Come al solito i numeri dicono di più di molte analisi. E lo fanno anche a proposito del consumo di alcol da parte degli adolescenti: gli interventi del 118 per intossicazione etilica di minorenni sono aumentati del 66 per cento in un anno e negli ultimi mesi per un terzo sono capitati di pomeriggio e persino di mattina, quindi in orario scolastico. Se nel week end e di notte si concentra l’83 per cento dei casi, il 28 per cento avviene di giorno durante tutta la settimana.
Come scrive Elisabetta Andreis s “Il Corriere della Sera” i dati riguardanti le ragazze sono in crescita così come le ubriacature gravi dentro la città rispetto all’hinterland (46 per cento dal 38 del 2023).
“C’è senz’altro una banalizzazione dell’uso di alcol come semplice piacere, una sottovalutazione del rischio di sviluppare dipendenza e problemi correlati, una maggiore facilità di accesso anche in contesti inaspettati e un disagio psicologico che spinge i ragazzi a cercare soluzioni immediate anche durante la giornata” afferma nell’articolo Simone Feder, già giudice onorario del Tribunale per i minorenni e tra i responsabili della comunità Casa del giovane.
La facilità – scrive Andreis – con cui anche i minorenni riescono a procurarsi bevande alcoliche, nonostante il divieto di vendita sancito dalla legge, rimane un nodo cruciale. “L’inefficacia dei controlli da parte degli esercenti e la potenziale elusione delle normative attraverso maggiorenni compiacenti o familiari contribuiscono a rendere l’alcol facilmente accessibile a una fascia d’età particolarmente vulnerabile e la percezione del rischio associato al consumo di alcol tra gli adolescenti è sottostimata ed è calata ancora” osserva il sociologo Giulio Vidotto Fonda tra i promotori di una ricerca dell’università Cattolica con Semi di Melo onlus ed Exodus su 37.000 studenti delle scuole secondarie che viene condotta dal 2014 e può quindi segnare i cambiamenti avvenuti. Secondo la ricerca oggi il 36 per cento del campione spende in alcol ogni settimana e spesso insieme al fumo (sigarette ma anche sostanze), “per piacere e per tacitare difficoltà relazionali”.
C’è un altro aspetto su cui riflettere. Lo segnalano sempre i numeri. E’ quello del passaggio al consumo solitario di alcol. “Bere da soli, soprattutto in adolescenza, può essere un segnale di isolamento, disagio profondo o un tentativo di auto-medicazione” afferma Feder.
Il timore di essere bollati come alcolisti frena il ricorso a cure tempestive, spesso inoltre i giovani pensano di poterne uscire senza aiuto. Se in base alla ricerca restano come riferimento stabile gli amici (78 per cento) e la madre (67 per cento), la fiducia nella scuola scende (22 per cento, dal già basso 36 per cento nel 2019). Ritrova una sua presenza centrale, per contro, il padre (53 per cento dal 39), e lo specialista non è più un tabù: il 57 per cento degli adolescenti intervistati dichiara di seguire o aver seguito percorsi psicologici.