"La riscossa del Paese non può che passare dall'esercito del bene"

Si è ispirato “ai tanti che ogni giorno fanno qualcosa per gli altri» e a loro Ferruccio De Bortoli, ex direttore del “Corriere della Sera”, ha dedicato il suo ultimo libro “Ci salveremo”. In un articolo che il giornale gli ha dedicato il 5 maggio afferma che al contrario di quanto avveniva in passato, oggi “il pessimo esempio paga” e questo costituisce “l’ostacolo più arduo per avviare la “riscossa civica” che propone e in cui spera”.

De Bortoli non fa un quadro del tutto negativo dell’Italia e degli italiani. Ha ancora fiducia. “Siamo meglio di quello che sembriamo. E soprattutto meglio di quanto ci dipingono all’estero. C’è infatti un’Italia di cui andar fieri” . Tra le altre cose, sottolinea la necessità di “riscoprire, a partire dalle scuole, l’educazione civica e il significato stesso della parola civismo”.

E per questo riscatto fa leva sull’esercito del bene, cioè sul “diffuso e capillare sistema del volontariato italiano”, che l’autore, da presidente dell’associazione Vidas, ben conosce e frequenta. La più grande azienda del Paese: alla data del 31 dicembre del 2016 contava 812.706 dipendenti. “Un Terzo Settore – scrive il Corriere - basato sul non profit, tanto operoso nella società quanto ignorato dalla politica”. È descrivendo il filo della solidarietà e della comunità che ci arriva dal nostro passato, da quello della carità cristiana come da quello delle società operaie di mutuo soccorso, che de Bortoli scrive le pagine più ispirate del suo libro: vi si riconoscono i tratti di una moderna “religione civile”, di rito ambrosiano ma di ambizione nazionale, che sappia rimediare alla desertificazione dei valori portata con sé dalla post-modernità e dal relativismo morale.

Scrive a questo proposito l’autore di “Ci salveremo”: “La verità è che una riscossa civica del Paese non può che passare dalle virtù del suo Terzo settore. Dalle tante associazioni che curano i bisogni degli altri surrogando l’attività di uno Stato in affanno finanziario, indebolito da una burocrazia cieca e inefficiente. Dalle tante persone, spesso di modesta condizione sociale ed economica, che ogni giorno fanno il bene degli altri. Alleviano le sofferenze di chi ha bisogno di aiuto. Hanno un moto di pietas. Senza dirlo, anzi schermendosi. Nascondendosi persino. Esattamente l’opposto di quello che accade sul palcoscenico della Rete. Quella del web. Dove tutto è vanità e rappresentazione estetica fine a sé stessa. Il Terzo settore è molto forte al Nord e al Centro. Ma non è debole al Sud. Nel volontariato le differenze di latitudine non sono così ampie come quelle del reddito. Anche questo è un segno di speranza”.

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