Droga, Italia terza per consumi in Europa

271 milioni di persone hanno fatto uso di droghe nel 2017, l’ultimo anno analizzato. È coinvolto il 5,5% della popolazione tra i 15 e i 64 anni. Rispetto al 2009 l’aumento è del 30%. Si muore anche di più. I decessi totali per droga nel mondo nel 2017 sono stati 585mila: più 30% rispetto ai 450mila del 2015. I dati, quanto mai allarmanti, sono contenuti in un articolo di Milena Gabanelli pubblicato sul “Corriere della Sera” del 18 settembre 2019.

Si tratta tra l’altro di dati parziali perché la metà dei Paesi al mondo non monitora la diffusione delle droghe. sul proprio territorio. I dati dell’Agenzia per la lotta alla droga mostrano un crescente uso di oppioidi in Africa, Asia, Europa e Nord America; il boom della cocaina, la tenuta costante della cannabis, che rimane la droga più usata, ai quali si aggiunge la continua invenzione di devastanti nuove droghe sintetiche.

Gli oppiodi sono i responsabili dei due terzi dei decessi totali del 2017. Sono usati da 53,4 milioni di persone (+56% rispetto al 2016), 11 milioni delle quali se li iniettano. Tra queste ultime 1,4 milioni vivono con l’HIV e 5,6 milioni con l’epatite C. Aumenti causati soprattutto dall’uso di farmaci come il fentanyl, un antidolorifico oppiaceo 50 volte più potente dell’eroina e facilmente reperibile su prescrizione medica. In Africa, invece, si è diffuso l’uso del tramadolo (un altro potentissimo antidolorifico procurabile con ricetta semplice). È la droga che assumevano i combattenti dell’Isis prima delle battaglie.

Allarme cocaina. La produzione ha battuto nel 2017 tutti i record con una stima di 1.976 tonnellate, più 25% rispetto al 2016. Un boom dovuto soprattutto all’aumento della domanda in Nord America ed Europa: circa 18,1 milioni di persone, tra i 15 e i 64 anni, hanno fatto uso di cocaina.

La droga più diffusa, comunque, rimane la cannabis, che viene prodotta in 159 paesi,.È usata da 188 milioni di persone. Il mercato più grande al mondo sono gli Stati Uniti, dove il numero di consumatori è aumentato del 60% dal 2007 al 2017.

Sul fronte delle droghe sintetiche, continuano a essere individuate nuove sostanze psicoattive per un totale di 892 a fine dicembre 2018. In dieci anni il quantitativo sequestrato nel mondo di metanfetamina è aumentato dell’800%.

Aumento costante della potenza delle droghe: cannabis con più Thc, ma soprattutto cocaina ed eroina con maggiori gradi di purezza.

Rispetto al resto d’Europa e Usa in Italia i dati sono ribaltati. In dieci anni nel nostro Paese si è sequestrato il 53% in meno di eroina l’1,33% in meno di cocaina e il 194% in più di cannabis. Ma nel 2018 si sono registrati alcuni cambi di tendenza: più 59,52% di eroina sequestrata, più 37,31% di droghe sintetiche, il 93,93% di piante di cannabis e il 318,5% di hashish. Continuano invece a calare i volumi della cocaina (-11,70%), mai così in basso dal 2004, e di marijuana (-58,01%). Le regioni nelle quali avvengono i maggiori numeri di sequestri sono Sicilia seguita da Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Calabria, Toscana e Liguria. I cali più vistosi in percentuale, invece, in Molise, Emilia Romagna, Abruzzo, Marche e in Trentino Alto Adige.

