“Non basta fare appello a un generico disagio dei giovani per spiegare vicende come quelle di La Spezia”. Stefano Vicari, direttore della Neuropsichiatria infantile all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e professore di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore, lo dice senza mezzi termini intervistato da Laura Cuppini per il “Corriere della Sera”: “È sbagliato medicalizzare tutto, quasi a voler giustificare qualcosa che invece non deve essere tollerato”.
Il fatto, l’ennesimo con protagonisti giovanissimi, ha impressionato nonostante sia l’ultimo di una tragica serie: una coltellata fatale nei locali della scuola che entrambi frequentavano. E ancora una volta la domanda è: perché? “Sono tanti i fattori in gioco. In primo luogo – dice Vicari – c’è il temperamento: una persona può essere, di natura, molto impulsiva e non sopportare le frustrazioni. Ma il carattere di un bambino si forma anche con l’esperienza. Lo stile educativo che i genitori scelgono di adottare fa la differenza. Pensiamo a una malattia, per esempio un tumore: si può nascere con una predisposizione familiare, ma lo stile di vita incide enormemente sulla possibilità di ammalarsi”.
Allarga la spiegazione sottolineando che “gli adolescenti, rispetto agli adulti, hanno meno fattori inibitori” poiché “le regioni frontali del cervello, che ci fanno contare fino a dieci prima di agire, maturano a 25-30 anni”. Ma alla base di comportamenti violenti “può esserci un disagio sociale ed economico” e comunque “un conto è il disturbo mentale e un altro la delinquenza. Non sempre le due cose sono connesse”. Esiste invece un legame molto chiaro “tra l’uso di sostanze psicoattive, sempre più diffuse tra i giovanissimi (in particolare alcol e droghe, ma anche psicofarmaci), e i comportamenti disregolati”.
Il fatto è che purtroppo “c’è una cultura della violenza che regola i rapporti, come stile di risoluzione dei conflitti”. “Sopraffazione – afferma Vicari – desiderio di possesso, non rispetto dell’altro: sono dinamiche ben visibili nella società, anche tra gli adulti, e soprattutto veicolate da contenuti che girano in Rete. I rapporti di coppia tra giovanissimi sono spesso improntati a una sorta di dominazione: è considerato normale controllare il cellulare del partner o dire alla ragazza come si deve vestire in determinate situazioni, chi può frequentare”.
Cosa possono fare gli adulti? chiede la giornalista. “Hanno un ruolo importantissimo nel costruire comportamenti corretti. Capita invece che la fatica educativa venga delegata ai dispositivi digitali. Se diamo lo smartphone a un bambino frustrato, arrabbiato, triste, solo per non dovercene occupare, questo lo porterà ad essere incapace di leggere e riconoscere le emozioni, proprie e altrui. Secondo alcuni studi, gli stalker non sono in grado di decifrare la paura o il disagio provati dalle loro vittime”. Altrettanto importante è la scuola che, afferma Vicari, “deve educare, non solo portare a termine dei programmi”, favorire “la cultura del confronto di idee in cui le diverse opinioni hanno pari valore”. “Si dà – continua – molta importanza alle prestazioni. Pensiamo per esempio all’educazione affettiva e sessuale, di cui si è discusso parecchio. Moltissimi adolescenti maschi sopra i 14 anni frequentano regolarmente siti porno. C’è un abuso di Viagra e simili nei giovani. Tutto si riduce a prestazione, esibizione. Dobbiamo chiederci: stiamo educando i nostri figli all’affettività responsabile?”.