“Non vi siete mai chiesti perché noi giovani talvolta diventiamo sfuggenti, scappiamo via? Se davvero volete ascoltarci, capire quali sono i nostri problemi, le nostre aspirazioni, come pensate di farlo?“
Mano al microfono, prima che il convegno sulla questione giovanile iniziasse, la parola se la sono presa loro: Stojna, Carlotta, Malika, Camilla, quattro studentesse dell’istituto professionale Casali che si sono fatte coraggio e l’altro pomeriggio, decise, sono salite sul palco dell’auditorium di via Sant’Eufemia, per raccontare che cosa accade nei loro giorni a contatto diretto con le sofferenze, le ansie e i problemi di tante loro coetanee, e coetanei. Di fronte al malessere di ragazzi e ragazze che chiedono aiuto – di cui stanno portando testimonianza in questo consesso di adulti ed esperti di educazione: “assistiamo a casi di autolesionismo, ansia da prestazione, crisi di panico, minacce di suicidio….” – non si sono tirate indietro, anzi si sono organizzate divenendo da ormai quasi due anni una sorta di task-force di mutuo soccorso della loro scuola facendo da tramite – quando occorre – con insegnanti, genitori, sportello dell’ascolto.
Sono le due facce del mondo giovanile così come ci appare attraverso le cronache di questi ultimi tempi: da una parte esplosioni di violenza, aggressività, rinuncia, sfiducia, isolamento, dall’altra l’impegno spontaneo e solidale per portare aiuto, per migliorare le cose. E quel colpo di scena ha scompigliato le carte dei relatori del convegno con gran favore di tutti, a partire dalla stessa Fondazione La Ricerca che l’ha organizzato per il suo 45simo di Fondazione, 45 anni di attività, servizi, progetti ideati, studiati e realizzati proprio con l’intento di porsi al fianco dei giovani, “parlando CON i giovani e non DEI giovani” come ripeteva il fondatore don Giorgio Bosini a cui è stato dedicato un libro sul pensiero profetico – “Don Giorgio – Lo sguardo oltre…” (Officine Gutenberg editrice), raccolta di riflessioni, interviste, editoriali, omelie che per l’occorrenza è stata presentata al territorio, focalizzando l’attenzione su un capitolo specifico, quello dedicato alla “questione educativa”.
DIRETTA SUL CONVEGNO DI GIOVEDI’ 15 MAGGIO 2025

NOI ADULTI ABBIAMO PERSO CREDIBILITA’ – Sentendosi positivamente provocato dalle domande delle quattro studentesse, “inchiodato” a fornire risposte fuori dai soliti luoghi comuni, interviene Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche di cui La Ricerca è parte: “Perché non ci ascoltate? Perché scappate? E’ perché abbiamo perso credibilità, così scarichiamo le nostre ansie e le nostre fragilità su di voi come se fosse colpa vostra. Noi adulti dobbiamo essere credibili, credibili nelle relazioni, e so-stare con voi, fare con voi e non per voi, metterci in gioco insieme a voi, non organizzare la realtà per voi, cosa che invece continuiamo a fare perché è molto rassicurante. Le famiglie devono imparare a osservare i figli, ci siamo dimenticati che la vera educazione risiede nella risiede nella credibilità quotidiana che come adulti diamo, con la nostra testimonianza e con il nostro messaggio”.
“Dobbiamo smetterla di essere iper-protettivi, cresciamo i nostri figli in una sorta di campana di vetro, più che altro per egoismo, perché non vogliamo affrontare le nostre responsabilità, ne abbiamo paura, ma poi finisce che nei passaggi importanti della crescita, già dalle scuole elementari alle medie e poi alle superiori, alle prime difficoltà la campana di vetro si sfascia e loro si ritrovano senza gli strumenti per affrontarle, inappagati, delusi, sfiduciati. E vi bombardiamo di messaggi incoerenti: vi convinciamo che potete avere tutto ciò che volete, ma nel contempo vi mitragliamo di messaggi negativi dicendo che questo è un mondo fatto di ingiustizie dove comandano solo i potenti e vincono i furbi. Dobbiamo uscire da questa retrospettiva cronica che non ci fa vedere un futuro possibile. Dobbiamo essere costruttori di speranze”.
DOBBIAMO MISURARCI CON NUOVI LINGUAGGI – E il prof. Ivo Lizzola, già ordinario di Pedagogia sociale e Pedagogia della marginalità, del conflitto e della mediazione all’Università di Bergamo, ci invita anche a “ridisegnare la conoscenza, la scienza per farne un’occasione di relazione”. Il riferimento in particolare è rivolto alle nuove tecnologie e alla modalità comunicativa su web.