Nel 2017 il 22% degli italiani tra i 15 e i 64 anni hanno fatto uso di droghe almeno una volta. Siamo i terzi più consumatori d’Europa con l’Olanda, dopo Repubblica Ceca e Francia. Al 31 dicembre 2018 le strutture sanitarie avevano in cura 15.754 persone, mentre quelle segnalate per detenzione a uso personale di sostanze stupefacenti o psicotrope sono state 39.278, l’11% dei quali minorenni. Dati sostanzialmente stabili rispetto al 2017 (la crescita si aggira sull’1%). L’età media dei segnalati è di 24 anni, le classi di età con maggiore incidenza sono quelle tra i 18 anni e i 20 anni e quella oltre i 30 anni. Crescono per il secondo anno consecutivo le morti per overdose che, nel 2018, sono state 334, 38 in più rispetto al 2017 (+12,84%). Metà di loro hanno perso la vita a causa degli oppiacei, eroina in primis. Dal 1973, anno in cui hanno avuto inizio le rilevazioni in Italia, ad oggi hanno perso la vita 25.405 persone.

Le transazioni di droga avvengono anche in rete. Nell’open web, attraverso siti appositi (molti dei quali ubicati in server situati in Olanda, Nord Europa o Europa dell’Est), ma soprattutto nel darkweb, la parte «oscura» della rete alla quale si accede con sistemi di connessione anonima e criptata. I pagamenti avvengono con carta di credito o attraverso cripto-monete. Un e-commerce illegale che permette la crescita di una nuova imprenditorialità criminale «fai da te» nell’ambito del traffico di droga. 

CEIS: allontanare un minore, decisione sempre sofferta

"E’ fondamentale che l’opinione pubblica conosca le procedure che portano all’allontanamento di un bambino da nucleo familiare, onde evitare i luoghi comuni nei quali i cittadini “cascano” a causa della strumentalizzazione mediatica e politica dell’informazione che, a partire dall’indagine su Bibbiano, sta portando a creare un clima di sfiducia verso le istituzioni preposte alla tutela dei minori (Tribunale dei minori, servizi sociali e sanitari, sistema dell’accoglienza), che sono il vero interesse che sta a cuore a tutti noi. Ricordo che le segnalazioni su presunti abusi, maltrattamenti o inadeguatezza genitoriali partono da scuola o da privati cittadini e, attraverso i servizi sociali, raggiungono il Tribunale dei minori che apre un fascicolo sul caso. Una modalità molto in sintonia con la nostra Costituzione.

"La Costituzione infatti non è mai neutra rispetto all’agire sociale, ma domanda sempre solidarietà e responsabilità. L’idea di fondo è che siamo tutti responsabili di tutti, e specialmente della crescita delle nuove generazioni. Per questo non è accettabile chiudere gli occhi, e far finta di non vedere l’odierna crisi dell’infanzia e dell’adolescenza, che vede sempre più ragazzi allo sbando. Dove nasce questo disagio? La risposta il più delle volte porta alle famiglie, in quanto il primo nucleo su cui è fondata la nostra società.

"Importante poi precisare come lavora il Tribunale dei minori, che procede sempre in modo collegiale, a tutela del disagio dei minori nelle famiglie in cui vivono. Se questa modalità può ammettere l’errore, basandosi su valutazioni ipotetiche, garantisce tuttavia che su minori che vivano disagio in famiglia, manifestato con segnali ben visibili, si possa comunque intervenire, piuttosto che congelare la situazione in mancanza di prove schiaccianti, come se fosse applicabile per essi il detto: “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

"Per questo è decisivo che all’opinione pubblica sia consegnata una rappresentazione reale dei numeri dei minori realmente allontanati, sul totale dei minori che i servizi sociali hanno in carico per segnalazioni da scuola o da privati cittadini. Nella nostra regione (Emilia Romagna), sul totale dei minori in carico, una percentuale certamente molto bassa.

"Inoltre è importante chiarire definitivamente che non si allontanano i minori da una famiglia solo per problematiche economiche; infatti i servizi sociali hanno altri strumenti, certamente meno costosi, per sostenere i nuclei con disagio economico. E ancora, che i servizi sociali hanno molte altre azioni a disposizione per vigilare sulla tutela del minore (osservazione in famiglia, gruppi socio-educativi, comunità semi-residenziali, ecc..) prima di procedere con l’allontanamento, che di norma il Tribunale dei minori decreta dopo una serie di altri decreti provvisori pronunciati in precedenza.

