I bambini e i ragazzi sono in crisi e stanno attraversando una vera e propria tempesta perfetta per la loro salute mentale: un giovane su 5, tra 8 e 25 anni, soffre di una forma di ansia e depressione. Il 20,3% di questi bambini o ragazzi ha 8-16 anni, il 23,3% 17-19 anni e il 21,7% è nella fascia più grande (20-25 anni). Quali sono le cause? Una combinazione tossica di disuguaglianze sanitarie e asocialità, causata dall’interruzione della scuola, ma anche della routine e delle relazioni sociali durante la pandemia, ha creato una tempesta perfetta per la cattiva salute mentale nei giovani.
Così Valentina Rorato su “Il Corriere della Sera” illustra i dati recentemente pubblicati dal Servizio sanitario nazionale inglese, che riporta come più di un bambino su 4 di età compresa tra 8 e 16 anni (26,8%) con un potenziale disturbo mentale ha un genitore in difficoltà economica, che non può permettersi che il figlio prenda parte ad attività extrascolastiche. I ragazzini di 11/16 anni, sempre con probabili disturbi mentali, corrono un rischio 5 volte maggiore di essere vittime di bullismo rispetto ai coetanei che non ne soffrono (36,9% contro 7,6%). È anche più probabile che siano perseguitati online (10,8% rispetto al 2,6%). Questa, però, non è una fotografia che riguarda solo il Regno Unito. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo tra il 10 e il 20% dei soggetti da 0 a 18 anni soffre di disturbi mentali; il 75% delle patologie psichiatriche esordisce prima dei 25 anni e la metà presenta sintomi prima dei 14 anni.
Dietro questi numero vi è la preoccupazione degli esperti sull’esistenza reale di una crisi della salute mentale e sulla resilienza dei giovani. I ricercatori del Boston Children’s Hospital hanno recentemente condotto uno studio longitudinale che esplora gli effetti sui bambini dell’esposizione a eventi stressanti, come può essere stata la pandemia, a diversi tipi di traumi (abusi, negligenza e violenza o incidenti) e quanto la resilienza familiare sull’esperienza influisca sui sintomi internalizzanti ed esternalizzanti della psicopatologia nell’infanzia. I risultati, pubblicati su Communications Psychology, evidenziano fattori specifici che potrebbero influenzare l’insorgenza di problemi di salute mentale a seguito di eventi di vita difficili.
L’articolo di Valentina Rorato evidenzia che i disturbi internalizzanti, come ansia, depressione, ritiro sociale e dolore psicosomatico, comportano l’indirizzamento di disagio ed emozioni verso l’interno. Al contrario, i disturbi esternalizzanti si manifestano come comportamenti disfunzionali diretti verso l’esterno, come aggressività, impulsività, iperattività e sfida all’autorità. Secondo la ricerca, gli eventi stressanti vissuti a 1-2 anni e a 2-3 anni prevedevano sintomi internalizzanti solo nelle bambine.
“Aspetti della resilienza familiare, tra cui livelli più elevati di impegno, capacità di affrontare le sfide e senso di controllo, hanno ridotto il rischio di interiorizzare i sintomi, mentre solo un maggiore senso di controllo ha ridotto il rischio di esternalizzare i sintomi all’età di 7 anni, anche nel contesto di un trauma”, scrivono gli autori. La resilienza, quando si parla di bambini, non può essere una responsabilità individuale; quindi, non può dipendere solo dal loro volere. La capacità emotiva di resistere e adattarsi affonda le radici nel sostegno che si riceve da amici, familiari e comunità, sia a scuola sia nelle attività sociali e sportive. La salute mentale dei bambini – come si legge incrociando i dati – viaggia di pari passo con i finanziamenti ai servizi per le famiglie e per i più piccoli, perché la resilienza si allena non nella solitudine della propria casa, ma confrontandosi con il mondo, in contesti controllati e culturalmente validi.