“Ciò che tu fai è importante, ma non assoluto. Ai ragazzi che incontro dopo anni che hanno concluso il percorso in comunità e che, commossi, mi dicono, ‘Tu mi hai salvato la vita’, rispondo che è molto bello e fanno piacere le loro parole, ma che è eccessivo: ‘Tu hai accettato di salvare la tua vita, io sono stato solo un’opportunità’.” Dal 18 novembre nelle principali librerie ed edicole di Modena e nel sito dell’editore (Artestampa) è reperibile il nuovo libro di padre Giuliano Stenico, presidente Fondazione CEIS. Titolo: “Una ragionevole follia. La mia vita con il CEIS”, scritto in collaborazione con il giornalista Alessandro Alvisi.
Padre Giuliano Stenico racconta il suo impegno con il CEIS, datato 1982, che lo ha “portato a vedere la spiritualità come un impegno attivo nella condivisione dei bisogni e delle responsabilità verso i più fragili”. “L’intenzione – dice – è quella di risaltare il messaggio, quello di mantenere aperta la tensione verso il bene possibile, nonostante i limiti, le insufficienze, le contraddizioni e i paradossi inevitabili per un’istituzione che opera in ambiti così poco complessi”. “Il CEIS – sottolinea – è stato reso un modello di intervento sociale grazie alla capacità di anticipare i tempi e di promuovere una cultura inclusiva e solidale, contribuendo a cambiare la percezione e il trattamento delle dipendenze nelle società italiane”.
Un libro che vuol essere “un tributo al potere della comunità nel fronteggiare le sfide sociali e personali, offrendo un messaggio di speranza e di continua ricerca del bene possibile”. Nella prefazione monsignor Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che ricorda come padre Stenico e il CEIS abbiano incontrato il mondo giovanile negli anni ’80, quando irruppe la tragica emergenza della droga. “In questo periodo – scrive – le persone più inquiete e sensibili, ingenue o alla ricerca, si ritrovarono in una condizione di terribile schiavitù, quella della dipendenza. Il CEIS è stato ‘l’albergo del buon samaritano’, il luogo dove tanti potevano trovare una speranza nel buio… L’aspetto della ‘paternità’ è stato altrettanto fondamentale. La comunità terapeutica che aiuta a spezzare le catene e a liberarsi dalla dipendenza senza creare altre dipendenze, che restituisce padronanza di sé e ti sostiene nel ricostruire le relazioni con gli altri. Ciascuno ritrova sé stesso e gli altri in comunità, e riesce a pensare al domani, a un futuro fuori”.
In una testimonianza monsignor Erio Castellucci, arcivescovo abate della diocesi di Modena-Nonantola, osserva che “la fraternità è il cuore che si mette per rendere concreta la libertà e l’uguaglianza e CEIS la mette in pratica attivando reti ad ogni livello, tra le famiglie, gli operatori e le comunità dei territori in cui opera”, ed il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, in un contributo rimarca che Il CEIS in oltre 40 anni “ha rappresentato un modello perché ha saputo cogliere i bisogni delle persone di cui si occupava”.
C’è anche un intervento di Roberto Benigni, che padre Stenico ha conosciuto quando l’attore-regista gli concesse di distribuire durante i suoi spettacoli il fiocchetto rosso, simbolo dell’HIV, per raccogliere offerte destinate alla ristrutturazione di Casa San Lazzaro. “Padre Stenico – dice Benigni – ha fatto della sua vita un capolavoro, una vita semplice e prodigiosa. Ogni capitolo di questo libro è un esempio da seguire. Finalmente ho capito cosa vuole dire fare del bene. Grazie padre Giuliano.”