Sono le cosiddette famiglie ricostituite, composte cioè da un genitore biologico e da uno che non lo è. Succede se la madre ha un nuovo compagno/marito. Una volta era il patrigno, oggi è il genitore acquisito o padre non biologico.
Come scrive Silvia Turin su il “Corriere della Sera” in Usa queste famiglie arrivanoall’85%ma anche in Italia sono in aumento sebbene, come dice Laura Pigozzi, psicoanalista, psicologa clinica, giuridica, civile e penale da noi resista il timore, coltivato dalle madri, che “avere una nuova relazione con un uomo comprometta il futuro dei figli”.
Ma per Pigozzi non è così: “Anzi i due fattori di nocumento dello sviluppo di un figlio, specialmente maschio, sorgono quandoin famiglia manca un uomo di riferimento, una figura che frequenta i figli e può offrire un’altra versione del maschile. Purtroppo può succedere che, in mancanza di una figura maschile in casa, il figlio maschio, o il primo figlio in genere, anche femmina, possa sentire di dover ‘prendersi in carico’ la madre, trasformandosi nel suo partner immaginario. C’è poi un’altra situazione penosa ed è quella, dilagante, i cui i figli rifiutano il genitore che non vive con loro, in questo caso il padre. In entrambi i casi nella clinica si registrano difficoltà col ‘maschile’, un elemento costitutivo importante anche nelle figlie femmine”.
La figura del padre non biologico può quindi essere importante per la crescita di un minore. Purché si tenga presente che non si tratta di sostituirsi al padre e qualsiasi confronto con il padre genererà più risentimentoche gratitudine; si tratta, invece, di incarnare il “maschile”. “La paternità – afferma Pigozzi – resta del padre, che frequenti stabilmente i figli o meno, anche quando viene da loro rifiutato, persino nel caso in cui sia scomparso, che sia un buon padre o no. In inglese la parola corrispondente rende bene l’idea: stepfather è chi ha il passo del padre”.
Nelle famiglie ricostituite imporre i limiti quotidiani è complicato poichéil fondamento di un’autorità è la fiducia, ma i patrigni non hanno un passato con i figliastri e questo può generare una certa diffidenza. Che fare? “Non bisogna certo far finta di essere un fantasma in casa. Se il patrigno nota in casa atteggiamenti sgarbati, mancanza di rispetto e infrazione alle regole stabilite per una convivenza civilepuò e deve intervenire con garbo. Potrebbe dire, prendendo il ragazzo/a da parte: ‘Non sono tuo padre, però vivo qui e mi sembra giusto dirti questo…’, dando un segnale pacato e positivo di rinforzo etico”.
Un altro accorgimento indicato nell’articolo è quello di astenersi, specie nei casi di separazioni burrascose, dai commenti sul padredavanti ai figli. “La figura del padre biologico va preservata, a meno, ovviamente che non si sia macchiato di qualche crimine, anche perché, per quanto sia stato un cattivo marito, può benissimo essere un buon padre”, precisa l’esperta.