Stanno tornando di moda le droghe, come accaduto in maniera massiva a partire da metà del secolo scorso, quando c’era stata l’ondata della cultura hippie, preceduta dallo sdoganamento da parte degli psichiatri americani dell’LSD e dell’estasi. Lo afferma Daniel Lumera in un articolo su “Il Corriere della Sera”, confermando uno scenario già delineato da vari indicatori.
“Oggi ci sono tutti i presupposti affinché quel ciclo storico si ripeta” osserva, rilevando come “nel panorama della Silicon Valley” diversi facciano uso di sostanze in maniera anche dichiarata e come “scienziati americani e inglesi ritornino sulla sperimentazione di micro dosi di LSD per aprire il campo percettivo e cognitivo, e sempre più persone siano affascinate dall’utilizzo dell’Ayahuasca alla ricerca di esperienze che credono spirituali e mistiche”.
“Si tratta di pratiche ed esperienze – continua Lumera – sempre più diffuse non solo tra imprenditori, scienziati e nel mondo dello spettacolo, ma anche tra i giovanissimi che, alla ricerca del proprio posto nel mondo, reduci da una pandemia e un lockdown che ha lasciato solchi profondi soprattutto in loro, cercano soluzioni rapide per lenire dolore, ansia e senso di inadeguatezza. Cercando il senso di sé stessi, nuove dimensioni esistenziali, semplice curiosità o vie di fuga da una realtà iper performante che veste sempre più stretta ed è difficile da sostenere. Ma se ascoltiamo in profondità, alla base di questa tendenza c’è anche una grande fame di spiritualità autentica. E per spiritualità non intendo religione, ma tutto ciò che riguarda il significato, il proposito della vita e di se stessi e la propria vocazione”.
“Ogni volta che il mondo esterno vacilla, i punti di riferimento abituali crollano e le incertezze si moltiplicano, l’essere umano ha una tendenza naturale a entrare dentro se stesso per cercare quel centro di gravità permanente di cui cantava Franco Battiato. Da qui la diffusione massiva, ormai da diversi anni, del consumo di Ayahuasca, salita in questi giorni agli onori delle cronache per la morte di un giovane ragazzo dopo un rituale sciamanico”.
“In questi trent’anni, – afferma – in cui ho avuto l’onore di insegnare meditazione a diverse migliaia di persone nelle carceri, negli ospedali, nelle scuole, nelle università, ho potuto osservare, con occhio non giudicante, alcuni fenomeni relativi al consumo di queste sostanze. Personalmente sconsiglio il loro uso perché, nonostante all’inizio quel tipo di esperienza possa essere funzionale all’ampliamento delle proprie possibilità percettive e cognitive, mostrando nuovi campi di esperienza non ordinari ed incidendo quindi su creatività e intuizione, dall’altro, nel medio e lungo periodo portano a perdere quella luce vitale autentica presente nella nostra essenza. Ho imparato, osservando bene il fenomeno, che ciò che la cosiddetta ‘pianta medicina’ sembra darti, lo riprende indietro con gli interessi. L’essere umano non ha bisogno di nessuna simbiosi mutualistica per arrivare alla più profonda delle realizzazioni. Tutte le persone che ho potuto seguire nel percorso meditativo e che avevano fatto importante uso di ayahuasca, hanno avuto seri problemi a entrare in autonomia, senza bisogno di ricorrere ad un espediente esterno, nei raffinati ed autentici stati superiori di coscienza che fioriscono spontaneamente quando la pratica meditativa diviene matura. Quell’aiuto esterno invece, diviene un espediente che ci deresponsabilizza, indebolisce la fiducia nelle nostre capacità intrinseche e rischia di creare dipendenza”. “Molte piante, droghe e sostanze psicotrope – conclude – forzano la produzione di queste sostanze creando stati alterati di coscienza estremamente desiderabili, ma con pesanti effetti collaterali sull’organismo, sulla mente e sui piani più sottili e raffinati del nostro essere. Stimolano un rilascio forzato di determinati neurotrasmettitori inibendo la capacità del corpo di produrli in modo naturale. In pratica, queste sostanze ogni volta alterano e impediscono la nostra capacità naturale di procurarci piacere, di autoregolarsi e raggiungere un profondo stato di pace, armonia e realizzazione. La scienza ha dimostrato che esistono altri metodi naturali per stimolare la produzione di quegli stessi neurotrasmettitori attivati dal consumo di droghe. Gli stessi “effetti chimici” possono essere ottenuti in maniera naturale durante la pratica meditativa, arrivando addirittura, quando l’esperienza è matura, a produrre dosi talmente elevate di endorfine da causare stati di beatitudine superiori all’effetto di qualsiasi droga”.