Adeguamento al gruppo, anche quando ha manifestazioni aggressive e violente, per paura di essere tagliato fuori. Un condizionamento evidenziato dall’indagine effettuata dalla Fondazione “I figli degli altri”, che ha coinvolto tra il 2024 e il 2026 circa 2500 studenti tra gli 11 e i 18 anni in tredici istituti scolastici della Campania.
Lo studio si è basato su situazioni di rischio come violenza tra pari, condotte aggressive, dinamiche di gruppo e comportamenti problematici nell’ambiente digitale, dal cyberbullismo alla diffusione non consensuale di contenuti intimi, fino alle diverse forme di esposizione e vulnerabilità online.
Ma soprattutto – come specifica Valentina Santarpia in un articolo scritto sul “Corriere della Sera” – ha cercato di individuare i meccanismi psicologici che portano a certi comportamenti che, se apparentemente molto diversi possono rispondere, almeno in parte, a funzioni psicologiche comuni. Afferma a questo proposito la presidente della Fondazione, la psicologa e psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio: “Un ragazzo può agire per ridurre un’emozione difficile, evitare una situazione vissuta come minacciosa, sottrarsi alla vergogna o non sentirsi escluso dal gruppo. È su questi processi che vogliamo intervenire, offrendo strumenti concreti per riconoscere ciò che si prova, tollerare le emozioni intense, valutare le conseguenze delle proprie scelte e individuare strategie alternative”.
Dall’indagine emerge che il bisogno di appartenenza compare tra l’80 e l’88% dei questionari anonimi analizzati; le difficoltà nella gestione della pressione dei pari tra il 60 e il 78%; il forte impatto emotivo raggiunge valori compresi tra l’85 e il 96%, mentre le strategie di coping evitante, quelle di difesa psicologica in cui una persona cerca di allontanarsi fisicamente, mentalmente o emotivamente da una situazione stressante o da emozioni difficili, ricorrono tra il 70 e l’80%. Stessa percentuale anche per la richiesta di adulti di riferimento.
“Mi stanno escludendo”, “Devo dimostrare di essere all’altezza”, “Se non reagisco sarò giudicato”. Tutti timori che possono causare paura, rabbia e vergogna. Oppure l’adolescente può rispondere con evitamento, conformismo, aggressività, impulsività o silenzio. Ed è proprio su questo che cerca di agire il progetto “Parla” (Prevenzione, Aggressività, Rischi, Legalità, Abusi): non limitarsi a dire ai ragazzi che cosa non devono fare, ma rafforzare le competenze che permettono loro di scegliere diversamente.
“La prevenzione però non può riguardare soltanto l’adolescente – sottolinea Rosetta Cappelluccio nell’articolo – ma deve coinvolgere l’intera rete educativa: dalla famiglia alla scuola fino alle altre figure significative, affinché essa sia in grado di offrire ascolto e sostegno, promuovendo al tempo stesso autonomia decisionale e sviluppo delle capacità di regolazione emotiva”.