"E’ chiaro a tutti, comunità di accoglienza in primis, che l’allontanamento di un minore (affidamento residenziale o inserimento in comunità), tanto più se parliamo di un bambino, non si fa  mai a cuor leggero, ma è sempre una decisione sofferta, che deve essere sempre temporanea (massimo due anni, cfr. DGR 1904/2011) con il preciso scopo di fare di tutto per recuperare le competenze genitoriali che mancano alla famiglia per far crescere il proprio figlio in modo che  sia una risorsa per la società futuro. Se poi il principio fondamentale della temporaneità dell’affido si scontra con il fatto che mancano le risorse per lavorare con le famiglie, si deve aprire un altro discorso che è quello dell’allocamento delle risorse.

"E’ necessario oggi vigilare perché la politica e i media non facciano “di tutta un’erba un fascio”: rigore nel punire singoli illeciti ed abusi (che ritengo più frutto di valutazioni sbagliate ma non in malafede), ma salvaguardia verso un sistema di welfare a favore dei minori, che resta un modello per tanti Stati del mondo. Senza “gettare fango” verso coloro che, sia nel pubblico che nel privato sociale, esercitano con serietà la loro professione.

"Sono consapevole che come gestore di comunità per minori e comunità familiari la nostra posizione può essere ambigua, perché sospetta di ritorno economico, ma chi fa il nostro lavoro ha a cuore la società, e sa bene di “lavorare per non esistere più”, perché in un mondo perfetto i bambini e i ragazzi è bene che crescano e siano educati nella loro famiglia naturale.

"Per perseguire il mondo migliore possibile è fondamentale crescere nella fiducia reciproca e nel rispetto tra tutti i ruoli della filiera che concorre alla tutela dei minori: genitori, scuola ed altre agenzie educative, servizi sociali e sanitari, Tribunale e Procura dei minori, comunità minori, case famiglia e famiglie affidatarie, consapevoli che ognuno è chiamato a fare il suo pezzo, per il bene delle nuove generazioni.

"Occorre inoltre che la politica sostenga la famiglia come primo nucleo della società, da tutelare e rinforzare, specialmente in tutte quelle situazioni di precarietà e fragilità dove la capacità genitoriale è compromessa, e i figli rischiano di crescere in ambienti non educanti. Questo appunto per avvicinare le famiglie alle istituzioni, specialmente quelle con maggiori difficoltà, in modo che, al momento del bisogno, sentano che valga la pena domandare aiuto agli enti preposti, senza la paura di essere giudicate e/o che si vedano portare via i figli.

Padre Giovanni Mengoli

Presidente Consorzio Gruppo CEIS
Coordinatore Rete tematica “MINORI” della FICT

 

 

 

"E noi chi siamo?". Festa della Famiglia tra dibattiti e svago

A Piacenza 11° edizione della Grande Festa della Famiglia sul tema "...E noi chi siamo?". Il programma:

  • Giovedì 19 settembre alle 21 nella chiesa di San Raimondo (corso Vittorio Emanuele, 154) Madre Maria Emmanuel Corradini, abbadessa del monastero benedettino di San Raimondo: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8)
  • Sabato 21 settembre alle 16 a Palazzo Galli della Banca di Piacenza, Salone dei Depositanti (via Mazzini, 14), Matteo Garla e Marco Galli (Associazione Internazionale Nuovi Orizzonti fondata da Chiara Amirante) intervistati da don Pietro Cesena “Come guarire le ferite del cuore?”; Pierpaolo Triani docente di Didattica generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore “Giovani, discernimento e vocazione della famiglia”; introduce il prof. Agostino Maffi, presidente del Forum delle Associazioni familiari.
  • Domenica 22 settembre

- 10 nel Salone di Palazzo Gotico (piazza Cavalli) dopo i saluti di Patrizia Barbieri, sindaco di Piacenza, e mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, parleranno Gigi De Palo, presidente nazionale Forum Associazioni familiari “Un’impresa chiamata famiglia”; Sara Doris, presidente Fondazione Mediolanum Onlus “Avevo tutto ma mi mancava qualcosa. Poi ho ritrovato la fede”; conduce Monica Mondo, giornalista di TV 2000, conduttrice della trasmissione Soul.

