FICT: genitori disperati, si drogano ragazzi di 12 anni

“Oggi si rivolgono ai nostri centri genitori disperati che vedono i loro figli assumere sostanze sconosciute a 12 anni!”. Lo afferma Luciano Squillaci, presidente della Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT), nata oltre 30 anni fa, che opera, attraverso i suoi Centri, con oltre 600 servizi, in prevalenza rivolti alle dipendenze patologiche ed al gioco d’azzardo.

Per Squillaci il fenomeno delle dipendenze “sembra sempre più relegato ai margini del dibattito politico ed istituzionale” e “a fronte di una politica da salotto, sempre più urlata e sempre meno agita, da oltre un decennio sul tema droga, siamo invece di fronte ad un silenzio assordante”.

Questo il suo intervento:

“La sensazione che abbiamo, infatti, e che ormai la questione droga, e più in generale la questione dipendenze, sia stata “sdoganata”, normalizzata, quasi fosse un corollario inevitabile di questa società dello scarto. Una sorta di resa generalizzata di fronte alla droga che ci preoccupa e ci ferisce. Ci sembra di vivere un’epoca rassegnata che altro non è che l’anticamera del disimpegno. Un immobilismo, certificato dall'ormai decennale ritardo nella convocazione della Conferenza Nazionale sulle dipendenze.

Eppure i dati, e soprattutto la nostra esperienza quotidiana, ci dicono tutt'altro. Perché di droga, in Italia, continua a morire un persona ogni due giorni! In Italia oltre 4 milioni di persone hanno utilizzato almeno una sostanza illegale e mezzo milione, ma su questo permettetemi di dubitare in difetto, ne fanno uso frequente. Questi sono i dati della relazione al Parlamento. Una relazione che, consentitemi di dirlo, continua ad essere presentata nel più completo disinteresse di un Parlamento che invece, a nostro avviso, dovrebbe essere profondamente preoccupato. Ma a leggere all'interno dei dati emergono con ancora maggiore chiarezza le conseguenze di questo disinteresse.

La FICT nel corso del 2018 ha preso in carico 5.421 persone nei propri servizi per le dipendenze, più di 1/3 del totale degli utenti inviati nei servizi del privato accreditato. Un osservatorio interessante quindi. Il dato rilevante è che ormai la sostanza primaria, per quanto si possa ancora parlare di sostanza primaria, non è più l’eroina, gli oppiacei, come qualche anno fa. La sostanza primaria è la cocaina ed il crack con un lento ma costante aumento degli allucinogeni e delle nuove sostanza psicoattive. Nuove sostanze che, peraltro, come sappiamo sono in continua evoluzione.

Eppure noi abbiamo ancora un intero sistema di cura e riabilitazione tarato sull'eroinomane classico, o meglio: noi abbiamo un intero sistema di cura e riabilitazione tarato sulla sostanza e non sui bisogni della persona. Ma chi lavora con le dipendenze sa molto bene che la sostanza è solo un elemento, e neanche il più importante, con cui fare i conti nel percorso riabilitativo.

Il sistema italiano di intervento conta circa 15 mila operatori tra servizio pubblico e privato autorizzato, purtroppo, però, non solo abbiamo una normativa ferma al ‘90 che depotenzia l’intervento dei servizi, ma abbiamo anche disomogeneità regionali e territoriali così eclatanti da mettere in dubbio  il rispetto dei diritti degli utenti tra regioni diverse, tra ASP dove non sono garantite neanche le stesse prestazioni minime, a causa di una intesa Stato Regioni (1999) mai applicata in modo omogeneo.

Un sistema, pensato e strutturato molto prima della riforma del Titolo V della Costituzione e che si presenta oggi fortemente frammentato, con enormi differenze tra le varie regioni, sia in termini di risorse che, peggio, in termini di tipologia e qualità degli interventi di cura e riabilitazione. Io vengo dalla Calabria e conosco bene il significato di queste differenze…

Ma vi è di più: registriamo un costante abbassamento dell’età di prima assunzione di sostanze illegali, per non parlare ovviamente di quelle legali come l’alcol che ormai rappresenta una costante di abuso tra i giovani. Oggi si rivolgono ai nostri centri genitori disperati che vedono i loro figli assumere sostanze sconosciute a 12 anni!

