Fuma eroina sul metrò, tra l'indifferenza della gente

Fumare eroina su una carrozza della metropolitana tra decine di persone che tornano a casa dal lavoro. E’ successo a Milano, verso le 20 di martedì 15 gennaio. Protagonisti due ragazzi saliti a Rogoredo, lui che con l’accendino scalda un pezzo di stagnola ed aspira profonde boccate da una sigaretta improvvisata con il biglietto del metrò. Tra l’indifferenza generale di chi legge e chi ha gli occhi puntati sullo smartphone.

“È l’immagine che racconta un pezzo della nuova Milano, della città dell’Expo e dei grattacieli, e di una nuova epidemia d’eroina” scrive il “Corriere della Sera” del 17 gennaio 2019. Un “disastro sociale” oltre che un problema di sicurezza. Il boschetto di Rogoredo è diventato tristemente famoso come il più grande centro di spaccio del Nord Italia. Le forze dell’ordine hanno lanciato una forte offensiva con controlli costanti e diffusi.

“La presenza loro presenza – scrive il Corriere - e il tentativo di riqualificazione urbanistica da parte del Comune con ‘Italia Nostra’ sul medio periodo potrebbe anche portare allo smantellamento della piazza di Rogoredo. Chi si occupa di sicurezza avrà fatto la sua parte, ma a quel punto la città e la Regione, soprattutto per la parte di intervento sanitario, si dovranno occupare in qualche modo di quei ragazzi che continueranno a fumare e bucarsi. Perché se si arriva a farsi d’eroina sui vagoni del metrò, tra i passeggeri del pomeriggio, significa che l’epidemia sta avanzando, non è marginale”.

Contributi da enti pubblici, gli obblighi annuali del Terzo Settore

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato la circolare n. 2 dell’11 gennaio 2019 con la quale ha fornito chiarimenti in merito al contenuto degli obblighi di trasparenza e pubblicità posti dalla legge, che prevede, per gli Enti del Terzo settore, la pubblicazione, sul proprio sito internet o altra modalità, ed entro il 28 febbraio 2019 (e poi di ogni anno) di ogni vantaggio economico ricevuto da una Pubblica amministrazione.

La Legge annuale per il mercato e la concorrenza (art. 1, commi 125-129, Legge n. 124/2017 ) ha infatti introdotto alcuni obblighi di pubblicità e trasparenza a carico di una pluralità di soggetti che intrattengono rapporti economici con le Pubbliche amministrazioni e con altri soggetti pubblici.

Qui alcuni stralci del documento allegato:
La Legge 4 agosto 2017, n.124 – articolo 1, commi 125-129 ha introdotto una serie di obblighi di pubblicità e trasparenza a carico di una pluralità di soggetti che intrattengono rapporti economici con le PP.AA. o con altri soggetti pubblici o con i
soggetti di cui all’art.2-bis del d.lgs n.33/2013. Più specificamente, i destinatari dell’obbligo possono essere raggruppati in due categorie:

  1. alla prima appartengono le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque Regioni individuate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale; le associazioni e le fondazioni, nonché tutti i soggetti che hanno assunto la qualifica di ONLUS,
  2. nella seconda categoria rientrano le imprese.

Tale classificazione rileva ai fini del diverso atteggiarsi degli obblighi di pubblicità previsti dalla normativa in esame. Difatti, per i soggetti rientranti nella prima categoria, l’articolo 1, comma 125 prevede la pubblicazione, nei propri siti o portali digitali, delle informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti nel periodo considerato superiori ad € 10.000,00.

