Incidenti con conseguenze gravissime. Corse folli. Giovanissimi ubriachi. Bravate. Ed albe con strade insanguinate. “E’ come se fossimo passati dalla ‘gioventù bruciata’, quella di una generazione alla quale io appartengo, a una gioventù iperconnessa. Il balzo è stato dall’essere visti, come una volta, solo dagli amici, mentre oggi la sfida avviene perché si è visti su uno schermo. E quindi siamo davanti a una condivisione che si fa assolutamente molto, molto più ampia”. Alessandro Fulloni ha intervistato, su “Il Corriere della Sera”, Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale al Sacco di Milano, uno dei luminari della psichiatria italiana.
Osserva anzitutto che le cifre dicono che la fascia d’età più coinvolta è quella dei guidatori dai 18 ai 30 anni. “Ragazzi poco più che adolescenti e giovani il cui cervello confonde l’intensità con la quale si vogliono vivere le emozioni con l’invulnerabilità”. Un’illusione “piegata da distorsioni cognitive che oggi sono amplificate dal digitale, cioè dal virtuale”, illusione che porta alla “sottostima del pericolo”.
Giovani che,dice Mencacci, ignorano gli allarmi, pensano di poter avere tutto sotto controllo e sopravvalutano le proprie capacità. Questo vale soprattutto per i maschi “che hanno un processo di maturazione cerebrale più tardivo rispetto a quello delle donne”. “A contraddistinguere i maschi – continua – è una maggiore impulsività e un minor senso del pericolo: che viene anche annacquato, e pure questo lo dobbiamo ricordare, nell’alcol, coca, cannabis. Ma io aggiungo anche dalla privazione del sonno, anche questo si riscontra di frequente”.
Il 15,7% degli incidenti – annota Fulloni – è causato dalla distrazione, voce che comprende l’uso del cellulare alla guida. Commenta Mencacci: “Messaggini continui, con il corollario, e questo è un altro dato, di un’attenzione sempre più diluita, sempre più frammentata”. Una connessione continua che attribuisce “alla paura di essere esclusi e alla conseguente riduzione della percezione del rischio”.
Il giornalista riporta uno degli ultimi tragici incidenti, quello in cui ha perso la vita una ventiduenne. “Poco dopo la tragedia – scrive – un video con queste parole: ‘Ve lo giuro, questa è morta, abbiamo rotto tutto stanotte, bro’”. “Ho visto… terribile. – commenta Mencacci – Una scena che ci dice come l’esperienza reale venga trasformata all’istante in un’immagine da condividere diventando così un atto di desensibilizzazione senza empatia”. “Si corre – conclude – ma si corre perdendo il senso del limite. Il virtuale ti dà l’idea che tutto possa essere resettato. Ma poi non è così: e nel reale non succede”.