C’è chi si taglia le braccia, chi si appende con un lenzuolo alle grate e “prova” a uccidersi per attirare l’attenzione, chi urla oppure è violento e non riesce a contenersi, chi chiede ossessivamente psicofarmaci per dormire.
Questo il quadro allarmante tracciato da “Il Corriere della Sera” in un articolo di Elisabetta Andreis: si riferisce all’istituto Beccaria di Milano, finito al centro delle cronache per casi di denunciati maltrattamenti, ma le cui cause sono anche da rintracciare nel fatto che “sempre più spesso, vengono collocati nell’istituto giovani che già in partenza hanno un forte disagio psichiatrico, magari connesso ai viaggi terribili dalle nazioni d’origine o all’abuso di sostanze come lo Spice e di farmaci come il Fentanil”.
Tale analisi proviene dalle unità territoriali di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, che segnalano “mancanza di posti letto dedicati nei reparti ospedalieri, di personale qualificato, di centri diurni e di comunità socio educative ad alta intensità terapeutica disponibili ad accogliere casi molto complessi”.
“Negli ultimi tre anni in Lombardia gli adolescenti arrivati in pronto soccorso per disturbi psichiatrici acuti e complessi sono aumentati otto volte — dice nell’articolo de “Il Corriere della Sera” Federico Raviglione, primario di Neuropsichiatria all’Asst Rhodense e coordinatore regionale primari di Neuropsichiatria —. Su 12 minori accettati in dipartimento di emergenza-urgenza, molti hanno ricevuto risposte parziali e inadeguate o sono stati rimandati a casa. Solo uno o due sono stati ricoverati in un reparto adatto e dedicato ai minori”.
Elisa Fazzi, presidente della Sinpia, la società italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza, sottolinea che il ricovero ospedaliero, “spesso necessario per affrontare l’emergenza, approfondire aspetti diagnostici e impostare una terapia, è solo una parte del percorso che deve realizzarsi poi negli ambienti di vita dei ragazzi”, cioè le comunità o la famiglia. “Tutti i minori hanno diritto di essere curati in modo adeguato con una diagnosi precocee una forte presa in carico del territorio, anche le unità diffuse devono essere potenziate — sostiene Antonella Costantino, direttrice della Uonpia del Policlinico —. Qui gestiamo un progetto di intervento intensivo che previene ricovero, pronto soccorso e residenzialità ma stiamo seguendo 54 adolescenti quando saremmo invece attrezzati per 34”.