Per le imprese, l’adempimento di tale obbligo avviene attraverso la pubblicazione di tali informazioni nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

[…]

Poiché le norme sopra citate involgono anche la platea degli enti del Terzo settore, nell’attuale fase transitoria di vigenza della disciplina contenuta nel d.lgs. n.117/2017 (Codice del Terzo settore), come rinvenibile all’articolo 101, commi 2 e 3, questo Ministero, muovendo dalle conclusioni contenute nel richiamato parere, ha sviluppato un percorso condiviso con le Amministrazioni regionali, attualmente competenti nella gestione dei registri delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale (ai sensi, rispettivamente, dell’articolo 6 della legge n.266/1991 e dell’articolo 7 della legge n.383/2000), finalizzato a fornire le necessarie esplicitazioni relativamente al contenuto degli obblighi di cui alla legge citata ed alle relative modalità di adempimento, in modo da porre i soggetti obbligati, facenti parte del Terzo settore, in condizione di poter adempiere con esattezza e puntualità alle prescrizioni normative.

"Per divertimento, ansia o per aderire al gruppo". Ricerca su giovani e droga

Quasi due adolescenti su dieci comprano ogni settimana sostanze per dieci euro. Con lo scopo di sballare o di rilassarsi. Una ricerca condotta da “Exodus” e “Casa del Giovane” con il Centro Studi “Semi di melo” – i cui esiti sono stati pubblicati dal “Corriere della Sera” dell’11 gennaio 2019 – ha preso in esame un campione di 14.455 ragazzi delle Superiori di Milano e provincia. Il quadro è allarmante seppur di un ulteriore allarme ci fosse bisogno: il 23 % si avvicina alle droghe per “divertimento e ansia”, il 21 per “aderire al gruppo”, un altro 21 per “inseguire il piacere”, il 13 per il “gusto della sfida” ed infine il 4 per “noia”.

L’indagine dà risultati ancora più drammatici se la si circoscrive ai minori: 1 su 6 si procura eroina, cocaina o droghe sintetiche; gli altri cannabinoidi; se tra le spese si considerano anche alcol e scommesse la percentuale arriva al 47%.

Non meno significativi altri aspetti della ricerca. Su 7.629 paziente con dipendenze, 1 su 10 ha meno di 24 anni, solo il 2% dei minorenni consuma eroina, dato che balza al 91 per i cannabinoidi. Connotato comune è la sottovalutazione dei rischi. “I percorsi di cura – dice Riccardo Gatti, direttore Area Dipendenze Asst Santi Paolo e Carlo – sono lunghi e complessi, ma i giovani non devono perdere fiducia: le ricadute non sono un fallimento, fanno parte della patologia”. Il 20% dei consumatori non ha ancora abbandonato studi e lavoro. Bisogna partire anche da lì.

"Educazione civica, reintrodurla ma non farne un calderone"

Oltre ottantamila firme sostengono una legge di iniziativa popolare sulla reintroduzione dell’educazione civica come materia “on voto autonomo nei curricula scolastici di ogni ordine e grado”. Tra i sottoscrittori circa duemila Comuni e ventisette associazioni, dalle Acli alla Legambiente a Sant’Egidio.

“Un tema centrale – scrive Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera - per la qualità della democrazia del nostro Paese come l’educazione alla cittadinanza. Se si continua a dire, anche a sproposito, ‘prima gli italiani’, bene preoccupiamoci anche della loro formazione, della coscienza civica, del senso della legalità. E del grado di cittadinanza degli immigrati di seconda generazione”.

De Bortoli osserva che la proposta “mette insieme per la verità un po’ troppe cose, dalla conoscenza della nostra Costituzione alla cultura della memoria, alla lotta contro il cyberbullismo, la volgarità in Rete e gli sprechi alimentari, alla tutela dell’ambiente, ma le intenzioni sono lodevoli e colpisce che se ne parli così poco”.

