Lavoro a rischio, mai una vacanza: la dura vita dei caregiver. In arrivo una legge

“Care” (ovvero cura) e “giver” (colui che dà). Discutibilissima anche in questo caso l’abitudine dilagante delle definizioni straniere, indiscutibile invece che 7,3 milioni di persone che nel nostro Paese assistono ogni giorno un familiare disabile grave o un anziano non autosufficiente non abbiano alcuna tutela. Sul settimanale “Buone Notizie” del “Corriere della Sera”, Fausta Chiesa informa che sta per approdare in Commissione Lavoro al Senato il testo di legge sui “caregiver familiari” che in altre Nazioni – come il Regno Unito, la Francia, la Svezia e i Paesi Bassi - “non soltanto hanno politiche nazionali e riconoscono diritti specifici, ma offrono formazione, reddito e benefit previdenziali”.

Qualche numero particolarmente significativo: in Italia coloro con gravi limitazioni sono 3 milioni pari al 5,2 per cento, gli ultrasettantacinquenni disabili 1milione e mezzo, 2,3 milioni di famiglie vivono con una persona che ha bisogno di cure continue. Per i “caregiver” è faticosissimo conciliare lavoro e assistenza e spesso la situazione grava anche sul bilancio. Si calcola che “il 67 per cento delle famiglie in cui vive una persona con disabilità non può permettersi una settimana di vacanza all’anno, più di un quinto non può riscaldare sufficientemente l’abitazione o consumare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni”.

L’articolo riporta la storia di una libera professionista nel campo della musica che ha smesso di lavorare per occuparsi del figlio oggi quattordicenne. “Noi genitori - dice - non siamo volontari, siamo costretti a fare i caregiver. Per questo lo Stato ci deve riconoscere come lavoratori e darci il pre-pensionamento”. Secondo uno studio del premio Nobel in medicina Elizabeth Blackburn, il i “caregiver” hanno una speranza di vita dai 9 ai 17 anni più bassa a causa dello stress. Alcune Regioni prevedono un contributo, per esempio il Veneto dà 120 euro al mese, ma ora il disegno di legge approvato da tutte le forze politiche stabilisce tra l’altro “che i caregiver abbiano diritto al telelavoro e allo smart working, se l’attività lavorativa lo permette, e ricevano tre anni di contributi figurativi equiparati al lavoro domestico”.

Per alcune associazioni però la legge è insufficiente di fronte a questa emergenza sociale. “Chiedono – scrive Fausta Chiesa – contributi figurativi non soltanto per tre anni e la possibilità di prepensionamento, ma anche un assegno per chi non ha un reddito sufficiente, lo snellimento delle procedure burocratiche e percorsi preferenziali nelle strutture sanitarie”. 

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