Eroina a basso costo. Ed aumentano i morti: + 9,7% in pochi mesi

 

L’eroina torna ad uccidere nel nostro paese. Una denuncia che viene rilanciata, con riccezza di dati, da Milena Gabanelli, che dopo essersi occupata nei giorni scorsi di immigrazione, pubblica un report sulla dipendenza di sostanze stupefacenti in Italia. Si tratta di un lavoro realizzato per la rubrica “Dataroom”.

“L’Italia sta ricominciando a contare i morti - afferma in riferimento all’inversione di tendenza registrata a partire dal 2017. - Se infatti, tra il 2000 e il 2016, i casi di decessi per overdose erano gradualmente diminuiti, durante gli ultimi mesi si è assistito a una vera e propria impennata: +9,7%, una percentuale altissima, dovuta per la maggior parte dai morti di eroina”.

Quest’ultima, insieme agli altri oppioidi, è diventata sempre più in pericolo a livello mondiale. Si consideri, infatti, che negli Stati Uniti muore una persona ogni dodici minuti.

In Italia, i consumatori di eroina sono quasi 300mila, per un business che vale all’incirca 2,3 miliardi di euro. A fare la “fortuna” di questo tipo di droga è il suo basso costo: una dose costa al massimo 20 euro, ma nelle principali piazze di spaccio arriva a costare anche 3 euro.

 

Cannabis in omaggio a chi compra libri. FICT: diseducativo

“Sono preoccupato: per vendere libri si fa una azione di marketing scorretta, pericolosa e diseducativa, così commenta Luciano Squillaci, presidente FICT, l’iniziativa della casa editrice che da’ in omaggio un grammo di cannabis per l’acquisto di libri”.

“Una provocazione di cui francamente non ne vediamo la necessità. Da anni la Federazione combatte contro questa cultura della normalizzazione, dicendo no a tutte le droghe, ad ogni forma o messaggio che porti a comportamenti rischiosi e devianti - spiega Squillaci - e dobbiamo porre grande attenzione al messaggio educativo che lanciamo ai giovani. Non dobbiamo mettere al centro e soprattutto accanto alla cultura, una sostanza che sia tabacco, cannabis lighto anche giochi in omaggio. I ragazzi hanno bisogno di contenuti valoriali puliti”.

Continua Squillaci “I dati ufficiali ci dicono che negli ultimi 7 anni abbiamo avuto un aumento di consumatori di cannabis del 30%. È evidente che questi dati poco interessano. Sono preoccupato dal fatto che tutto ciò viene sempre più considerato come normale, compatibile, accettabile se non naturale. I giovani, oggi, hanno molti più strumenti di noi adulti per documentarsi, ma sono anche più soli e disorientanti ed io penso a quelli più fragili, con famiglie disgregate, quando hanno una famiglia... Gli esempi per loro sono fondamentali, come anche i messaggi che lanciamo.”

Dramma droga: la ragazza che partorisce nella baracca e la mamma tra i disperati

Una giovane che partorisce in una baracca, una madre disperata che va a cercare la figlia. Storie dal boschetto di Rogoredo, a Milano, storie di droga, storie di dolore e – qualche volta - di speranza. Abbiamo deciso di raccontarle, rilanciandole attraverso il nostro portale, per alimentaretenere vivo quello che abbiamo chiamato “dibattito droga”. Perché se il boschetto è diventato un tragico simbolo, gli esperti ed i numeri ci dicono che il dramma della tossicodipendenza non ci ha mai lasciato ed ha anzi riacquistato vigore.

Le ultime due storie, raccontate dal “Corriere della Sera” del 21 maggio 2019, sono emblematiche. Una riguarda una ragazza ucraina di 28 anni che ha partorito in un edificio abbandonato dove viveva con una decina di persone. Ha portato avanti la sua gravidanza senza mai entrare in contatto con un medico, un assistente sociale, una qualsiasi struttura. Sprofondata in una dipendenza feroce, come faceva ogni giorno ha scaldato eroina e s’è appoggiata un ago in vena anche domenica, ultima sera prima della nascita. Poi è arrivata una telefonata al 112: “Venite nella cascina, una ragazza sta per partorire”.

Servirà qualche tempo e poi il bambino starà bene, i farmaci lo aiuteranno a non soffrire per l’astinenza oggi, domani, poi sempre meno, e in qualche settimana i medici della clinica “Mangiagalli” lo accompagneranno fuori dalla dipendenza che ha ereditato dalla mamma: l’eroina nel sangue che ogni giorno passava nel cordone ombelicale, nella placenta; il piccolo l’assorbiva insieme al nutrimento, che per il resto lo ha fatto crescere in buona salute.

L’altra storia, diversamente e ugualmente tragica, è di una mamma che è andata a cercare la figlia, nemmeno 18 anni, nel boschetto della droga. “Buttiamo via le maschere, non vergogniamoci mai più di parlarne. Di fronte ad una sofferenza così grande, possiamo trovare la forza solo tutti insieme. Giuro, è stato il giorno più brutto della mia vita. Ho visto ragazzine veramente piccole, più piccole della mia, alcune preparavano bustine di droga e pesavano con le bilance, un’altra spingeva un passeggino con un fagotto dentro che piangeva. Dove andava? Pellegrini della droga, mi sono avventurata con il terrore di vederla. È un inferno di occhi persi, persone con le siringhe ancora infilate nel braccio e nelle gambe, i più giovani avevano le stagnole che bruciavano attaccate alle facce”.