Rileva quindi che in materia di educazione civica sono state già presentate in Parlamento dieci proposte, da gruppi di vario orientamento. “Tra queste - scrive -, anche quella (primo firmatario Massimiliano Capitanio) della Lega per la reintroduzione dell’insegnamento, dalla scuola materna alla secondaria di secondo grado. Fu Aldo Moro, ministro della Pubblica istruzione, a introdurre l’Educazione civica come materia nel 1958. Le lezioni venivano impartite dagli insegnanti di Italiano, Storia e Geografia alle medie. Negli anni 90 la materia era già sparita. Con la legge 169 del 2008, l’allora ministra Mariastella Gelmini, raccomandava l’insegnamento trasversale di Cittadinanza e Costituzione. Una materia un po’ di tutti e di nessuno. Presidi e professori si sono arrangiati, con tante autonome e originali iniziative”.

Ma un tema così rilevante, continua De Bortoli citando Fulvio Cortese, docente di Istituzioni di diritto pubblico a Trento, “non può essere lasciato alla sola buona volontà del corpo insegnante. Esistono casi virtuosi, ma in generale più che istruire si sensibilizza. E la Costituzione magari si difende ma non si insegna. L’Educazione civica non deve però diventare un contenitore ibrido, con dentro tutto, dalla disciplina alimentare all’uso delle tecnologie. Né presentarla agli studenti come qualcosa di noioso e obbligato, con banalizzazioni e inutili nozionismi. E poi, parliamoci chiaro bene l’Educazione civica a scuola, ma poi contano gli esempi nella vita di ogni giorno”. “E - conclude - i pessimi esempi, scarso rispetto delle regole, del bene comune, abbondano. Così i cattivi maestri. Soprattutto in Rete. La proposta di legge di iniziativa popolare sull’Educazione civica, che ci auguriamo venga discussa e approvata dalle Camere, ha un solo grande difetto. Non riguarda gli adulti”.

Riforma Terzo Settore, tutti i chiarimenti

Diffusa la circolare ministeriale che scioglie alcuni nodi riguardo le modifiche statutari previste dalla riforma del terzo settore. Definite le variazioni obbligatorie e quelle facoltative. Eccole punto per punto. 

È arrivata tra Natale e Capodanno l’attesa circolare ministeriale che scioglie alcuni dei dubbi interpretativi sull’adeguamento degli statuti da parte degli Enti del terzo settore previsto dal Codice del terzo settore. Un lungo elenco di indicazioni per agire con maggiore sicurezza nel periodo transitorio in attesa dell’istituzione del Registro unico nazionale del terzo settore (Runts).

La circolare, già annunciata dal direttore generale Alessandro Lombardi lo scorso ottobre alla conferenza annuale di CSVnet, contiene precisazioni utili a chiarire finalmente cosa dovranno contenere gli statuti degli Ets e le modalità di approvazione delle relative modifiche.

Due le modalità possibili: “semplificata”, applicando la maggioranza prevista per le deliberazioni ordinarie nello statuto di ciascun ente; oppure “non semplificata”, applicando invece le procedure e la maggioranza qualificata previste normalmente per le modifiche statutarie all’interno dello statuto.

La maggior parte delle variazioni statutarie, essendo obbligatorie, possono essere approvate in via semplificata. Il documento è da leggere in stretta relazione con lanota direttoriale diffusa lo scorso 29 dicembre 2017 dedicata alle Odv e alle Aps e all’orientamento espresso dall’Agenzia delle Entrate riguardo alle Onlus.

Nuovi enti ed enti già costituiti, cosa fare?

Il ministero ribadisce ciò che aveva già indicato nella nota direttoriale di dicembre 2017: gli enti costituiti dopo il 3 agosto 2017 devono essere conformi alle disposizioni previste dal codice del terzo settore, ad esclusione di quelle che dipendono dall’operatività del Runts. Il tempo di adeguamento degli statuti entro il 2 agosto 2019 (24 mesi dall’entrata in vigore del Cts) è previsto solo per gli enti preesistenti iscritti nei registri Odv, Aps e Onlus.