Di contro registriamo un disimpegno generalizzato nelle politiche educative e di prevenzione, che da oltre 10 anni sono lasciate alla buona volontà dei servizi privati e pubblici e di qualche docente o dirigente scolastico particolarmente sensibile. Poi avvengono le tragedie come quella di Desirèe, di Alice, di Pamela, ed allora tutti a battersi il petto ed a domandarsi come sia potuto accadere! Noi sappiamo perché accade: perché l’Italia ha smesso di investire nell'educazione. Ed un Paese che non vuole occuparsi dei suoi figli più piccoli, è un Paese che sceglie di non avere futuro”.

Squillaci chiede ai partiti di inserire all'interno dei programmi le politiche di contrasto alle dipendenze patologiche, in particolare “per l'avvio immediato di un processo partecipato di riforma del sistema normativo sulle dipendenze, fermo ancora a 30 anni fa, al DPR 309/90”.

Così prosegue il suo intervento:                                            

“A tal fine riteniamo necessaria ed urgente la convocazione della Conferenza Nazionale, così come previsto dalla legge, affinché attraverso un processo partecipato, che inizi prima della conferenza, e continui dopo, si possa giungere alla definizione dei principi riformatori della normativa e di linee guida nazionali per il trattamento delle dipendenze.

La revisione della normativa quadro deve contenere quattro elementi imprescindibili:

1.Politiche educative e di prevenzione organiche e strutturali, con finanziamenti stabili, che consentano percorsi educativi continuativi e coinvolgano il territorio e il mondo della scuola;

2.Un sistema di cura e riabilitazione, garantito su tutto il territorio nazionale, centrato sulla persona e non sulla sostanza, capace di rispondere ai bisogni mutevoli del fenomeno, fondato sul diritto di scelta del cittadino-utente e sulla pari dignità tra il pubblico ed il privato sociale;

3.La ricostituzione del fondo nazionale Lotta alla Droga che garantisca risorse adeguate per la prevenzione, la sperimentazione e la ricerca e le politiche per il reinserimento lavorativo.

4.Norme di contrasto al narcotraffico che possano colpire severamente i mercanti di morte, ma capaci di non confondere vittime e carnefici. Norme che consentano in modo automatico e universale, per i soggetti con dipendenza certificata sottoposti a processo, già nella fase dibattimentale, la possibilità di accedere a percorsi di recupero qualora la pena editale massima possibile per il reato ascritto sia inferiore ai limiti previsti per l’accesso alle misure alternative”.

Di contro registriamo un disimpegno generalizzato nelle politiche educative e di prevenzione, che da oltre 10 anni sono lasciate alla buona volontà dei servizi privati e pubblici e di qualche docente o dirigente scolastico particolarmente sensibile.

Poi avvengono le tragedie come quella di Desirèe, di Alice, di Pamela, ed allora tutti a battersi il petto ed a domandarsi come sia potuto accadere! Noi sappiamo perché accade: perché l’Italia ha smesso di investire nell'educazione. Ed un Paese che non vuole occuparsi dei suoi figli più piccoli, è un Paese che sceglie di non avere futuro”.

Squillaci chiede ai partiti di inserire all'interno dei programmi le politiche di contrasto alle dipendenze patologiche, in particolare “per l'avvio immediato di un processo partecipato di riforma del sistema normativo sulle dipendenze, fermo ancora a 30 anni fa, al DPR 309/90”.

Così prosegue il suo intervento:                                            

“A tal fine riteniamo necessaria ed urgente la convocazione della Conferenza Nazionale, così come previsto dalla legge, affinché attraverso un processo partecipato, che inizi prima della conferenza, e continui dopo, si possa giungere alla definizione dei principi riformatori della normativa e di linee guida nazionali per il trattamento delle dipendenze.

La revisione della normativa quadro deve contenere quattro elementi imprescindibili:

1.Politiche educative e di prevenzione organiche e strutturali, con finanziamenti stabili, che consentano percorsi educativi continuativi e coinvolgano il territorio e il mondo della scuola;

2.Un sistema di cura e riabilitazione, garantito su tutto il territorio nazionale, centrato sulla persona e non sulla sostanza, capace di rispondere ai bisogni mutevoli del fenomeno, fondato sul diritto di scelta del cittadino-utente e sulla pari dignità tra il pubblico ed il privato sociale;

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