Una ragazzina di 13 anni che entra in una serie di bar a Milano, quelli preferiti dagli adolescenti, e chiede un gin tonic. Minigonna, stivali ed un viso che ne rivela la giovanissima età. A sorvegliare, nascoste, due mamme. E’ il test escogitato da “Il Corriere della Sera” per verificare sul campo come si comportano gli esercenti, dato che la legge prevede che sotto i 16 anni servirli è reato penale e dai 16 ai 18 un illecito amministrativo con multe fino a mille euro e possibile sospensione della licenza in caso di recidiva.
L’esito è stato sconfortante come scrive Elisabetta Andreis sul quotidiano. Infatti su 16 locali soltanto 3 hanno chiesto un documento di identità prima di versare superalcolici. E lo hanno fatto – osserva la giornalista – con sorprendente naturalezza, come se fosse normale. In uno, visto che il drink costava 8 euro e la ragazza ne aveva solo 5, il barista ha chiesto a un cliente: “Gliene presti tre?”.
In un marketvendono sacchetti preconfezionati con bottiglietta di gin o vodka e lattina a 5 euro. Prezzi diversi – gin tonic da 4 a 8 e fino a 12 euro – ma identico il comportamento. Finché finalmente un barista si blocca di fronte all’ordinazione: “Ehi, quanti anni hai? Qui senza documento niente drink”. Lo stesso fanno una signora che da dietro il bancone ammonisce “senza documento niente gin tonic, ragazzina” ed un giovane cameriere che si giustifica “se non ci fosse il mio capo, magari sì… ma qui il documento lo chiedono sempre”. Tre virtuosi su 16. C’è chi domanda: “Hai 18 anni, sicura?”. Ma basta che lei faccia un semplice cenno di sì ed il bicchiere si riempie. Chi fornisce consigli sulla marca.
“A Milano e provincia la situazione è molto più vivace che altrove, qui l’alcol è la sostanza psicoattiva il cui abuso è cresciuto di più tra i giovanissimi dopo la pandemia, soprattutto tra le ragazze”, dice Sabrina Molinaro,ricercatrice del Cnr e responsabile dello studio Espad. “Le segnalazioni dai quartieri sono continue – conferma Fabiola Minoletti del Coordinamento comitati – e i residenti denunciano un via vai di ragazzini da bar e minimarket fino a sera”. “A volte stanno male e non chiamano nemmeno l’ambulanza – racconta al “Corriere” un volontario del 118 -. Li raccogliamo quando sono già a terra. Il sommerso è enorme”.
“Non esiste una soglia tollerabile per i superalcolici in adolescenza – chiarisce Pietro Farneti, dello Smi, Servizio multidisciplinare integrato per adolescenti e dipendenze -. Anche piccole quantità sono vietate. Il problema è culturale: per trasgredire e socializzare si parte dal bicchiere”. Le ragazzine sembrano più esposte alle prime grandi ubriacature. Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane, racconta: “Qualche mese fa, in un centro d’ascolto, sono arrivate due 16enni. Una era finita in coma etilico. L’altra con fare affettuoso, appena si è ripresa, le ha detto: ma dai, non sai ancora bere”.