Al convegno “Il coraggio e la gioia di educare” si son detti tutti d’accordo, ora si tratta di proseguire con azioni concrete
(Nella foto: in primo piano il presidente Fondazione La Ricerca Enrico Corti, e al tavolo dei relatori, da sinistra: il capo della Squadra Mobile Michele Saglio, il questore Ivo Morelli, il moderatore del convegno Paolo Savinelli, responsabile Servizi Educativi La Ricerca, il prefetto Paolo Ponta e la prof. Stefania Mazza, formatrice e consigliera La Ricerca)
Primo passo compiuto: la presa d’atto di un impegno comune, quello di lavorare insieme per costruire una comunità educante che sia vera, agìta nella vita di tutti i giorni, intrecciando una rete di consapevolezze e riferimenti dove i fili comunicanti siano fatti di persone, di luoghi e occasioni d’incontro.
Il dado è tratto – Il patto è stato stabilito nel pomeriggio di martedì 1 ottobre nella sala Piana dell’Università Cattolica di Piacenza con il convegno “Il coraggio e la gioia di educare”: invitati da Fondazione La Ricerca ETS, Prefetto e Questore di Piacenza, hanno aderito operatori, a diverso titolo, delle agenzie educative del territorio. Ora si tratterà di tradurre i buoni propositi in realtà, il che significherà proseguire con iniziative concrete e alleanze operative, momenti, cadenzati nel tempo, di ulteriori confronti, di aggiornamento e co-progettazione di interventi di prevenzione e di attenzione alla persona.
L’ok del prefetto Paolo Ponta: “Con le prediche non si risolve nulla” – Sottolineato il ruolo educativo che accompagna quello di coordinamento e valorizzazione delle diverse realtà del territorio per la sicurezza e il benessere di una comunità, va tenuto conto della finalità preventiva che caratterizza le attività della Prefettura: vi rientra, ad esempio, tutta l’opera di “coinvolgimento delle scuole nei progetti di educazione alla legalità (dalle giornate della Memoria alle iniziative di contrasto al bullismo e alla violenza di genere…). Il prefetto – “peraltro da figlio di una maestra, marito di un’insegnante e padre” – sottolinea come la prevenzione arrivi prima della repressione, “e la prevenzione la fa l’educazione”. E rimarca: “non bisogna educare con autorità, ma con autorevolezza, i giovani hanno bisogno di esempi”. Dà dunque il suo ok ad una strategia educativa di rete, d’accordo sulla necessità che si creino alleanze fra la scuola e la famiglia, fra le associazioni e le istituzioni, insomma fra tutti “perché non è più accettabile sentirsi dire che la questione educativa va delegata esclusivamente alla scuola e alle agenzie educative”.
L’ok del questore Ivo Morelli: “Apriamo spazi di dialogo con i giovani” – Nel 2023 la Polizia ha effettuato controlli in città su circa 70mila persone: “E questo va percepito come un segno di sicurezza, anche quando si viene sottoposti a controlli. Bisogna convincere i nostri figli che incontrarci è una cosa positiva. Da parte nostra cerchiamo di farci conoscere andando nelle scuole a parlare con i giovani, stiamo pensando di coinvolgere gli studenti più grandi perché ci aiutino a presentarci a quelli più piccoli nelle scuole medie, nelle elementari. Dobbiamo imparare a parlare con loro, imparare il loro linguaggio, spiegare loro le conseguenze che possono avere le azioni di oggi sulla loro vita futura”. Di qui il distinguo da chi delinque per necessità – “Bisogna metterli in condizione di accedere alle risorse assistenziali per prevenire ulteriori comportamenti sbagliati” – a chi delinque per scelta: “Ai provvedimenti giuridici devono seguire attività educative per indirizzarli a cambiare strada, far capire che è sempre possibile poter dare una svolta alla propria vita”.
L’ok del dirigente della Squadra Mobile Michele Saglio: “A chi delinque offrire la possibilità di cambiare” – “Siamo quelli che portano le persone in prigione. Ci occupiamo soprattutto di giovani vittime di reati, ma anche di quelli che li commettono”. E nei cinque anni in Questura di Piacenza (anche nel ruolo di vice-questore aggiunto), una conferma: “Chi da bambino è stato vittima di maltrattamenti e abusi corre un più alto rischio da adulto di diventare un aguzzino”. Confortanti i risultati delle “azioni educanti” compiute in un contesto provinciale che inquieta per gli episodi di risse e aggressioni compiute da ragazzini e maggiorenni, dalla banda dei 5 che agivano in pieno centro ai 19 maggiorenni e minorenni che si sono scontrati anche con accoltellamenti per ragioni di predominio su diverse zone della città (specie per lo spaccio di stupefacenti): “Abbiamo aggredito il fenomeno allargando l’indagine ai loro contatti, circa 45 giovani a loro collegati, amici, intervenendo anche con azioni non repressive bensì di prevenzione offrendo loro l’opportunità della scelta, quella di smettere di compiere reati, e siamo stati ascoltati: solo il 10 per cento ha continuato a delinquere”.