Le modifiche, se rispondono a un requisito obbligatorio previsto dal Codice terzo settore, possono essere adottate con forma semplificata. Lo statuto di un Ets deve necessariamente indicare la forma giuridica, i principi generali, le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, l’assenza di scopo di lucro e la destinazione del patrimonio, le modalità di esercizio da parte degli associati e degli aderenti del diritto ad esaminare i libri sociali. Le altre indicazioni obbligatorie – e quindi adottabili con procedura semplificata – sono:

Attività di interesse generale. Lo statuto di un Ets deve contenere obbligatoriamente l’elenco con specifico riferimento alla corrispondente lettera dell’articolo 5 comma 1. Per maggiore chiarezza, è utile riportare ulteriori dettagli sui contenuti delle attività stesse.

Attività diverse. Se un Ets vuole esercitare attività secondarie e strumentali rispetto a quelle generali (che saranno definite da un apposito decreto attuativo) lo deve obbligatoriamente indicare nell’atto costitutivo o nello statuto, senza necessariamente riportare l’elenco specifico. Le attività diverse possono essere individuate successivamente a patto che nello statuto venga indicato l’organo di competenza che può operare questa scelta. Se nello statuto non è prevista la possibilità di esercitare attività diverse, la modifica può essere effettuata entro il 2 agosto 2019 ma con modalità non semplificata. Se lo statuto, invece, prevede già la possibilità di esercitare attività diverse, le indicazioni sulla loro funzione “secondaria e strumentale” e sull’organo demandato alla loro individuazione, possono essere inserite con modalità semplificata.

Destinazione del patrimonio e devoluzione in caso di estinzione o scioglimento. Lo statuto deve indicare l’eventuale destinazione ad altri Ets e quale organo dell’ente può operare questa scelta. L’eventuale devoluzione, però, sarà possibile solo dopo il parere favorevole dell’ufficio del Runts: nella fase transitoria, quindi, le Onlus e gli enti non commerciali dovranno ricevere il parere del Ministero del lavoro e delle politiche sociali secondo quanto previsto dalle precedenti normative.

Denominazione sociale. La sigla Ets dovrà essere contenuta obbligatoriamente nello statuto ma l’obbligatorietà del suo utilizzo discende dall’iscrizione al Runts: per questo motivo, nello statuto si dovrà inserire una clausola che acquisti efficacia automatica di integrazione della denominazione successivamente all’iscrizione al registro. Nei casi di qualifiche specifiche, prevale l’utilizzo di quest’ultime.

È obbligatorio, infatti, utilizzare le sigle Odv, Aps e Ente filantropico per le singole qualifiche. L’uso di queste locuzioni è prioritario rispetto a quello di Ets. Nel periodo transitorio, Odv e Aps iscritte ai registri territoriali, potranno continuare a utilizzare le loro locuzioni, inserendo negli statuti clausole integrative automatiche per l’utilizzo dell’acronimo Ets.

Le reti associative, utilizzeranno la locuzione della singola sezione in cui sono iscritte. Se iscritte a più sezioni, dovranno utilizzare la sigla Ets.

Gli “altri enti di terzo settore” dovranno usare la locuzione Ets.

Le Onlus dovranno continuare a qualificarsi come tali e inserire negli statuti l’utilizzo dell’acronimo Ets attraverso clausole sospensive condizionate al rispetto dell’adeguamento stesso e all’iscrizione al registro. Gli enti costituiti secondo le norme del codice terzo settore dopo il 3 agosto 2017 devono inserire una clausola automatica integrativa per l’uso della locuzione Ets. 

Bilancio di esercizio e bilancio sociale. Bisogna indicare nello statuto, tra le competenze degli organi sociali, quelle relative alla predisposizione, approvazione e gli ulteriori adempimenti relativi al bilancio di esercizio e a quello sociale.

Diritto di esaminare i libri sociali. Deve essere previsto il diritto degli associati e degli aderenti di esaminare i libri sociali, prevedendo in concreto le modalità con cui tale diritto può essere esercitato.

Volontariato. Le disposizioni relative all’articolo 17 del codice del terzo settore, sono tutte già efficaci. Gli enti che si avvalgono della presenza di volontari, devono adeguare eventuali incongruenze nei propri statuti.

