"I nostri adolescenti navigano a vista"

«I nostri adolescenti vivono un passaggio difficile: hanno poco passato, un presente incerto e un futuro di cui non si posseggono tracce, in sostanza navigano in un nuovo universo senza mappe, “a vista”». Il professor Claudio Mencacci direttore del Dipartimento Neuroscienze e salute mentale dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano ricorre a una garbata metafora per sintetizzare la situazione drammatica che è sotto gli occhi di tutti, ma che in tanti preferiscono non vedere: oggi più che mai gli adolescenti hanno bisogno di aiuto, per trovare punti di riferimento indispensabili alla loro crescita. La risposta alle angosce esistenziali tipiche di questa età di trasformazione, però, ormai non vengono quasi più dalle figure genitoriali (che battono in ritirata) ma dalla rete e dai social. Da qui la necessità di quella connessione perpetua che toglie al cervello dei ragazzi le pause fondamentali allo sviluppo armonico del loro «centro di comando».

Una fascia d’età abbandonata a se stessa

Per aiutare giovani e adulti , ma anche i professionisti stessi della salute, a capire di più, il professor Mencacci e il dottor Gianni Migliarese, anch’egli psichiatra del Dipartimento Salute Mentale dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco hanno scritto un libro «Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza» (Pacini Editore). «Vogliamo parlare di questi giovani,che sono il nostro futuro: pochi di loro svolgono attività fisica, ma fanno un grande utilizzo delle nuove tecnologie e soprattutto in ben 800 mila si dicono insoddisfatti della propria vita», rimarca il professor Mencacci. «Dobbiamo tenere conto di tutto quello che possiamo fare per prevenire questo disagio . C’è grande attenzione alla gravidanza, all’infanzia ma questa via via si allenta nella fase dell’adolescenza. Anzi il rischio è che si trasporti l’infantilizzazione nell’adolescenza , proprio non rendendoci conto dei cambiamenti neurobiologici enormi che a loro volta portano con sé passioni, sentimenti , scelte di vita , cognitività e tutto quello che poi avverrà nel futuro». Il libro intende appunto fornire alcune risposte basate sull’esperienza di «rete» accumulata in tanti anni dal Dipartimento., in collaborazione con la Neuropsichiatria infantile, la Pediatria e i Servizi territoriali.

I pericoli per la salute della psiche

Lo sviluppo delle tecnologie, l’utilizzo della rete, degli smartphone e dei tablet ha portato profonde trasformazioni che ancora non sono pienamente valutabili. Uno degli aspetti maggiormente influenzati dallo sviluppo delle tecnologie è il ritmo sonno-veglia. Qui alcuni dati sono ormai evidenti. Oggi sappiamo che molti fattori tendono a minacciare il sonno, tra questi sicuramente anche lo sviluppo della tecnologia e l’utilizzo di strumenti elettronici prima di dormire (o durante la notte). «Studi su campioni ampi (più di 100.000 ragazzi) — sottolinea il professor Mencacci – hanno trovato una forte correlazione tra disturbi del sonno (quantità di sonno inadeguata, scarsa qualità del sonno e eccessiva sonnolenza diurna) e utilizzo di smartphone e social network soprattutto nelle ore serali. L’insonnia agisce da detonatore ampliando la vulnerabilità individuale a differenti patologie psichiche (tra cui patologie depressive, alterazioni dell’impulsività, utilizzo di sostanze). I dati epidemiologici – continua Mencacci – sono estremamente significativi. Gli adolescenti di oggi tendono a dormire meno di 6 ore almeno il 10% delle notti. A 18 anni il 75% dei ragazzi dorme meno di 8 ore e solo il 3% degli stessi dorme 

