Successo per la replica dello spettacolo con canti e danza ispirato a storie vissute ai margini della società – In regia Fondazione La Ricerca: “Vogliamo infrangere il muro dei tabù, far riflettere su autocensura e timore del giudizio degli altri”
L’autocensura dettata dalla paura di essere giudicati e di conseguenza messi da parte, isolati, è stata al centro di uno spettacolo di teatro-verità – titolo “Cosa non si può dire” – messo in scena a novembre al Municipale di Piacenza e a fine aprile al Politeama. E’ stato proposto da Fondazione La Ricerca, e nello specifico, Casa Don Venturini (la struttura che alla Pellegrina ospita persone in hiv-aids), in collaborazione al debutto con il Comune di Piacenza, per affrontare un tema che farà forse discutere e, si spera, anche riflettere: l’autocensura dettata da “quel tenere nascoste le cose che fanno paura, come un dolore, una malattia…”.
Otto attori hanno portato in scena le storie vere e i sentimenti vissuti da chi si è sempre sentito ai margini perché in un certo senso si vergognava di se stesso proprio per colpa della propria malattia, nello specifico una malattia contagiosa e stigmatizzata come l’aids. Ispiratrice della pièce (teatrale a tutti gli effetti e con momenti di danza e canto) la comunità che accoglie persone in hiv-aids con un vissuto di forti fragilità: “Vogliamo portare in scena ciò che siamo e ciò che abbiamo da dire, creare un dialogo aperto con il territorio”.
I TESTI sono stati curati dagli operatori La Ricerca che quotidianamente vivono in questo contesto di cura e resilienza – Gian Pazzi (che è anche scrittore) e Chiara Gavardi – per la regia di Francesca Pergoli Campanelli, coreografie di Progetto Danza Piacenza (per i momenti di balletto) con brani cantati dal Coro InCanto Libero diretto da Cristian Bugnola e sound-design di Giacomo Carini. Tra gli attori – Francisco, Giorgio Tosi, Roberto Antenucci, Monica Zanon, Manuela Chiappini e Clarissa Corradi – anche l’amichevole partecipazione dell’attore e conduttore radiofonico Giorgio Ginex.
SOUND-DESIGN di Clarissa Corradi e Giacomo Carini.
Sotto il titolo (“Cosa non si può dire”) veniva specificato: “si tratta di un’altra storia”, perché lo spettacolo proseguiva, ma distinguendosi, i contenuti dei podcast prodotti dalla Pellegrina (voce narrante proprio quella suadente di Ginex) che hanno tenuto compagnia ai frequentatori social dal dicembre 2024 con un ciclo di appuntamenti mensili che si sono conclusi a fine dicembre 2026 sempre con l’intenzione di fare informazione e prevenzione contro paure e tabù. “Raccontare storie di persone, senza che sia la sieropositività a definirle era uno dei nostri obiettivi. I primi feedback ricevuti ci fanno capire che ancora qualcosa possa e debba essere fatto per rompere certi tabù, combattere i pregiudizi, per mettere parola su argomenti scomodi, ma non per questo poco importanti o superati”.
Il ricavato della vendita dei biglietti va a sostegno di un percorso teatrale di prevenzione e contrasto allo stigma.