Ammissione dei soci. Se un Ets vuole indicare eventuali deroghe di autonomia per l’ammissione di nuovi soci, ne deve definire le precise modalità nello statuto. Se decide di introdurre delle deroghe, deve indicare:

l’organo che può ammettere nuovi soci, diverso da quello di amministrazione

il lasso di tempo entro cui l’ente può decidere dell’ammissione

i requisiti di ammissione ai nuovi associati e la relativa procedura di ammissione

 In ogni caso, questi requisiti non possono essere discriminatori e devono essere in linea con le finalità perseguite e le attività di interesse generale svolte. La circolare ribadisce che non sono derogabili, invece, la necessità di dare comunicazione all’interessato, l’annotazione sul libro soci, il principio secondo cui debba essere l’interessato a fare domanda di ammissione, non dare eventuale motivazione della deliberazione.

Diritto di voto per i neo associati. Se si vuole derogare, è necessario inserire nello statuto il periodo minimo di iscrizione affinché un socio possa votare in assemblea. La deroga, però, può essere fatta solo in meglio e quindi riducendo – ma non aumentando – il periodo previsto di 3 mesi.

Competenze dell’assemblea. Si può derogare, indicandolo nello statuto, la gestione delle deleghe in assemblea e le competenze (per gli enti con almeno 500 associati).

Organo di amministrazione. Lo statuto deve contenere obbligatoriamente funzioni, composizione, funzionamento (se collegiale): queste modifiche, quindi, si possono adottare con procedura semplificata. Per le fondazioni del terzo settore, è necessario inserire la previsione di un organo di amministrazione.

Organo di controllo. Gli Ets obbligati ad avere l’organo di controllo (tutte le fondazioni e gli enti con patrimonio destinato e le associazioni che superino i limiti dimensionali previsti dall’art.30) devono disciplinare nel proprio statuto l’organo di controllo. Le associazioni che nel tempo acquisiscano i requisiti per cui diventi obbligatorio l’organo di controllo, possono prevedere nello statuto una clausola per cui le indicazioni diventino operative solo al verificarsi di determinate condizioni. L’attribuzione all’organo di controllo dei compiti di revisore legale dei conti è obbligatoria solo per gli enti con patrimonio destinato.

Odv, Aps, enti filantropici, reti associative: alcune specificità.

Per le Odv, è necessario indicare la forma associativa, le finalità e modalità di svolgimento delle attività specifiche (apporto prevalente di volontari), così come indicato nell’articolo 32 comma 1 del codice e l’articolo 34 sull’ordinamento e l’amministrazione. Per le Aps è necessario specificare i destinatari delle attività di interesse generale e le modalità di svolgimento. Gli enti filantropici devono indicare nello statuto i principi ai quali attenersi in merito alla gestione del patrimonio, alla raccolta di fondi e risorse in genere, alla destinazione, alle modalità di erogazione delle risorse. Le reti associative devono indicare obbligatoriamente nello statuto l’allineamento con la loro missione prevista dalla legge, le modalità di ordinamento interno nel rispetto di democraticità, pari opportunità.

Trasformazioni, fusioni e scissioni. Associazioni e fondazioni che vogliano derogare per escludere la possibilità di trasformazione, fusione o scissione (ad esclusione dei casi in cui i passaggi siano tra associazione non riconosciuta e riconosciuta e viceversa) possono prevederlo nelle forme semplificate.

Rimangono facoltative – e quindi soggette a procedura non semplificata – le modifiche statutarie relative a raccolta fondi, patrimonio destinato per uno specifico affare, eventuali deroghe al potere di rappresentanza in assemblea, competenze dell’assemblea delle fondazioni, indicazioni sugli amministratori (requisiti, appartenenza, soggetti con diritto di nomina di uno o più amministratori).

Lara Esposito

 Fonte: Csv net

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