Valutare con attenzione vantaggi e pericoli delle nuove tecnologie

La deprivazione di sonno, specialmente quando è cronica, può produrre conseguenze a lungo termine in termini di formazione dei circuiti cerebrali. Il sonno infatti mantiene un ruolo fondamentale nella plasticità neuronale. L’utilizzo di smartphone e PC è un fenomeno ubiquitario per i giovani, e noti ne sono le potenzialità e i vantaggi. Meno invece si considerano i rischi, soprattutto per i più giovani, che vanno al di là dell’influsso sul sonno. L’esposizione al gaming, ad esempio, ha effetti sullo sviluppo di specifiche aree cerebrali. I videogame migliorano l’attenzione visiva e la coordinazione, ma, alcuni dati suggeriscono un aumento di comportamenti impulsivi e aggressivi Anche gli stress emotivi possono essere significativamente influenzati dalla tecnologia e dalla rete: non si tratta solo di cyber-bullismo, la tecnologia modifica infatti le modalità con cui i ragazzi si relazionano tra di loro, escludendo generalmente i genitori, poiché la rete è uno spazio dove gli adulti faticano ad essere presenti, o ad intervenire. Gli stimoli visivi (es. instagram) hanno più impatto emotivo, senza considerare che non possono essere facilmente filtrati.

L’impatto delle sostanze d’abuso (nuove e vecchie)

«Uno tra i fattori di maggior impatto sullo sviluppo cerebrale dell’adolescente – afferma Gianni Migliarese, medico psichiatra preso il FBF di Milano – appare sicuramente l’esposizione alle sostanze: alcool, cannabis, vecchie e nuove sostanze d’abuso. Tutte le molecole psicotrope impattano in modo significativo sulla maturazione cerebrale dell’adolescente, con modalità e gravità che ovviamente differiscono profondamente da sostanza a sostanza e da modalità di assunzione. Dai dati ESPAD Italia 2016, si apprezza come il 33% degli studenti italiani (circa 800.000) ha provato almeno una sostanza stupefacente. La più utilizzata è la Cannabis, 32% degli intervistati l’ha utilizzata almeno 1 volta. Circa il 16% degli studenti italiani (circa 400.000 ragazzi) è un utilizzatore corrente (nell’ultimo mese) di cannabis e circa 90.000 sono utilizzatori quasi quotidiani. I dati relativi alla cannabis segnalano che la sua diffusione tra I giovani è pari, se non superiore, in Italia, a quella del fumo di sigaretta. Tra le nuove sostanze d’abuso (NPS, New Psycoactive Substances)) la più utilizzata è la cannabis sintetica (Spice) assunta “almeno una volta” dal 11.6% dei ragazzi».

Un mercato in continua espansione

«Sono al momento circa 700 le sostanze più o meno già individuate che appartengono alle NPS ma ne escono 100-120 nuove all’anno per alimentare in continuo il circuito di sostanze vendibili legalmente — spiega Edoardo Cozzolino , responsabile dell’Unità operativa Dipendenze del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze — . Si tratta di sostanze non controllate e non controllabili, in quanto basate su molecole nuove, forme chimiche nuove, il che vuol dire che i laboratorio non sono in grado di individuarle perché i laboratori non sono in grado di individuarle perché non hanno ancora i kit per poterlo fare ,quando queste arrivano sul mercato . Questo significa anche che sono vendibili legalmente , non sono illegali perché non essendo individuate non sono ancora inserite nelle tabelle delle sostanze illecite da parte del ministero della Salute. Per potere inserire una sostanza nelle tabelle occorre seguire un percorso preciso: individuarle prima di tutto e provare in modo inoppugnabile che provochi danni per la salute o addirittura pericolo per la vista. Solo allora il ministro accetta di firmare il decreto di inserimento nelle tabelle. Se questo percorso non è fatto in modo chiaro, ed è già successo, chi commercia queste sostanze denuncia lo Stato per il danno economico provocato dalla mancata vendita e vincono regolarmente le cause, perché dal punto di vista legislativo, hanno ragione».

