"Ascoltare gli adolescenti. E pensare per loro iniziative nuove"

“Quando parliamo di adolescenti usciamo dai soliti schemi. Gli adolescenti di oggi vanno capiti, ascoltati e hanno bisogno di iniziative nuove”. Don Antonio Mazzi ha organizzato a Milano con la sua Fondazione Exodus una tavola rotonda dal titolo “Cercando l’Altro”. Nella prima storica sede di Parco Lambro, sono intervenuti il prefetto di Milano, Renato Saccone, Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore, Eraldo Affinati, scrittore, docente e direttore scuola “Penny Wirton”, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, Vincenzo De Bernardo di “Con i Bambini”, Franco Taverna, responsabile progetto ”Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie”, Caterina Antola, presidente Municipio 3 del Comune di Milano.

Don Mazzi ha raccontato quello che è successo durante il primo anno del progetto “Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie” selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. “Invece di fare una comunità - ha detto don Mazzi - tanti anni fa ho deciso di intraprendere un’avventura con e per i giovani. Questa avventura continua ancora oggi, anzi, si allarga. Questa non è la solita tavola rotonda ma un momento di relazione che ho fortemente voluto per raccontarvi uno straordinario progetto educativo, rischioso e bellissimo ma che sentiamo di dover fare”.

Da alcuni anni la Fondazione prova a dare il suo contributo per realizzare una scuola nuova. “Grazie al contributo dell’impresa sociale ‘Con il Bambino – ha affermato Franco Taverna - siamo riusciti a potenziare ancora di più il nostro impegno per contrastare la povertà educativa. Il ‘Don Milani2: Ragazzi Fuoriserie’, presente in dieci poli su tutto il territorio nazionale, ha un obiettivo preciso: lavorare sulle relazioni, perché quello che abbiamo imparato dalla nostra esperienza è che la povertà educativa non è solo diretta conseguenza di quella economica, ma affonda le sue radici nella difficoltà di gestione delle relazioni: tra genitori e figli, tra studenti e insegnanti, tra giovani ed educatori”.

“La presa in carico – ha osservato Vincenzo De Bernardo - non è più solo delle persone svantaggiate, ma dei territori interi. E quindi sì, è sulle relazioni che si deve investire. Perché è vero: la povertà educativa non è solo una questione economica. Basti pensare ai figli dei camorristi o dei boss mafiosi: non si può dire di loro che siano poveri. Ma sono anche loro privati di qualcosa no? Un conto è la crescita, un altro è lo sviluppo. E non può esserci sviluppo senza libertà. E quando si ottiene la libertà? Solo quando le persone sono messe in condizioni, fin da bambini, di esigere certi diritti: il diritto di studiare, di leggere, quello di vedere la bellezza. Ecco, la ‘Fondazione con il Sud’, da cui l’impresa sociale ‘Con i Bambini’ è nata, vuole lavorare sulle persone”.

Ma che cos’è davvero l’adolescenza? “Non è una malattia”- ha detto Vittorino Andreoli - ma un periodo della vita che poi passa. Oggi tutti cercano di ‘psichiatrizzarla’, ma io non sono d’accordo. L’adolescenza è innanzitutto uno spazio in cui, per natura, ‘si è contro’. E a volte l’essere contro insegna ai giovani a capire il mondo fatto di contraddizioni. Mi sento anche di aggiungere un’altra considerazione: oggi non è più possibile parlare di adolescenza, ma dovremmo invece parlare di adolescenze. Io ne riconosco tre. Quella conflittuale, che si potrebbe anche chiamare adolescenza normale. Conflittuale significa ‘desiderare due cose diverse’ e il nostro ruolo come adulti è quello di aiutare i ragazzi e fargli capire che c’è sempre una scelta da fare, senza mai giudicarli. Poi c’è l’adolescenza difficile, che si caratterizza per un comportamento ripetitivo e dominante di non accettazione al quale dobbiamo prestare attenzione e infine c’è l’adolescenza malata che è rara. Quindi smettiamo di trattare tutti i ragazzi come materiali da psichiatria, non lo meritano”. Ma con i ragazzi bisogna lavorare anche su tre grandi temi che caratterizzano l’adolescenza e quasi ossessionano i giovani: la bellezza, la morte e il denaro. “La prima – ha continuato - non può essere chiusa in uno schema. E se non si è simili a questo schema i ragazzi non si sentono all’altezza. Quindi, aiutiamoli a gestire il non sentirsi belli. Secondo insegniamoli che cos’è la morte. Perché è il primo passaggio per capire che la vita è sacra e non si può giocare con la morte: né uccidere né uccidersi. E poi dobbiamo aiutare i nostri ragazzi a capire che la vita ha bisogno del denaro, ma non è il denaro”.

Uno dei grandi problemi delle “adolescenze di oggi” è che si cresce dentro a dei modelli. “Società – ha detto lo psicoterapeuta Matteo Lancini - che fin da piccoli crescono i ragazzi nell’illusione del “successo a tutti i costi e alla popolarità. E poi se i ragazzi non raggiungono queste false aspettative si sentono dei falliti. E allora educhiamo i nostri ragazzi al fallimento senza però confondere l’educazione al fallimento con la mortificazione. E prepariamoci anche ad essere delusi, che anche la delusione serve, come genitori, insegnanti ed educatori”.

“Io sono stato uno studente difficile, ma poi quella difficoltà mi è servita nella vita – ha raccontato Eraldo Affinati - La scuola non è un luogo dove devono essere curati i sani, ma i malati. Anche per questo, con mia moglie, ho fondato la scuola Penny Wirton. Oggi insegniamo la lingua ai ragazzi migranti. Perché se non conosci la lingua non puoi neanche esprimere le tue emozioni. Insegnare una lingua significa sanare una piega, cucire uno strappo, asciugare una lacrima. E agli educatori voglio dire che esistono più sconfitte che vittorie. Educare a volte significa ferirsi e stare attenti alle domande dei giovani, più che alle risposte. La nostra è la responsabilità dello sguardo altrui, lo sguardo dei ragazzi”.

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Prossimi Eventi

21 Ott 2019;
Lunedì Ottobre 21
Pratica sportiva e sostanze
26 Ott 2019;
Sabato Ottobre 26
Palazzo Inps apre le sue porte
09 Nov 2019;
Sabato Novembre 9
A Monticelli e a Castelbosco di Gragnano