“Stretta ai social per gli adolescenti? Non sono favorevole. Sono favorevolissimo”. Non ha dubbi Massimo Ammaniti, psicanalista e professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma, sul progetto di limitare l’accesso ai social: Se non quello sui controlli visto che, come dice a Virginia Piccolillo in un’intervista su “Il Corriere della Sera”, già ora ce n’e uno per i minori di 13 anni che non viene affatto rispettato.
Lo psicanalista osserva che “in Australia nel momento in cui sono stati fissati dei limiti si è assegnata la responsabilità alle società che possiedono le piattaforme”, in modo che siano loro a garantire il controllo.
Una ricerca internazionale, fatta negli Usa, dimostra che se nel 2015 solo il 23% degli adolescenti passava ore e ore sui social, nel 2023 addirittura il 46%. Dati allarmanti poiché, afferma Massimo Ammaniti, “ricerche internazionali dimostrano che provoca disturbi crescenti di ansia, depressione e problemi di attenzione”. “I ragazzi – continua – non sono più in grado di leggere pagine, approfondire, e addirittura seguire e capire il senso di un film”.
«Il problema – dice ancora Ammaniti nell’intervista – è che sempre più si riducono scambi reali. I rapporti sono via via più disincarnati. Gli adolescenti hanno emozioni che condividono e che generano risonanze a livello emotivo. Lì invece si impoverisce la sperimentazione e non si impara il codice delle emozioni forti. Cosa che le piattaforme hanno imparato alla perfezione”. Specifica a tale proposito: “Spingono su contenuti estremi per attirare i ragazzi e generare loro dipendenza”.
“Questi stimoli violenti – afferma – uniti a tutto l’insieme di notizie false generano un clima paranoideo pericoloso in un periodo in cui l’identità si sta costruendo. La pubertà, per il flusso di ormoni in gioco, spinge a contatti e rapporti con coetanei alla ricerca di riconoscimento e approvazione. Utilizzare queste esche per accalappiare gli adolescenti che per loro natura sono estremisti può avere risonanze psicopatologiche. Dovremo pensarci”.
A parere dello psicanalista non serve inasprire le pene, anzi “dovremmo essere più protettivi verso i giovani e mettere sotto accusa le piattaforme”. “Una ricerca del 2025 – dice – su ragazzi della fascia 8-16 ha dimostrato una correlazione fra l’esposizione ai social e alterazioni dei ritmi cerebrali”. Ritiene che anche gli insegnanti. “dovrebbero impegnarsi di più nel capire le dinamiche del gruppo classe”, guardando i ragazzi durante la ricreazione poiché “lì si capisce tutto”, riflettendo con loro. “Non è sufficiente il cinque in condotta. Servono scuole a tempo pieno, attività sportive e laboratori per favorire i contatti”.
Ai genitori consiglia di controllare fin da subito. “A 10 anni ci sono bambini che già entrano in siti pornografici. Tutti noi da ragazzi abbiamo visto le foto di Marilyn nuda. Ma lì c’e tutt’altro. Tanta violenza. Significa influire negativamente sulla sessualità e lo sviluppo. I giovani sono il nostro futuro. Proteggiamoli”.