La cronaca, impietosa, ci butta in faccia da tempo maltrattamenti familiari. Tra questi si stanno moltiplicando quelli inflitti da figli ai genitori. “I maltrattamenti domestici agiti da adolescenti e talmente gravi da finire nel penale sono aumentati in modo drammatico nel nostro distretto” afferma Luca Villa, procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Milano, in un articolo di Elisabetta Andreis su “Il Corriere della Sera”. I numeri dicono come sempre di più di tante parole: fino al 2012 i casi erano massimo sei all’anno, poi hanno iniziato a salire con un picco di 94 nel 2019, appena prima del Covid, e anche nel 2024 sono su questi livelli. E viene ritenuta solo la punta dell’iceberg.
La violenza in casa aumenta come gli omicidi e i tentati omicidi che sono triplicati, passando nel giro di un anno da otto a 24. Il fenomeno dei genitori picchiati dai figli adolescenti secondo gli esperti è ancora sottostimato perché la maggior parte dei primi, come osserva nell’articolo Carlo Trionfi, psicoterapeuta e direttore del Centro Studi famiglia, fanno fatica a denunciare e tendono a mantenere il segreto per non danneggiare il figlio e distruggere definitivamente quello che resta del loro rapporto in crisi.
Trovare le comunità – e poi: accorparli in comunità socio-terapeutiche da creare ad hoc, con équipe specializzate, o invece collocarli in uno stesso luogo? – per affrontare il gravissimo problema richiede spesso mesi e nel frattempo i ragazzi continuano a stare forzatamente in casa. “Sono ragazzi cresciuti a patatine e Iphone che diventano padroni di casa senza che i genitori siano capaci di accorgersene – dice Simone Feder, educatore e psicologo – Delegare la responsabilità genitoriale agli specialisti medici è inutile, bisogna seguire un modello diverso, metterli a contatto stretto con adolescenti che hanno disagio di crescita ma un rapporto ben integrato in casa”. Secondo don Claudio Burgio della comunità Kayros ”a maggior parte degli episodi sono legati al bisogno di soldi per le sostanze stupefacenti e a volte anche a debiti accumulati dai ragazzi per auto-medicare il loro disagio”. I ragazzi chiedono soldi, i genitori cercano di negarli senza che ci sia un vero dialogo e a quel punto esplode la violenza. Tante volte si tratta di genitori che rappresentano un modello (sia lavorativo sia di vita) in cui i figli non riescono a riconoscersi. Eppure colpisce sempre l’attaccamento alle figure genitoriali. Spiegano gli esperti: “Non di raro, anche subito dopo le violenze, mi sento dire: a loro voglio molto bene”.