Droga, psicofarmaci, problemi psichiatrici, coltelli, social, adulti smarriti di fronte a cambiamenti veloci. Il fenomeno dei cosiddetti maranza, gruppi di adolescenti violenti che imperversano in tutte le città, è ben conosciuto da Laura D’Urbino, neopresidente del Tribunale dei minori di Brescia, giudice minorile dal 1999. Giuliana Ubbiali l’ha intervistata per il “Corriere della Sera”.
“Sono ragazzi estremamente fragili, portatori di bisogni non risolti – afferma rispondendo ad una domanda sui connotati comuni dei componenti di queste bande -. Spesso hanno utilizzato e utilizzano in età estremamente precoce sostanze stupefacenti o psicofarmaci, anche associati tra loro o all’alcol, e sono già portatori di problematiche psichiatriche”. Psicofarmaci per i quali esiste un mercato nero. “Le sostanze più diffuse – dice Laura D’Urbino – sono Rivotril e Lyrica, che hanno effetti devastanti e a volte paradossi: il Rivotril era usato come antiepilettico, dovrebbe calmare, ma assunto in forti dosi e associato spesso all’alcol mette i ragazzi in stato di agitazione e di totale incapacità. Commettono rapine in strada in rapida successione, ma poi al giudice dicono: ‘Può darsi, ma non mi ricordo’. Con un uso continuativo, in poco tempo, sviluppano problematiche psichiatriche”.
Gli strumenti di contrasto scarseggiano, poiché servirebbero comunità terapeutiche adeguate alla complessità della problematica del minore. “Questi ragazzi – spiega – avrebbero bisogno di comunità a doppia diagnosi, dove essere da un lato contenuti e dall’altro curati. Ma le pochissime comunità a livello nazionale sono piene e hanno lunghe liste d’attesa. Ci si trova così a lasciare i ragazzi, in estrema ratio, in carcere, inadeguato però a rispondere ai loro complessi bisogni; oppure, peggio, sul territorio, come del resto succede per gli adulti. C’è una cronica e allarmante mancanza di risorse”.
Di fronte all’esplosione di reati – i furti sono passati da 294 nell’anno 2022-2023, a 654 nel successivo, a 742 nell’ultimo; le rapine sono aumentate da 84 nel 2023-2024 a 287 nel 2024-2025; le estorsioni da 25 a 67; lo spaccio di droga da 53 a 143 nuovi fascicoli; le violenze sessuali da 27 nel 2022-23 a 35 e 90 nei successivi – sono aumentate le richieste di misure cautelari(104 rispetto alle 82 dell’anno precedente) ma si registrano vuoti tra i magistrati e tra il personale amministrativo.
Nell’ultimo anno sono state disposte 37 misure cautelari in comunità e 57 in carcere (contro le 42 dell’anno prima), molti dei ragazzi in carcere sono minori stranieri non accompagnati che scappano dalle comunità e si danno alla vita di strada. Il carcere serve o rovina? “Ho sperimentato che una breve esperienza in carcere – risponde la presidente del Tribunale dei minori di Brescia -, quando viene poi sostituita con il collocamento in comunità, motiva il ragazzo ad aderire al percorso successivo. Questo, però, se il minore ha delle risorse residue su cui lavorare. Purtroppo nell’ultimo periodo abbiamo notato un aggravamento delle problematiche di tipo sanitario, per cui in carcere finiscono quasi solo i ragazzi rispetto ai quali è difficile pensare a percorsi alternativi”. Inoltre al compimento del 18° anno vengono trasferiti nelle carceri per adulti” anziché restare per completare il percorso educativo avviato come dovrebbe essere”.
A volte le famiglie restano sbigottite di fronte al reato dei figli che fino a quel momento erano apparsi normali. “Ricordo il caso di un sedicenne che ha ucciso una prostituta. Non era noto ai servizi sociali, frequentava con profitto la scuola, svolgeva piccoli lavoretti per aiutare la famiglia”.
L’uso del coltello non è visto come un fatto grave: “L’ho usato perché ho avuto l’impressione che mi guardasse male”. Oppure per sottrarre ad un altro ragazzo magari un paio di cuffiette, non rendendosi conto che si tratta di rapina aggravata. .
Quasi sempre agiscono in gruppo.“I ragazzi non hanno la capacità di dissociarsi, non si rendono conto che stare nel gruppo mentre qualcuno commette il reato significa partecipare. Dicono: ‘Ma io non ho fatto nulla’. Ma se sono presenti e non interrompono, per esempio la rapina, hanno rafforzato l’intento criminoso dell’amico”. La strada è il luogo in cui si incontrano e trascorrono le giornate. “Hanno bisogno, da un lato, di presenza e autorevolezza, e dall’altro di affetto”. Per quanto riguarda i giovani di seconda generazione, Laura D’Urbino osserva che “le famiglie, anche se integrate, sono portatrici della cultura del genitore che interviene e sanziona, anche in maniera forte”. “È capitato – aggiunge – che per un cellulare ritirato una ragazzina si gettasse dalla finestra. In altri casi, i figli denunciano i genitori di maltrattamenti, anche se non sono veri, perché sono arrabbiati con loro. Questi sono genitori in difficoltà e smarriti di fronte a comportamenti nuovi. Bisogna anche mettersi nei loro panni”.