Non esiste più l’eroinomane, nella nostra comunità arrivano sempre più poliassuntori di sostanze diverse. Quanto afferma Paolo Castiglioni, responsabile educativo alla comunità terapeutica “Marco Riva” di Busto Arsizio, intervistato da Simona Buscaglia per “Il Corriere della Sera”, conferma un dato più volte esposto anche da “La Ricerca” e che si è aggravato dopo il Covid, che ha tra l’altro comportato un ulteriore crollo di persone già fragili che si sono rifugiate in “mix di droghe anche sintetiche che hanno effetti devastanti immediati sul cervello”.
Castiglioni afferma che arrivano “spesso persone definite tossicodipendenti con doppia diagnosi”, tra cui “ragazzi molto giovani”. “Abbiamo avuto – dice – un diciannovenne che, dopo anni di uso di ketamina e quattro mesi da noi, è stato trasferito purtroppo in psichiatria”. Aumentano gli abusi di farmaci e psicofarmaci. “Molte persone che assumono ansiolitici per placare l’ansia, magari dovuta alla dipendenza da un’altra sostanza, diventando poi dipendenti da quelli, entrando così in un circolo vizioso. Il problema è che anche il cosiddetto ‘taglio’ per la cannabis oggi è composto da un mix di altre sostanze, tra cui sempre più spesso i farmaci. Quei ragazzi che fumano spinelli non stanno fumando marijuana, che è una sostanza vegetale, ma assumono qualcos’altro e gli effetti che ne derivano sono quindi diversi”.
Più difficile il percorso di recupero poiché i poliassuntori presentano un ventaglio di comportamenti e spesso manifestano una componente psichiatrica.