Episodi di violenza domestica da parte dei figli adolescenti contro i genitori sarebbero più comuni di quanto si possa credere. Lo sostiene Lo suggerisce uno studio di recente pubblicato condotto sulla popolazione della città di Zurigo (Svizzera) dai ricercatori dell’Università locale (UZH).
Come spiega Silvia Turin in un articolo pubblicato su “Il Corriere della Sera” l’analisi è iniziata nel 2005 e ha raccolto informazioni sull’aggressione fisica contro i genitori da parte di 1.522 partecipanti in sei intervalli di età: 11 anni, 13, 15, 17, 20 e 24. I fattori di rischio e i fattori protettivi sono stati registrati dai 7 agli 11 anni. Caratteristica della popolazione di Zurigo era che i due terzi dei genitori dei partecipanti erano nati all’estero, sebbene circa il 90% dei partecipanti fosse nato in Svizzera.
Il picco a 13 anni. Quasi un terzo dei partecipanti (il 32,5%)ha riconosciuto di aver avuto almeno un episodio di aggressione fisica nei confronti dei genitori tra gli 11 e i 24 anni, ad esempio colpendo, prendendo a calci o lanciando oggetti. Questo comportamento ha raggiunto il picco di frequenza a 13 anni, quando circa il 15% degli intervistati ha segnalato episodi aggressivi. Da lì, la frequenza degli episodi violenti è diminuita e si è stabilizzata intorno al 5% all’inizio dell’età adulta. Le differenze di genere erano relativamente piccole, anche se i maschi avevano condotto aggressioni più gravi rispetto alle femmine. Le cause scatenanti e i fattori di rischio però non differivano in base al sesso. Il livello di istruzione e lo status socioeconomico non sembrano aver svolto un ruolo significativo.
Genitori aggressivi, i figli spesso li imitano. I fattori di rischio per questi comportamenti erano le punizioni fisiche e le aggressioni verbalida parte dei genitori, che aumentano la probabilità di creare un ciclo familiare di violenza in cui i modelli comportamentali aggressivi vengono imitati. Inoltre, quando i genitori si scontrano frequentemente tra loro, i figli adottano modelli di conflitto simili. Anche i giovani con sintomi di deficit di attenzione e iperattività erano maggiormente a rischio, sia perché spesso hanno difficoltà a controllare gli impulsi, sia perché possono suscitare impazienza nei genitori.
L’importanza di insegnare a gestire le emozioni. Alcuni fattori sono stati individuati come “protettivi” verso il rischio di aggressività: i bambini che hanno imparato a gestire in modo costruttivo le emozioni negative e i conflittierano molto meno inclini all’aggressione fisica. Un’educazione di supporto, in cui i genitori sono attivamente coinvolti nella vita dei figli e offrono supporto emotivo, ha ridotto notevolmente il rischio.
La vergogna ostacola le denunce. I numeri potrebbero però, a detta degli stessi ricercatori, essere sottostimati, dato che gli episodi di aggressione sono stati valutati utilizzando solo due item (ovvero, colpire o calciare e lanciare oggetti), pertanto l’intero spettro dei comportamenti violenti non è stato preso in considerazione. Inoltre la violenza dei figli è un argomento tabù, difficile da far emergere.Le vittime spesso lottano contro la vergognaed evitano di chiedere aiuto, sperando di proteggere i propri figli dalle ripercussioni di una denuncia.
In Italia numeri più bassi. Anche in Italia alcuni dati sono sovrapponibili a quelli dello studio di Zurigo. Mentre le aule di tribunale vedono solo i casi estremi, c’è una ricerca scientifica condotta tra il 2024 e il 2025(da team legati alla Sapienza di Roma e ricercatori internazionali come Navas-Martínez) che ha mappato la situazione nel nostro Paese (che presenta numeri più bassi). Secondo le rilevazioni condotte su adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 25 anni, 1 adolescente su 10(circa il 10-15%) ammette di aver compiuto almeno un atto di violenza fisica verso i genitori nell’ultimo anno (si parla di spinte, schiaffi o lancio di oggetti).Il 2,5%dei casi rientra nella “violenza grave”: percosse sistematiche, pugni o minacce con armi (spesso coltelli da cucina).
Vittima più frequente la madre. È stata fatta un’indagine ulteriore da cui risulta che la vittima elettiva è la madre nell’80-90% dei casi, specialmente per i figli maschi, che ricorrono alla forza fisica per scopi “strumentali” (ottenere soldi, permessi o evitare punizioni). Anche in questo caso (come in altri studi europei) la violenza dei figli non è un’esclusiva di contesti degradati, ma attraversa ogni classe sociale. Tuttavia, l’Italia presenta una peculiarità: se a Zurigo il fenomeno tende a scemare dopo i 17 anni, in Italia la violenza fisica persiste più a lungo nei giovani adulti (19-25 anni), spesso a causa della prolungata coabitazione e della dipendenza economica dai genitori.