Ottocentomila ragazzi «insoddisfatti» della propria vita

«In Italia abbiamo oggi circa 8 milioni e 200 mila giovani tra i 12 e i 25 anni. Di questi — continua Mencacci — circa il 10% (dati ISTAT) si dichiarano globalmente insoddisfatti della loro vita, delle loro relazioni amicali, familiari e della loro salute. I dati epidemiologici nazionali e internazionali riscontrano tassi simili di ragazzi con manifestazioni depressive o sintomi d’ansia tali da alterare il funzionamento. È a questi 800 mila giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori “tossici’” che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche». Su queste condizioni è poi necessario intervenire per tempo, visto che i trattamenti precoci, grazie all’elevata plasticità del periodo adolescenziale, sono associati ad ottime risposte cliniche. Poiché riconoscere i segnali di psicopatologia e discriminarli da manifestazioni che fanno parte del fisiologico, a volte turbolento, percorso di sviluppo individuale, non è sempre semplice, è necessario un intervento inclusivo che associ alle competenze pedagogiche e psicologiche di chi si occupa di adolescenti anche il sapere medico e il ragionamento clinico. Il periodo adolescenziale non può essere valutato esclusivamente come uno spazio di transizione psicologica, ma compreso anche dal punto di vista neurobiologico, riconoscendo tutte le trasformazioni cerebrali che si verificano nella fascia d’età che va approssimativamente dai 13 ai 25 anni. In questi anni il cervello si modella e assume la struttura adulta, permettendo all’individuo di acquisire competenze cognitive, relazionali e affettive, che rimarranno sostanzialmente stabili nel resto della vita.

Le influenze dell’ambiente e l’esordio delle patologie

«Come tutti i fenomeni caratterizzati da profondi cambiamenti – conclude Migliarese – anche la maturazione cerebrale dell’adolescenza è straordinariamente sensibile agli stimoli dell’ambiente, sia che questi si caratterizzino per una loro potenzialità in senso evolutivo, sia che si tratti di sollecitazioni che possono influenzare negativamente lo sviluppo. Il periodo dell’adolescenza può essere immaginato come una lente di ingrandimento: possono emergere episodi depressivi e ansiosi, oscillazioni dell’umore, dipendenze da sostanze o comportamentali, possono accentuarsi comportamenti impulsivi». A questo riguardo i dati raccolti da un gran numero di studi scientifici segnalano che è proprio negli anni dell’adolescenza che danno i primi segni gran parte delle patologie psichiche dell’età adulta. Tutte queste condizioni, se non riconosciute per tempo e non gestite con interventi specifici, possono comportare conseguenze importanti e influire sul benessere dell’età adulta». L’adolescenza, e le trasformazioni cerebrali che la caratterizzano, possono essere considerate come un dato invariante della specie umana, mentre gli stimoli ambientali a cui il cervello dell’adolescente è sottoposto cambiano a seconda delle epoche storiche, delle culture. Sicuramente gli stimoli ambientali a cui sono sottoposti gli adolescenti di oggi, i cosiddetti nativi digitali, sono differenti anche solo a quelli degli adolescenti di pochi anni fa.

di Ruggiero Corcella

Corriere della Sera

La Regione promuove il riuso dei medicinali

 

Antibiotici, analgesici e medicine per patologie cardiovascolari. Sono i tipi di farmaci che, seppure ancora in corso di validità, in confezioni integre e correttamente conservate, finiscono più frequentemente nel cestino. Recuperarli e consegnarli a persone in situazione di svantaggio economico e sociale tramite organizzazioni senza fini di lucro, si può: così non solo si riduce lo spreco e si limitano gli impatti negativi sull’ambiente, ma si aiuta chi ha problemi ad accedere concretamente a cure e medicine.

Da queste premesse e con quest’obiettivo nasce il Protocollo d’intenti sul recupero dei farmaci donati, approvato nell’ultima seduta di Giunta, e firmato da Regione Emilia-Romagna (assessorato Politiche per la salute), Hera e Last Minute Market, con lo scopo di promuovere in tutta l’Emilia-Romagna le “buone pratiche“ sui farmaci.

“I farmaci vanno usati in modo corretto, e ciò significa anche ridurne al minimo lo spreco- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. Sono beni preziosi, e onerosi, per la nostra collettività, e l’utilizzo responsabile coincide con un forte richiamo etico alla solidarietà nei confronti di persone e comunità in situazione di fragilità e svantaggio. Con questa intesa uniamo le forze, consapevoli che anche i piccoli gesti virtuosi dei singoli cittadini possono contribuire a fare la differenza”.

