto gravissimo, che si inserisce in una catena di episodi altrettanto gravi che hanno avuto giovani come protagonisti. La preside dell’istituto tecnico “Romagnosi” ha preso carta e penna e ha scritto una lettera ai ragazzi. Scoraggiamento ma non rassegnazione. E un forte appello: ragazzi, fatevi aiutare.
Come probabilmente molti di voi sapranno, sabato notte un vostro compagno è stato brutalmente picchiato in via Chiapponi, a Piacenza, di fronte ad un locale e, dopo aver rischiato la vita, si trova ora in ospedale in gravi condizioni. Un compagno di classe, ieri, e un amico di un’altra classe, oggi, ancora sotto shock, mi raccontavano di non aver assistito direttamente all’aggressione, che sembra sia stata provocata dal desiderio del ragazzo di voler rientrare nel locale per riprendere il proprio giubbotto»,
Qualsiasi cosa fosse successa precedentemente al fatto, nulla può giustificare una violenza tale da mettere a repentaglio una vita umana! Episodi gravissimi hanno ferito profondamente la nostra comunità in questo anno scolastico: lo scorso ottobre l’omicidio di una ragazzina e ora un’aggressione connotata da inaudita violenza nei confronti di un vostro compagno. Penso di interpretare il pensiero di tutti i docenti dell’istituto nell’affermare che ci sentiamo impotenti e disarmati, forse anche un po’ scoraggiati.
A che serve trasferire competenze disciplinari se poi la vostra vita viene messa in pericolo, talvolta anche da voi stessi? Mi sto riferendo alle sostanze che alcuni giovani utilizzano, che bruciano i circuiti neuronali, anche in modo irreversibile, tra cui la cannabis, che non è senza conseguenze. Penso all’alcol, che danneggia organi vitali, oltre a creare dipendenza, al pari del fumo e delle sostane stupefacenti. Non saprei come commentare risse e aggressioni che si verificano fuori dalle scuole, nelle quali rischiate talvolta di essere coinvolti, anche solo perché state passando in quella strada. Ragazzi ribellatevi e scuotete le nostre coscienze! Rigettate la logica di morte, diffusa nei social e nelle vostre serate, rifiutate la tristezza, l’isolamento, il procurarsi ferite, la rabbia, l’aggressività. Non è in questo modo che potete cancellare i dolori che avete nel cuore e nell’anima. Aiutatevi! Date forza al bellissimo progetto di “peer education” che avete intrapreso lo scorso anno. Diffondete il valore della vita, il rispetto per la persona, la gioia, la speranza, l’amicizia, l’affetto, la bellezza della natura, il sentirsi utile. Uscite da voi stessi, dalle vostre case e chiedeteci, anzi pretendete, spazi sereni in cui crescere, studiare, giocare, fare musica, disegnare, progettare, condividere, aiutare, parlare.
Dateci il buono esempio, dateci coraggio, fate capire a noi adulti che l’individualismo non conduce a nulla, ma crea solo vuoto e dolore. Rifiutate il male e ricercate la gioia. Chiedeteci aiuto e noi ci saremo, e usando parole non mie, vi esorto: “Siete nati originali, non vivete da fotocopie!”. Buona vita, ragazzi!