Ha appena 25 anni, ma ha già bruciato 1 milione di euro al gioco. Ora sta cercando di uscirne. La sua storia è raccontata da Giampiero Rossi su “Il Corriere della Sera”. Una storia cominciata a 13 anni nel bar di famiglia infilando qualche soldo nelle slot machine. Una chiama l’altra e “non mi accorgevo del tempo che passava, l’unico segnale che mi riportava alla realtà era la fine dei soldi”.
Passa il tempo, ha amici, una fidanzata e i suoi gli danno uno stipendio per il lavoro nel bar. Continua però a giocare. Sempre di più. Diventa una malattia. “Senza rendermi conto – afferma – perché il gioco ti prende ma tu non te ne accorgi, ti senti normale, ovvero in grado di controllare quel dannato bisogno di rivivere il momento in cui stai per sapere se hai vinto o no. Anche perché, in realtà, tu senti che stai per vincere, che questo è il giro buono”.
I suoi si accorgono che qualcosa non va e decidono di pagargli lo stipendio non più in una volta sola ma settimanalmente. La febbre non si placa, dice che comunque il denaro lo trovava ugualmente. Senza specificare come. Si sposa e sarà proprio la moglie a prendere le redini del problema quando i soldi finiscono e le bollette si accumulano. Si rivolge allo sportello della Caritas dedicato alla ludopatia per tracciare il percorso che potrebbe restituire la libertà al marito, ormai venticinquenne.
“Ora non gioco più” sostiene, mentre la Fondazione San Bernardino sta cercando – con la sua collaborazione – di ricostruire la situazione debitoria per poi pianificare un graduale rientro. “Attorno ha una famiglia che si sta mostrando attenta. Insomma, adesso tocca a lui, ma nonostante tutto non è solo” conclude l’articolo.