“FarmacoAmico rappresenta un’azione concreta di economia circolare, per prevenire la produzione di rifiuti e sostenere l’estensione del ciclo di vita dei beni, promuovendone il riuso- dichiara Antonio Dondi, direttore Servizi Ambientali del Gruppo Hera-. Grazie a delle partnership di valore, a una rete solida di onlus sul territorio locale e al contributo proattivo di tutti i cittadini è possibile generare valore condiviso, riducendo i costi dei servizi ambientali e del sistema sanitario e creando un impatto ambientale e sociale positivo”.

“Quando vent’anni fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione, non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione - ridurre le eccedenze aiutando i bisognosi - potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo come gli sprechi” dichiara Andrea Segrè, fondatore dello spin off. “In questi anni, grazie alla Regione Emilia-Romagna e alla collaborazione fondamentale di Hera- aggiunge il professor Segrè- abbiamo promosso il recupero di cibo mettendo in rete tanti attori del nostro territorio: ora, con questo Protocollo, potremo estendere ulteriormente la nostra azione anche in un altro campo fondamentale per la salute di tutti i cittadini”.

Perché i farmaci ancora validi e integri finiscono nel cestino?

Diversi i fattori che concorrono allo spreco di farmaci ancora validi: confezioni inadeguate (con scatole che contengono più o meno pillole di quelle che servono per completare la terapia), scarsa aderenza da parte del paziente allo schema terapeutico prescritto dal medico, sopraggiunta impossibilità di assunzione, per condizioni di salute mutate o per decesso del paziente. Forse non tutti sanno che, per legge, le confezioni di medicinali ancora valide, integre e correttamente conservate, ma che non si utilizzano più, possono essere recuperate e consegnate a organizzazioni senza fini di lucro, che hanno finalità umanitaria o di assistenza sanitaria.

Il progetto FarmacoAmico

Una buona pratica che in Emilia-Romagna viene già da tempo applicata. Nel 2012 Hera, multiutility nei servizi ambientali, idrici ed energetici con sede a Bologna, in collaborazione con Last Minute Market (società spin-off accreditata dell’Università di Bologna, che promuove la lotta allo spreco e la sostenibilità ambientale), hanno avviato e poi implementato il progetto FarmacoAmico. Con il preciso obiettivo di recuperare farmaci rimasti inutilizzati dai cittadini e destinarli ad organizzazioni non lucrative. Attualmente il progetto è attivo in 13 comuni della regione e sono più di cento le farmacie e una trentina le onlus coinvolte, oltre a diversi partner.

Obiettivi del Protocollo

La Regione, a sua volta, ha predisposto a febbraio 2018 un documento tecnico - “Indicazioni per il recupero dei farmaci inutilizzati e in corso di validità” - mirato a promuovere su tutto il territorio la riduzione dello spreco di farmaci, contenere i rifiuti, sostenere progetti di solidarietà sociale e, al tempo stesso, fornire indicazioni pratiche orientate a garantire qualità e monitoraggio delle attività. Il documento è rivolto alle Aziende sanitarie, alle associazioni di categoria dei farmacisti convenzionati, a enti/soggetti esterni che partecipano ai progetti locali, ai cittadini.

Ora, con la firma del Protocollo, con durata triennale e possibilità di rinnovo, Regione, Hera e Last Minute Market intendono collaborare e rafforzare l’impegno per sostenere la riduzione dello spreco dei farmaci in Emilia-Romagna, favorire il recupero di quelli non utilizzati, limitare gli impatti negativi sull’ambiente riducendo la quantità di rifiuti che richiedono particolari sistemi di gestione. Al tempo stesso puntano a sostenere i progetti del Terzo Settore rivolti alla prevenzione dello spreco, a valorizzarne i risultati e promuoverne l’attivazione di nuovi; ma anche a organizzare iniziative per sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i cittadini.

