Quindici anni. Si è tolto la vita con la pistola del padre, vigile urbano, dopo essere uscito di casa, di nascosto, in piena notte. Gli inquirenti indagano su atti di bullismo di cui sarebbe stato vittima a scuola e che non riusciva più a sopportare. Un fatto che come scrive Stefano Pancini su “Il Corriere della Sera” scuote le coscienze di tutti. Per il tragico epilogo e per le modalità delle angherie confidate dal ragazzo in famiglia: gli strizzavano i capezzoli, lo colpivano nelle parti intime e lo deridevano con voci effeminate. Il giornalista scrive che ha probabilmente sperato che le cose potessero migliorare, ma quella speranza si è lentamente spenta.
Pancini ha intervistato Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e saggista, in passato pro-rettore dell’Università di Padova, che nell’articolo invita i ragazzi a denunciare episodi di bullismo. “Non si tratta – dice – di un’epidemia, ma piuttosto di casi isolati che si ripetono. Ogni episodio deve essere contestualizzato e analizzato singolarmente. Il bullismo, simile al mobbing, esiste nella società da molto prima dell’era digitale ed è una forma di violenza. Non siamo nuovi a situazioni in cui individui considerati più forti aggrediscono quelli più vulnerabili o in difficoltà. Si tratta di un fenomeno intrinsecamente umano, purtroppo. Oggi, queste dinamiche sono ulteriormente complicate dalla presenza del digitale”.
Ad una domanda sulla possibilità di prevenzione, Crepet risponde che “la polizia postale può intervenire, ma di solito lo fa solo dopo che si sono verificati gli eventi, poiché questi episodi avvengono spesso in modo silenzioso, sia nelle aule che nei luoghi di ritrovo dei ragazzi”. Per lo psichiatra è quindi “cruciale che la vittima si confidi con i genitori, ed è proprio questo un aspetto fondamentale. È essenziale incoraggiare i giovani a parlare ogni volta che si sentono vittime di bullismo, affinché i genitori possano agire. Non bisogna pensare che, essendo accaduto una sola volta, non si ripeterà. Purtroppo, in molti casi accade il contrario”. E conlcude: “A questo punto spero che le famiglie dei presunti bulli non minimizzino quanto successo”.