La ragazza è sempre andata bene a scuola, da un mese però ha smesso e da una settimana non tornava più a casa. Continua la mamma: “In quel posto succedono cose terribili, se non sono arrivati ancora alla siringa ci arriveranno presto. Non distribuiamole, quelle. Piuttosto, del cibo. Presa dalla disperazione ho comprato dei cracker per due ragazze col volto scavato dalla droga e dalla fame. Come animali, li hanno divorati”.

Un operatore del Serd Smi, che da febbraio gestisce sei letti di emergenza per l’ospitalità immediata e la disintossicazione dei ragazzi agganciati, è scoraggiato: “Abbiamo interrotto le incursioni delle équipe multidisciplinari dentro il boschetto perché sono esauriti i posti disponibili da noi. Non sono arrivate risorse dalla Regione, non ce la facciamo a continuare il progetto”.

Dichiarazione redditi, le agevolazioni per chi aiuta il volontariato

Seguire le strade del cuore fa risparmiare anche sulle tasse. Già da molti anni il Fisco dà una mano concreta a chi finanzia il mondo del volontariato e proprio dal 2018 si sono ulteriormente arricchite le agevolazioni previste. Lo fa presente il “Corriere della Sera” del 23 maggio 2019 riassumendo il panorama delle disposizioni che prevede incentivi che variano in funzione dei soggetti beneficiari e delle fattispecie a cui sono destinati i contributi versati.

In particolare le somme destinate al volontariato sono detraibili nella misura del 26% su un importo massimo di 30.000 euro, le erogazioni liberali in favore delle Onlus, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti nei Paesi non appartenenti all’Ocse, comprese le somme versate alle Onlus per le adozioni a distanza. I pagamenti devono essere effettuati tramite banca o posta (assegni, bonifici) o con carte di credito, di debito o prepagate. Più di recente, poi - anche se non risulta sempre agevole distinguere le varie fattispecie - con la riforma del terzo settore sono state introdotte:  

1) la detrazione del 30%, su un limite massimo di spesa di 30.000 euro, per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore delle Onlus e delle associazioni di promozione sociale (Aps); 
2) l’aliquota sale al 35% per i versamenti alle organizzazioni di volontariato.Va chiarito che a fronte di una stessa erogazione liberale non si può fruire contemporaneamente di più di una agevolazione ed inoltre non ci si può avvalere di più di una fattispecie detraibile presente in dichiarazione dei redditi con il codice 61, 71 o 76 o deducibile nel rigo E36. Quest’ultima fattispecie, in particolare, consente dal 2018 di dedurre, nel limite massimo del 10% del reddito complessivo le erogazioni in favore di: Onlus; organizzazioni di volontariato; associazioni di promozione sociale. Di solito la deduzione è più conveniente della detrazione per i redditi superiore a 28.000 euro, quindi è bene prestare attenzione allo sconto da chiedere.

L'azzardo non conosce crisi: una mappa dei centri di supporto

Un fenomeno collettivo con ampi risvolti negativi. Il gioco d’azzardo in Italia. Un gioco in continua crescita. Nel 2018, il fatturato complessivo del gioco ha raggiunto il totale di 107 miliardi. Nel 2007, undici anni fa erano 47. Come spiega Alea (l’Associazione per lo studio del gioco d’azzardo) in poco più di dieci anni, il settore ha più che raddoppiato il giro di affari. Ciò che impressiona è che i dieci anni di cui si parla sono 10 anni di crisi economica. Dieci anni in cui la media delle finanziarie prodotte dai governi, di differenti schieramenti, raggiungeva i 20 miliardi annui.

Una crescita a cui corrisponde un aumento di consumatori, e tra questi, va da sé anche l’aumento di persone affette da gioco d’azzardo patologico (GAP), una vera e propria dipendenza comportamentale. Per contrastarla e curarla è fondamentale sapere a chi rivolgersi per un aiuto immediato e concreto.
Per questo il Centro studi del Gruppo Abele ha mappato i centri di supporto per il gioco d’azzardo: per mettere in rete coloro che di questa dipendenza si occupano, in modo da meglio supportare quelli che se ne ammalano.
La mappatura è stata curata da Stefania Bizzarri, Marika De Maria e Lidia Magliano in collaborazione con la Biblioteca del Gruppo Abele, che nel corso di un anno di lavoro hanno aggiornato i dati presenti sul sito. Nella mappa rientrano sia gli enti pubblici e del Servizio Sanitario Nazionale, sia i centri privati accreditati o convenzionati, suddivisi per regione e provincia. 

La cura della ludopatia è una risorsa per la collettività, sia a livello sanitario che economico. Chi ne è affetto ha infatti anche un costo sociale che tutti condividiamo: una cifra che non si può calcolare con precisione, ma solo stimare. Secondo Ce.R.Co. (Centro Studi Ricerche Consumi e Dipendenze) e FeDerSerD (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) i giocatori costano 2,7 miliardi di euro l’anno. Fanno perdere al settore produttivo circa 1 miliardo e mezzo di euro e costano al sistema giudiziario e carcerario oltre 800 milioni di euro. Infine i costi sanitari: il trattamento di questa forma di dipendenza costava più di 60 milioni di euro nel 2014 e, come detto sopra aumenta proporzionalmente con il fatturato del settore. 

La mappatura vuole essere uno strumento di aiuto sempre aggiornato e completo. Vi compare anche la Ricerca Onlus:

Associazione La ricerca Onlus
Stradone Farnese, 96 – 29121 Piacenza
Tel: 0523 338710
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ref: Fagnoni Fausta

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