L’ok del docente universitario Daniele Bruzzone: “Costruiamo luoghi di azione” – Il docente della Cattolica, Facoltà di Scienze della Formazione, ha posto al centro dell’attenzione la relazione fra noi adulti e i nostri figli: “L’adolescente mette a nudo le nostre fragilità. Siamo tutti in crisi, non solo i giovani, il divario intergenerazionale è molto meno marcato di un tempo, siamo diventati più simili, per questo è diventato più semplice comunicare con i nostri figli, ma abbiamo perso autorevolezza. Bisogna impegnarsi per cambiare e cambiare insieme, crescere insieme altrimenti non funziona”. Di qui l’invito a smetterla di guardare ai giovani come soggetti fragili, perché è limitante ci impedisce di guardare con chiarezza alla realtà dei fatti: “Impedisce di vedere le risorse dei nostri ragazzi, i loro desideri”.
A fronte di un crescente ricorso a soluzioni terapeutiche un avvertimento: “Patologizzare è il fallimento dell’attività educativa. Perché se è vero che i nostri giovani sono più fragili di quelli del passato, niente affatto trasgressivi come eravamo un tempo, è perché vivono un disagio emotivo, esistenziale che degenera in sofferenza psichica, con manifestazioni di ansia, depressione, aggressività, ritorno al consumo di sostanze e di psicofarmaci. Un disagio che ci chiama in causa perché li abbiamo caricati di aspettative fin da piccoli, dopo averli cresciuti in campane di vetro, focalizzati sul loro ego per poi catapultarli in un mondo narcisista dominato dalla competitività e dall’individualismo, dove loro finiscono per sentirsi inadeguati. Dobbiamo guardarli con fiducia, hanno bisogno di sentirsi vivi, di trovare dei significati per cui valga la pena spendersi per gli altri, dobbiamo costruire luoghi ed esperienze educative dove si sentano visti, luoghi di parola dove possano raccontarsi, luoghi di azione dove mettersi alla prova e dove poter costruire qualcosa insieme”.
Le prime reti gettate con i progetti della scuola – Tra gli intervenuti la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Gandhi di San Nicolò, Rottofreno, Calendasco, Elena Caminati, ha portato l’esperienza esemplare di “energie educative che si intersecano” nel pluriennale progetto “Tra il dire e il fare” dove la scuola apre al territorio e sul territorio esce per incontrare esperienze educanti insieme alla gente, alle istituzioni, alle associazioni (tra cui Fondazione La Ricerca), l’insegnante Sabrina Zoni (Istituto tecnico Romagnosi di Piacenza) con l’esperienza dello sportello dell’ascolto (in collaborazione anche con La Ricerca) per una scuola vissuta come luogo di incontro, confronto, dove intercettare i bisogni.
L’ascolto della Ricerca e lo sguardo di un giovane parroco – Di spazi di dialogo dove potersi sperimentare e pensare ha parlato la psicologa Lucia Catino, responsabile dei Servizi di ascolto e consulenza psicologica de La Ricerca, dove tra le tante iniziative rivolte agli adolescenti, vengono portati avanti con successo sono progetti che partono dai giovani per i giovani, oltre a gruppi di Auto-mutuo-aiuto per le famiglie.
Dallo psicologo dello sport Michele Bisagni la provocazione di una domanda: “Quanti allenatori sono anche educatori?” e il riscontro positivo che comunque l’attenzione alla formazione dell’Uomo oltre che dell’atleta sta cominciando a farsi strada nel mondo sportivo: nella Figc la figura dello psicologo è parte dello staff e può dare importanti feedback agli allenatori (nei loro corsi di formazione ci sono anche ore di psicologia). Bisagni sta portando avanti con La Ricerca e Gas-Sales Bluenergy Volley Piacenza il progetto #ace ascolto-confronto-esperienza, rivolto agli atleti del settore giovanile residenti in foresteria.
Infine un sacerdote, don Paolo Capra, parroco di San Giovanni, Santa Brigida e Santa Teresa: pensa a don Milani quando suggeriva “bisogna scorgere negli occhi dei ragazzi quei sogni che loro non possono dire”. L’invito, dettato anche dall’esperienza decennale di educatore, è mettersi in ascolto e non fare teorie su di loro, ma fermarsi a guardarli, far capire a loro ‘mi stai a cuore”, aiutarli a mettersi in gioco, a credere in se stessi per crescere liberi dalle costrizioni di un mondo che fa della fragilità un handicap che deve essere schiacciato perché a vincere sono sempre i forti…
Dalla premessa di Enrico Corti (presidente Fondazione La Ricerca): Una comunità educante è possibile, perciò dobbiamo impegnarci a costruire relazioni, mettendoci cuore…
…Alle conclusioni di Stefania Mazza (formatrice e consigliera La Ricerca): dobbiamo fare in modo di conoscere meglio rispettivi ruoli e competenze, lavorando insieme, dialogando tra noi, creando ambienti che siano davvero accoglienti ed educanti.
Ora non resta che procedere.