- 10 Piazza Cavalli “Raccontamene un’altra”, spettacolo e, a seguire, giochi per i bambini con Pappa & Pero

- 12 Basilica di S. Antonino (piazza S. Antonino) messa con il vescovo mons. Gianni Ambrosio; anima il coro della parrocchia di San Vittore alla Besurica diretto da Maria Chiara Massari

- 13 in Piazza Cavalli pranzo sotto i portici

- 15 Famiglie in piazza, conducono Federica Villa e Matteo Pavesi; dal Perù a Piacenza: “Siamo nel cuore del mondo”, musica dall’America Latina; dibattito con William Bonacina, docente di religione all’Istituto tecnico commerciale “Romagnosi”, con la moglie Daniela Tinaglia “Tutto è cominciato alla Casa del Fanciullo”; Giulio Boledi, docente di lettere all’Istituto professionale alberghiero “Raineri-Marcora” “Leopardi e le domande fondamentali di ogni uomo”; Itala Orlando, direttrice Associazione “La Ricerca” “Io sto in piedi se ho un progetto di vita”; Matteo Dell’Orto, diacono, sposato, quattro figlie “Uno per tutte e tutte per uno... Una famiglia diaconale e scout”; Carlo Dionedi, padre di otto figli, nonno di sette nipoti, direttore Scuola parentale “Giovanni Paolo II” “Il mestiere di fratelli e sorelle”; Andrea Sinigaglia, direttore generale dell’ALMA, Scuola internazionale di cucina italiana di Colorno, e Isa Mazzocchi, chef stellata Michelin “Nella compagnia della tavola”

- 18.15 in Piazza Cavalli “Pietro Galizzi in concerto”: Pietro Galizzi al pianoforte, Michela Martelli (voce) Stefano Solari (sax) Lorenzo Figerio (chitarra) Giovanni Merli (percussioni)

- 19.30 a Palazzo Gotico cena sotto i portici

  • Giovedì 26 settembre alle 21 nell’Oratorio di Roveleto (via Pisa, 2) “La nostalgia del padre” viaggio nell’arte alla ricerca del padre con il dott. Lorenzo Rizzi, medico. La mostra delle opere illustrate sarà visitabile all’oratorio di Roveleto dal 26 al 29 settembre

“Insignificanza sociale. E allora bevono, si drogano, vivono di notte”

“Il denaro è diventato l’unico generatore simbolico di valori. Non sappiamo più che cosa è bello, vero, giusto, santo. Pensiamo solo a che cosa è utile”. In un’intervista al “Corriere della Sera” (15 settembre 2019, Stefano Lorenzetto), Umberto Galimberti – filosofo, antropologo, psicologo, psicoanalista, sociologo – parla, tra le altre cose, di giovani, genitori, famiglia. E, inevitabilmente, di disagio, futuro, sbocchi.

“I ragazzi - dice - non stanno bene, ma non capiscono nemmeno perché. Gli manca lo scopo. Per loro il futuro da promessa è divenuto minaccia. Bevono tanto, si drogano, vivono di notte anziché di giorno per non assaporare la propria insignificanza sociale. Nessuno li convoca. Non potendo fare nulla, erodono la ricchezza accumulata dai padri e dai nonni”.

Ma, osserva Lorenzetto, stanno male anche i genitori. “Eccome – la risposta -. Senza che lo sappiano, non sono più autori delle loro azioni. Nell’età della tecnica sono diventati funzionari di apparato. Vengono misurati solo dal grado di efficienza e produttività. Nel 1979, quando cominciai a fare lo psicoanalista, le problematiche erano a sfondo emotivo, sentimentale e sessuale. Ora riguardano il vuoto di senso”.

