“C’è un’intera generazione in pericolo. Anche in Trentino siamo davanti ad una miriade di droghe nuove che hanno un impatto davvero devastante su chi le assume con effetti drammatici sul sistema nervoso in crescita con conseguenze psicologiche e psichiatriche pesanti”. L’allarme arriva da Paola Meina direttrice terapeutica dell’Associazione Famiglie Tossicodipendenti e viene riportato da “il Dolomiti”.
Come in altre zone d’Italia, si è assistito ad un aumento continuo nel consumo di droga e ad un abbassamento dell’età di chi la utilizza. Non mancano le nuove sostanze stupefacenti di cui ancora non si conosce bene la natura e gli effetti. Sostanze sintetiche sempre più potenti e pericolose e psicofarmici low cost.
Una situazione che ha fatto aumentare i casi cosiddetti di “doppia diagnosi” con la coesistenza nello stesso individuo di un disturbo dovuto al consumo di sostanze psicoattive e di un disturbo psichiatrico.
L’Aft accoglie ogni giorno molte persone che spesso vivono in strada oltre a gestire una ventina di posti letto in quattro appartamenti. Fondata nel 1981 ha come obiettivo l’accoglienza, la cura, il sostegno a persone affette da patologie tossicomaniche e più in generale da problemi di dipendenza. Ma non solo.
Negli anni è diventata sempre più punto di riferimento per tantissime famiglie che si trovano in difficoltà e che affrontano il problema della droga. “Oggi, purtroppo, sono tantissimi i ragazzi che arrivano con danni causati dalla droga difficilissimi da curare” spiega a “il Dolomiti”, Paola Meina.
L’allarme è continuo e negli ultimi tempi si è fatto sentire ancora di più con l’arrivo di nuove droghe sintetiche e del continuo abbassamento dell’età di chi le usa.
Si, stiamo assistendo ad un aumento continuo nell’uso delle sostanze stupefacenti e prosegue anche l’abbassamento dell’età che si è avvertito ancora di più dopo il Covid. Gli effetti si iniziano a sentire fortemente. A partire dalle scuole medie, la droga si acquista online e le sostanze chimiche che si riescono ad avere sono davvero tante. Sono preoccupata, la situazione è veramente pesante e pericolosa, abbiamo una generazione che è in pericolo.
Quanti ragazzi state seguendo come Associazione Famiglie Tossicodipendenti?
Noi abbiamo una parte residenziale e semiresidenziale con un punto donna. Abbiamo alcune centinaia di persone che frequentano i servizi di giorno e poi abbiamo una ventina di posti negli appartamenti in area residenziale con un continuo ricambio. Il flusso è ininterrotto e tristissimo. Ci sono diversi giovani anche se spesso tardano a venire a chiedere aiuto. Diventare consapevoli di un problema è un qualcosa che arriva quando ormai è troppo tardi. Ma la preoccupazione più profonda che abbiamo è l’aumento delle doppie diagnosi.
Di cosa parliamo?
L’uso di droghe e nuove sostanze in sistemi nervosi in crescita possono creare scompensi psicologici che diventano psichiatrici con grande facilità e la pericolosità è ancora un po’ sommersa. Queste porcherie che stanno girando hanno degli impatti devastanti sui ragazzi e sempre più ci troviamo ad affrontare doppie diagnosi e cioè persone con una dipendenza da sostanze e che sviluppano anche un disturbo psichiatrico. L’iniziare da giovanissimi implica da un lato una sorta di un entusiasmo verso le sostanza che è colorato dalle caratteristiche adolescenziali, il bisogno di trasgredire e il non aver paura. Poi però tutto questo va ad intaccare la crescita con danni difficilissimi da curare.
Nelle scuole si sta facendo abbastanza per affrontare questi problemi e soprattutto prevenirli?
Nelle scuole e nelle famiglie servono modalità nuove. I progetti di prevenzione dovrebbero essere fatti sull’incentivare la comunicazione fra generazioni, fra insegnanti e famiglie. Un adolescente deve poter parlare con la famiglia e questa deve essere in grado di capire il problema e non subito punire. Ricordo in passato dei genitori che si sono rivolti a me per chiedere un aiuto perché avevano il figlio con dei problemi. Il mio consiglio è stato quello di prendersi un’aspettativa dal lavoro e di andare via. Una scelta drastica di coinvolgimento del figlio per portarlo a fare esperienze umane e sociali che siano sostanze positive in alternativa alla sostanza cattiva.
C’è la necessità di far capire alle famiglie che il mondo della droga è cambiato e che non siamo più davanti a quello di 20 anni fa.
Il cambiamento è stato enorme. Un volta c’erano tre droghe, la cocaina, l’eroina e poi le canne. Tre cose che non erano tagliate da psicofarmaci e sostanze chimiche. Per decenni non si è parlato di malattia ma di un vizio. Oggi, però, non è più così. Ormai è chiaro che è una malattia. Abbiamo bisogno di approcci di cura veramente diversi e serve una maturazione anche dei servizi per renderci conto della piaga che ci troviamo davanti. Siamo difronte ad un’emergenza.