In Emilia Romagna 530.000 stranieri: lavoro, studi, sanità

È stato pubblicato il 18° Rapporto sui migranti della Regione Emilia-Romagna, a cura dell’Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio. Il Rapporto rappresenta una fonte affidabile di conoscenza e di lettura multidimensionale e settoriale del fenomeno; si tratta di un documento unico nel panorama regionale, messo a disposizione di chi, a vario titolo, si occupa di ambiti relativi alla migrazione e a tutti gli interessati al tema: enti locali, associazioni, cittadini, strutture periferiche dello Stato, sindacati, associazioni datoriali del lavoro etc. L’obiettivo è quello di fornire dati concreti per contribuire alla costruzione di politiche ed interventi efficaci ed inclusivi. 

I fenomeni migratori degli ultimi anni sono una sfida molto importante e strutturale, che la Regione Emilia-Romagna ha tentato di affrontare attraverso un modello di accoglienza diffusa e sicura sul territorio. Sono infatti oltre 530.000 i cittadini stranieri presenti in Regione. L’Emilia-Romagna si è occupata di questo “evitando il più possibile grandi strutture di permanenza dei richiedenti asilo, realizzando un’accoglienza legale e programmata con tutti i Comuni e garantendo sicurezza e protezione alle comunità che hanno accolto” scrive nell’introduzione al rapporto Elisabetta Gualmini, vicepresidente e assessore al welfare e alle politiche abitative.

Nel Rapporto, la presenza della popolazione straniera regolare è stata studiata attraverso due principali archivi statistici: l’archivio dei residenti gestito da Istat, che registra tutti gli stranieri iscritti nelle anagrafi italiane, e l’archivio dei permessi di soggiorno, gestito dal Ministero dell’Interno e validato in collaborazione con Istat. Quest’ultimo archivio dal 2007riguarda i cittadini non comunitari che hanno un regolare permesso di soggiorno. Per il Rapporto sono stati utilizzati entrambi gli archivi, poiché entrambi forniscono una visione parziale del fenomeno, per avere quindi un quadro il più possibile completo e trasversale. 

Sono otto le principali tematiche analizzate, ciascuna realizzata con l’aiuto di dati e arricchita con tabelle sintetiche: Presenza degli stranieri sul territorio, Mercato del lavoro e infortuni, Istruzione per le diverse fasce d’età, Abitare, Minori assistiti dai servizi sociali, Sportelli sociali, Sanità e Carcere. 

Il volume mostra un quadro in continua evoluzione, una presenza di stranieri che ha un forte impatto nella nostra Regione e che chiede alle politiche e alle parti coinvolte delle risposte che siano sempre più adeguate e inclusive. Si tratta di un fenomeno complesso e trasversale in tutti gli ambiti civili di cui, anche grazie al Rapporto, è possibile prendere consapevolezza dei limiti per ricavarne ulteriori potenzialità e risorse per il futuro.   

Riforma Terzo Settore. Il Forum: fare in fretta

Riforma del Terzo Settore, il Forum lancia l’allarme al Governo: “I tempi stringono, bisogna fare in fretta”. Il riferimento sono le scadenze per l’adozione dei decreti correttivi per la definizione delle norme su impresa sociale e codice del Terzo settore, il primo dei quali scade il 20 luglio, il secondo il 2 agosto. “Bisogna fare presto – ha commentato la portavoce del Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi – ma continuo a restare fiduciosa. Ho parlato con i parlamentari di tutti i gruppi, Governo e opposizione, le interlocuzioni sono state positive, siamo entrati nel merito delle questioni e c’è stata la possibilità di discuterne seriamente. Il tempo per correggere i decreti c’è”. 

Fiaschi spiega il complesso meccanismo per l’approvazione dei decreti attuativi: “Entrambi i provvedimenti dovevano avere un passaggio preliminare nelle commissioni parlamentari. Il primo è già passato ed è adesso in attesa di adozione da parte del Consiglio dei ministri. Se il Governo deciderà di adottarlo, quel decreto è già pronto, e questo non esclude che in futuro possano essere fatte ulteriori correzioni. Il secondo decreto è stato incardinato nelle commissioni parlamentari, in questo caso siamo più indietro ma entro il 2 agosto può essere adottato. In teoria, ci sarebbero tutti i tempi per fare bene”.

