“Ci sono segnali molto forti di un malessere diffuso, che si esprime in forme diverse, ma che riguarda diverse fasce d’età, e tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro collocazione geografica”. E’ la conclusione della Commissione parlamentare sull’Infanzia e l’adolescenza, che ha presentato i risultati dell’indagine conoscitiva “Come stanno i ragazzi e le ragazze nel nostro Paese?”. E il verdetto, come sottolinea Valentina Santarpia in un articolo su “Il Corriere della Sera”, non può che essere amaro: stanno male. La commissione indica anche una strada da battere: se finora gli interventi hanno riguardato soprattutto adolescenti e fasce immediatamente successive, ora bisogna coinvolgere età preadolescenziali, partendo già dai nove anni. Come? “Formando” genitori, insegnanti, catechisti, allenatori. Secondo il modello Caivano, dall’area critica dove sono stati messi in atto aiuti per ragazzi sempre più isolati, bullizzati, dipendenti, fragili.
L’indagine focalizza nelle periferie degradate le maggiori difficoltà per i bambini dove addirittura sono reclutati dalla malavita. Ragazzi di famiglie disagiate e immigrate che abbandonano lo studio, senza occasioni di alcun tipo – né di semplice gioco e socializzazione né cultural – che spesso non sanno nemmeno parlare italiano e ricorrono ad un linguaggio semplificato.
L’articolo di Santarpia riporta i dati dello studio: tra i 15 e i 19 anni, quattro su dieci, assume una sostanza stupefacente almeno una volta nella vita, il 4,5% ne fa uso frequente. Ci sono poi le nuove droghe: più di 260 mila (11%) studenti hanno assunto nella propria vita almeno una tra le Novel Psychoactive Substances (NPS), e quasi 160mila nel corso dell’anno (6,4%). Tra le più utilizzate i cannabinoidi sintetici (6,9%), la ketamina (2%), gli oppioidi sintetici (1,7%), ma anche il fentanyl, l’amnèsia, la cocaina rosa. Quasi 150mila ragazzi (6%) dichiarano di aver fatto uso nel corso della vita di stimolanti (anfetamine, ecstasy, Ghb, Md e Mdma), quasi 72mila studenti (2,9%) riferiscono di averne consumati nel corso dell’ultimo anno e per 23mila studenti si è trattato di un consumo frequente. E circa 100mila studenti (4,1%) hanno assunto allucinogeni nella loro vita.
Ma l’alcol resta in testa. Tragicamente. Circa il 69% riferisce di averne bevuto nel corso del 2023. Le intossicazioni e il binge drinking (consumo di 5 o più bevande alcoliche consecutivamente) riguardano rispettivamente il 13% e il 25% dei ragazzini al di sotto dei 18 anni. Sono inoltre preda della rete: addiction, il gaming, il gioco d’azzardo, i social network e il cybersesso. Un clima in cui il bullismo è sempre più diffuso. Tra i 15 e i 19 anni il 45% dei ragazzi dice di essere stato vittima di cyberbullismo o aver rischiato di esserlo e il 30% è stato autore di cyberbullismo, dati in crescita: erano sotto il 25% nel 2018.