La “spazzacorrotti” che rischia di spazzare anche il volontariato

La «spazzacorrotti» spazza anche il volontariato? Centinaia di enti di Terzo settore sono alle prese con il problema creato dalla normativa che, partendo dalla legge 3 del 2019 voluta dal governo gialloverde, modifica un comma della norma sulla trasparenza e equipara a partiti politici anche le realtà, dalla bocciofila del Comune di 600 anime alla Fondazione del Teatro alla Scala, dove abbia un ruolo amministrativo chi abbia fatto politica o abbia ricoperto incarichi amministrativi, ad ogni livello e anche in un periodo di tempo limitato. Uno tsunami sulle organizzazioni che si trovano, ad esempio, a dover far certificare i propri bilanci dalle società di revisione (avete idea dei costi?) e a dover comunicare alla Camera dei deputati ogni donazione superiore a 500 euro (e chi controlla poi tutti questi documenti?). Uno tsunami anche per centinaia di donne e uomini di buona volontà che per senso civico e altruismo prestano le loro competenze al Terzo settore e che stanno valutando se dimettersi da ogni incarico lasciando comunque un vuoto negli enti che saranno privati appunto da professionalità ed energie.

Dopo l’allarme lanciato dal Forum del Terzo settore, un paio di interrogazioni parlamentari e un tam tam arrivato fino ai palazzi della politica, qualcuno sta valutando anche i possibili estremi anti-costituzionali della norma. Il ministro Alfonso Bonafede ha promesso di studiare un correttivo che limiti l’impatto di questo comma e comunque ha annunciato una circolare interpretativa che tranquillizzi almeno sui tempi di applicazione chi sta già ricorrendo al parere di giuristi, commercialisti ed esperti del tema. Ma di fatto ancora nulla è successo e tanti amministratori volontari vedono come unica soluzione quella delle dimissioni, per non creare problemi, costi e complicazioni burocratiche a fondazioni, associazioni e comitati per i quali operano. Un danno, comunque la si veda. Resta da capire perché, insieme ai corrotti, i legislatori abbiano pensato di spazzare la voglia di impegno civico, gratuito e disinteressato che sostiene il nostro Paese e di cui è elemento distintivo. Davvero: perché?

Elisabetta Soglio

Corriere della Sera 30 marzo 2019

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Prossimi Eventi