 Secondo Fiaschi, “si tratta di una riforma complessa e non possiamo pensare di correggere tutto e subito. Anche se la scadenza è prossima, siamo convinti che ci siano i tempi necessari per rispettarla e per fare un buon lavoro così come assicurato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo discorso di insediamento”. Anche perché, ha concluso, “tutto il vasto mondo del Terzo settore ha bisogno di uscire dall’attuale clima di incertezza ed avere quanto prima le risposte da tempo attese.” E se i due decreti non dovessero essere approvati entro le due scadenze, “sarebbe un problema per molti enti del Terzo Settore, che si troverebbero di fronte a norme complesse e in qualche caso svantaggiose”.

da "Il Redattore Sociale"

Pillole per non sentire la fatica, crescono vendite e danni

Cresce l’uso di farmaci usati in modo improprio per potenziare l’attenzione, migliorare la memoria, studiare o migliorare le prestazioni sul lavoro. In un sondaggio online su decine di migliaia di persone in 15 nazioni nel mondo, il 14% ha dichiarato di aver utilizzato «smart drug», o «droghe intelligenti» almeno una volta nei 12 mesi precedenti il 2017, rispetto al 5% del 2015, con una crescita del 9% in due anni. Picchi di crescita si registrano in Europa: 13% in Francia e il 18% in Gran Bretagna. Lancia l’allarme uno studio pubblicato nell’International Journal of Drug Policy e ripreso da Nature online.

I farmaci

Ad esser stato analizzato è l’uso di sostanze normalmente prescritte nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), così farmaci studiati per curare i disordini del sonno in chi fa turni notturni; ma anche stimolanti illegali come la cocaina.

I numeri

Negli Usa è stato riportato il più alto tasso di utilizzo: nel 2017 quasi il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver usato smart drug almeno una volta nei precedenti 12 mesi, rispetto al 20% del 2015. Ma i maggiori aumenti sono stati in Europa: dal 2015 al 2017 l’uso in Francia è salito dal 3% al 16%, nel Regno Unito dal 5% al 23%, in Olanda dal 10% al 24%, in Irlanda dal 4% al 18%. Quasi la metà (48%) delle persone ha dichiarato di avere avuto questi farmaci attraverso gli amici; il 10% li ha acquistati da un rivenditore o su internet; il 6% li ha ottenuti da un membro della famiglia; e il 4% ha dichiarato di avere le proprie ricette.

Danni per la salute

La pillola per potenziare il cervello è un sogno di antica data e come dimostrano i dati di questo sondaggio le smart drugs (dai derivati delle amfetamine al modafinil usato per i narcolettici) fanno sempre più proseliti. Ma la verità è che non sono farmaci «furbi»: gli studi realizzati per capire se davvero possano essere usati “bene” per migliorare le prestazioni cognitive hanno dato risultati a dir poco contrastanti mentre c’è certezza che possano far male, e parecchio. Si tratta di farmaci già noti quarant’anni fa, ma mentre all’epoca bisognava trovare un modo per farseli prescrivere oggi si comprano facilmente sul web. Molte smart drugs peggiorano la qualità del sonno, fondamentale per fissare ciò che si è studiato: si possono magari passare ore sui libri senza sentire la fatica, ma poi tutto sfugge via e non c’è un vero apprendimento. È sicuro, invece, che questi farmaci interferiscano negativamente con la delicatissima chimica del cervello. Usare amfetamine e simili aumenta infatti il pericolo di depressione, ansia, disturbo bipolare e perfino psicosi; inoltre espone al rischio di dipendenze e problemi cardiovascolari. Conoscendo gli effetti negativi di queste droghe non sarà però mai possibile eseguire studi rigorosi su persone sane perché è eticamente discutibile farlo.

Cristina Marrone

Corriere della Sera del 9 luglio 2018

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