Per amore abbiamo reso fragili i nostri figli. Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, nel suo ultimo libro, “Ti farò correre in salita. Come e perché educare alla fatica le nuove generazioni” (Mondadori), traccia un ritratto delle nuove generazioni e ne parla in un’intervista a Manuela Porta pubblicata sul “Corriere della Sera”.
Pellai afferma che“abbiamo temuto che crescere nel terzo millennio” esponesse i ragazzi “al rischio di frantumarsi e abbiamo cercato di proteggerli, trattandoli come delicati vasi di cristallo”, “restringendo progressivamente il mondo al di fuori della porta di casa” e “gli adolescenti hanno così perso parte del coraggio e della spinta esplorativa con cui, da sempre, si affacciano al futuro”. Tutto questo quandol’adolescenza “è un tempo di grande potenza psicofisica, con un’energia esplosiva che coinvolge il corpo e il cervello emotivo”.
Il libro “è un invito e una sfida a non restare chiusi in camera, ma ad andare nel mondo”, sfruttando l’energia che “oggi, purtroppo, in gran parte viene incanalata in un attivismo esclusivamente digitale, privo di fatica fisica”. I ragazzi, dice Pellai, vanno invece incoraggiati “a mettersi alla prova, anche a costo di rischiare cadute e inciampi”.
“Nell’incertezza del nostro tempo – continua Pellai nell’intervista di Manuela Porta – spesso la famiglia non si è alleata con la scuola, ma l’ha messa sul banco degli imputati. Un figlio si rompe un dito? La famiglia denuncia l’istituto per chissà quale responsabilità. Si è così generato un circolo vizioso: per paura delle ritorsioni reciproche, docenti e genitori sembrano essersi alleati nel limitare le uscite dei ragazzi nel mondo. I genitori non autorizzano le gite in bicicletta e gli insegnanti rinunciano ad accompagnarli fuori”.
«Lo facciamo apparentemente per garantire la loro sicurezza quando sono fuori, ma in realtà per tenere sotto controllo la nostra ansia».
“L’autorità è imposizione, l’autorevolezza è una conquista, la permissività è cedere per frustrazione” osserva Pellai, sostenendo che “per essere autorevoli dobbiamo imparare a esercitare il nostro potere nella relazione educativa”. “Non per reprimere o comprimere – spiega – ma per sostenere e far crescere. Serve una relazione al tempo stesso empatica e ferma, nella quale l’adulto non abbia paura di dire il no che aiuta a crescere, anche se il figlio lo vive come frustrante o limitante”. Cita a tal proposito un aforisma secondo cui i tempi duri creano uomini forti, gli uomini forti creano tempi facili, i tempi facili creano uomini deboli e gli uomini deboli creano tempi duri.
Fa anche qualche esempio rivolto ai genitori:smettere di correggere i loro compiti affinché siano perfetti, non aspettarli più fuori da scuola per alleggerirli del peso dello zaino. Non sono gesti d’amore, ma azioni che ostacolano il raggiungimento dell’autonomia». E ai ragazzi consiglia “di non cadere negli inganni di un tempo intriso di gratificazione istantanea, che offre continuamente occasioni di piacere e alimenta la falsa convinzione che più un percorso è veloce, migliori saranno i risultati. Crescendo, devono imparare che ciò che conta non è il traguardo, ma il percorso, spesso in salita”.
Pellai sottolinea infine l’importanza del gruppopoiché “oggi i ragazzi stanno male perché sono soli, sono passati dalla comunità locale alle community online e non sviluppano adeguate competenze relazionali, perché non le allenano”. “I ragazzi – conclude – non devono necessariamente essere ascoltati dagli adulti: a volte sono gli amici a salvare loro la vita. È con i coetanei che riescono a elaborare e superare quel dolore che, da sempre, durante l’adolescenza viene metabolizzato e curato anche grazie all’ascolto dell’amico o dell’amica del cuore”.