Violenza giovanile dilagante. Adolescenti protagonisti di fatti di sangue come, ultimo di un’agghiacciante serie, la dodicenne che ha accoltellato un compagno di scuola. Dove siamo finiti? Riccardo Bruno ha intervistato su “Il Corriere della Sera” Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, che da tempo ha lanciato l’allarme. “Sono cambiamenti in atto da anni – ribadisce -, anche decenni, ma di cui non ci siamo voluti accorgere. Lo dico chiaramente, anche a costo di essere considerato retrogrado o peggio: io non penso che a una ragazzina o un ragazzino si debba concedere di fare una seratona, con alcol, droga e sesso. A 13 anni mica diamo la patente per guidare, invece abbiamo dato ai nostri figli la patente di adulto”.
Oltre vent’anni fa aveva avvertito, inascoltato, dei rischi legati a certi video, da allora la situazione è precipitata perché “con i social è come aver fatto un salto da una 500 alla Formula 1”. Li giudica senza mezzi termini “moltiplicatori di violenza incredibili” che, afferma, “come i telefonini andrebbero vietati almeno fino a 12 anni”. “Su questo – aggiunge – mi ha chiesto un parere anche il ministro dell’Istruzione Valditara, sono d’accordo su tutta linea a una decisione di questo tipo”.
“Ragazzi sempre più fragili, che responsabilità hanno le famiglie?” chiede l’intervistatore. “La famiglia non c’è più, intesa anche in senso più contemporaneo, per intenderci quella del Dopoguerra. I genitori non sanno cosa fare, l’unica cosa che hanno capito è che bisogna concedere tutto ai figli, aprire totalmente la diga. I genitori di questi dodicenni hanno 40-45 anni, e sono i peggiori della storia, perché sono cresciuti con l’idea che mettere limiti è una cosa riprovevole, che va agevolata la vita dei ragazzi in tutti i modi”.
Crepet è categorico con questi genitori quarantenni: “Rappresentano una generazione privilegiata, sono persone che rifiutano la fatica. E sono quelli che vogliono abolire tutti i voti scuola. Strano a dirsi che nell’Italia della Montessori, di don Milani, siamo diventati così ignoranti, così indifferenti nei confronti dei nostri figli più piccoli”. Un’assenza che allarga alla scuola: “I professori che sento o che mi scrivono, quei pochi che ancora hanno amore per la loro professione, mi dicono che sono imbarazzati, intimoriti perfino atterriti perché hanno paura di fare qualsiasi cosa. Perché vengono emarginati, derisi, diventano oggetto di violenza. Anche nella scuola materna i bambini sono abituati a comandare. E se i maestri li puniscono, arriva un genitore a protestare”. Un pessimista quindi? “No, sono ben informato. È una cosa diversa”.