Un vuoto che il domani non riesce a riempire. “Non riesco a vedere il loro futuro – afferma Galimberti -. Il domani non è più prevedibile. La tecnica ha assoggettato il mondo. Scambia lo sviluppo per progresso. È regolata da una razionalità rigorosissima, raggiunge il massimo degli obiettivi con il minimo dei mezzi e mette l’uomo fuori dalla storia. Ma l’amore non è razionalità, e neppure il dolore, la fede, il sogno, l’ideazione lo sono”.

L’Italia non fa più figli. Solo il Giappone, rileva l’intervistatore, ne fa meno di noi. “Colpa dell’edonismo sfrenato: i figli lo ostacolano – dice Galimberti -. Siamo il popolo più debole della terra. Per mangiare, apriamo il frigo anziché sudare nei campi. Ci difendiamo dal resto del mondo con il colonialismo economico, che ha sostituito quello territoriale. L’impero romano cadde così, fra postriboli e spettacoli circensi. Non lavorava più nessuno. Dovette importare i barbari per fare le guerre e le opere idrauliche. Un tempo pensavo che le civiltà finissero per cause economiche. Ora invece sono certo che muoiono per decadenza dei costumi”. E aggiunge: “I padri si lamentavano perché i figli non vogliono saperne di portare avanti le loro aziende. Per forza, quando compiono 18 anni gli regalano la Porsche! Si è mai chiesto perché, su 5 milioni d’immigrati, 500.000 siano imprenditori? Vedo negli africani una potenza biologica che noi abbiamo perso”.

FICT: un morto per droga ogni due giorni. Disinteresse della politica

“Nel fare i nostri migliori auguri al Governo appena insediatosi, ed appreso della nomina dei nuovi viceministri e dei sottosegretari, chiediamo con forza che tra le priorità pur rilevanti che ha da affrontare, non dimentichi che in Italia stiamo attraversando un’emergenza legata alle dipendenze patologiche che sta determinando un morto per droga ogni due giorni!”, dichiara Luciano Squillaci, presidente FICT
“Una strage di innocenti, afferma il presidente FICT, cui fa da contraltare il disinteresse ormai pluriennale da parte della politica nazionale, certificato dal perdurare del ritardo nella convocazione della Conferenza Nazionale, prevista dalla legge ogni tre anni, e che non si tiene dall’ormai lontano 2009. La Conferenza, è bene precisare, non è un esercizio meramente “accademico”, ma un luogo di confronto tra gli operatori del settore che ha il compito di proporre al Governo ed al Parlamento una lettura aggiornata del fenomeno, le tendenze, ed un approfondimento sugli interventi e le modalità di contrasto, di cura e riabilitazione. La mancanza di un dibattito adeguato, scientifico e democratico, lascia spazio agli interventi ideologici, o peggio superficiali, cui stiamo assistendo con cadenza ormai quotidiana, e che rappresentano altrettanti messaggi fuorvianti e pericolosi.”
“Ecco perché sollecitiamo il nuovo Governo perché proceda con immediatezza, ad assegnare, tra le altre, anche la delega per le politiche antidroga, in modo che si possa proseguire ed incentivare il percorso di avvicinamento alla Conferenza, che a nostro avviso dovrà necessariamente tenersi entro il 2020, preceduta da un’adeguata preparazione attraverso idonei tavoli di lavoro partecipati.
Così come chiediamo al Governo di sostenere ed incentivare il Dipartimento Politiche Antidroga, lasciandolo in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in modo da mantenerne la necessaria trasversalità rispetto ad un tema, quello della lotta alla droga, particolarmente complesso e che tocca le competenze di diversi settori dello Stato.
"Su questi temi, e per questi obbiettivi, la FICT è disponibile a collaborare e sostenere le azioni che verranno messe in campo, con la piena consapevolezza che la gravità della pandemia in atto impone a tutti gli attori del sistema di superare gli steccati ideologici e le divisioni di cortile, condividendo un percorso comune capace di innovare il sistema dei servizi rendendolo capace di rispondere ai mutevoli bisogni di un fenomeno in continua evoluzione.”

 

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