E poi dito puntato contro lo squallido gioco al rimpiattino delle responsabilità: “La famiglia dà la colpa alla scuola, la scuola alla famiglia e tutti se la prendono con le istituzioni. Non ha senso e non porta da nessuna parte. Quando si parla di questione educativa si sta parlando di un tipo di incontro fra due tempi diversi, il tempo adulto e quello di giovani vite che stanno crescendo, adolescenti che si affacciano al futuro e che vivono di questa esposizione con due spinte opposte: forte tensione all’assoluto e scoperta del limite. Noi adulti dobbiamo offrire uno scenario della convivenza dove il desiderio di vita dei nostri ragazzi possa trovare appoggio, elementi di speranza, luoghi in cui possano misurarsi, perché se questo viene a mancare, si rischia che questa loro tensione esploda manifestandosi in modo brusco, violento anche con episodi di autolesionismo. Gli adolescenti hanno bisogno che noi “grandi” ci comportiamo da credenti, da responsabili, cosa che non sta affatto avvenendo perché attorno abbiamo costruito un mondo di conflitti, guerre che dilagano. Dobbiamo impegnarci a rendere nuovo e ospitale questo mondo dove valga la pena vivere, credendoci. Cominciamo col costruire storie condivise, che non lascino sole le famiglie, reti di vite che si intrecciano, si confrontano e si danno forza. Siamo in un momento difficile, complicato, di transizione in cui noi adulti, i genitori, così come gli insegnanti, dobbiamo misurarci con nuove modalità di vita, una nuova tecnologia, nuovi contesti, nuovi linguaggi”.
DOBBIAMO CREARE COMUNITA’ – Strettamente collegato alla testimonianza di parole e di vita lasciata da don Giorgio Bosini, l’attuale presidente di Fondazione La Ricerca, Enrico Corti: “Gli adolescenti ci stanno esprimendo un forte bisogno di luoghi e occasioni di incontro in cui misurarsi e potersi raccontare. In un anno abbiamo raggiunto più di 700 ragazzi e ragazze dai 12 ai 22 anni. Ma sulla strada dell’ascolto e della condivisione non siamo certo i soli. Il territorio sta dimostrando più attenzione sul fronte adolescenziale, nel mondo ecclesiale e sociale, tra associazioni e cooperative, c’è sostegno del Pubblico e supporto della Fondazione di Piacenza e Vigevano, nonché della Università e professionisti specializzati. Da parte nostra puntiamo a creare luoghi e opportunità d’incontro come doposcuola, laboratori, gruppi, momenti aggregativi di ogni tipo, culturale, spirituale, sportivo, artistico, ma potremmo fare di più grazie alle strutture che abbiamo in città e provincia: costituiscono spazi ed esperienze a cui teniamo molto, con difficoltà finanziarie e manutentive crescenti e per questo occorre promuovere risposte della comunità civile nel suo complesso incentivando collaborazioni, coinvolgendo mondo economico, politico, imprenditoriale, altrimenti si resta sempre al palo della delega agli “addetti ai lavori”, mentre il problema coinvolge tutte le componenti sociali”.

IL LIBRO / “Qui c’è don Giorgio” – Alla curatrice Tiziana Pisati, giornalista piacentina, il compito di raccontare il don Giorgio del libro. Per la casa editrice Officine Gutenberg è intervenuta Nicoletta Livelli che ha sottolineato la buona riuscita della pubblicazione (anche dal punto di vista delle vendite). Oltre che di questione educativa, tema al centro del convegno di presentazione del volume, nella raccolta di interventi, interviste, riflessioni personali di don Bosini, si parla anche della storia del Centro di solidarietà La Ricerca, come e perché è nato – “fu una spinta del cuore per rispondere alla richiesta di aiuto che ha portato alla costruzione della Ricerca” -, si parla delle ragioni dell’impegno per gli altri (il mondo del volontariato tra battaglie, motivazioni, vittorie e sconfitte), dei giovani – giovani da crescere, giovani con cui dialogare anche quando – per un vissuto sbagliato – sono rinchiusi in carcere – del senso da dare al dolore, della spiritualità e della fede da tradurre in azione.
“Uno dei rimproveri che mi sono sentita fare è stato: ma questo non è un libro su don Giorgio e sulla Ricerca. Vero. In questo libro però c’è don Giorgio, le sue parole che emozionano, confortano, ci fanno sentire meno soli e meno…strani in questo mondo sempre più complicato e difficile”.
Luciano Squillaci ha visto nel pensiero e vita di don Bosini “un lavoro profetico. Anche nel nome scelto per l’associazione da lui fondata, Ricerca, c’era una visione di futuro e un monito: non si finisce mai di cercare per dare risposte adeguate ai nuovi bisogni, e oggi più di ieri c’è bisogno di questo e – come già anticipava don Giorgio – di ricerca di senso”.
Ivo Lizzola sulla coerenza e attualità dei testi – Preziosità nelle parole di don Bosini colte anche dal prof Lizzola (Università di Bergamo): “Si tratta oggi come allora di costruire dei paesaggi educativi e forse il fastidio di Bosini di fronte al termine di emergenza, quando si parla di questione educativa, era dovuto alla consapevolezza che questa definizione sarebbe stata intesa prevalentemente nel senso dell’urgenza e della drammaticità; quella parola invece richiama lo stare molto attenti a quello che sta emergendo dalla società e a una sfida nuova”.