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#MiFidoDiTeMiFidoDiMe, 500 studenti contro stereotipi e violenza

Mi fido. Mi fido di me, voglio contare su me stesso. E mi fido, voglio fidarmi, di te perché meriti la mia fiducia. Lo hanno pensato, detto e scritto in tanti modi possibili cinquecento studenti e studentesse delle Superiori piacentine, cercando di capire come e perché impegnarsi per poter arrivare a fidarsi di se stessi e degli altri. Per esprimere i loro pensieri, e con i pensieri il loro sentire, hanno smantellato luoghi comuni, stereotipi e messaggi comunicativi triti e ritriti. Invitati a riflettere sulle differenze di genere e sulla violenza di genere e tra coetanei, si sono scatenati andando ben oltre le aspettative, affrontando a cuore aperto e libero il tema della fiducia: con le loro riflessioni e la fertile creatività hanno detto “no” a quanto ci propina questa società dell’immagine, hanno risposto ai diktat dell’apparenza dicendo di credere nei valori dell’autenticità, dell’intelligenza, dell’umanità e del rispetto, hanno preso di mira tabù, sviscerato temi come l’omosessualità, la disabilità, l’immigrazione, l’accoglienza, l’alcolismo, la droga, il fenomeno del bullismo. Tra le riflessioni prodotte: “Un problema non ferma una persona, ferma la mente”…”La bellezza non è definitiva, ogni persona ha una bellezza diversa”…E un monito a se stessi e ai coetanei: se vuoi cambiare il mondo sappi che il cambiamento sei tu. Non ne citiamo altri, perché quello che questi giovani vogliono dire al mondo lo hanno espresso realizzando messaggi video, social, flyer, adesivi e un hashtag - #MiFidoDiTeMiFidoDiMe – su Instagram, messaggi che si sono impegnati a far circolare fra la gente e soprattutto sui social.

#MiFidoDiTeMiFidoDiMe è il nome del progetto che li ha visti al lavoro per cinque mesi nel corso di quest’anno scolastico – da gennaio a maggio: 4 incontri per un totale di 6 ore a classe e 3 ore di formazione per gli insegnanti di ogni istituto – stimolati da una rete ben orchestrata di professionisti dei centri educativi del territorio: la cooperativa “L’Arco” in partnership con la “Casa del fanciullo”, la cooperativa “Oltre”,  l’associazione “La Ricerca” e il Cipm (Centro italiano per la promozione della mediazione).

Ragazzi e ragazze sono stati protagonisti, attori e non spettatori, soprattutto produttori e comunicatori di messaggi contrassegnati dagli hashtag #MIFIDO e #ITRUST. Si sono ritrovati in classe, e nei centri di aggregazione giovanile del territorio - Spazio Giovani Sarmato, Centro educativo Tandem , Centro educativo Step, “Centro giovani Corte” di Cortemaggiore e l’Agenzia formativa Tutor di Piacenza – si sono confrontati tra loro, sugli aspetti relazionali tra pari, temi e spunti di volta in volta forniti dagli educatori in sintonia e collaborazione con gli insegnanti che hanno accolto di buon grado questo singolare esperimento fuori dai consueti schemi didattici.

Sotto la supervisione di Michele Marangi, docente di media-education dell’Università Cattolica di Piacenza, e di mediatori e psicologi esperti sulla violenza di genere, una parte del progetto è stata dedicata ai disturbi del comportamento alimentare che, come la violenza, sono collegati alla mancanza di stima in sé e negli altri. Grazie alla collaborazione con protezione della Giovane (Acisjf, Associazione cattolica internazionale), “La Ricerca” e “Arcobaleno”, il percorso ha offerto anche l’opportunità di conoscere donne migranti e donne in difficoltà.

Sette le scuole coinvolte: Istituto tecnico commerciale e per geometri “Tramello”, Liceo artistico “Cassinari, Istituto professionale “Casali”, Liceo classico “Gioia”, Liceo “Colombini”, Istituto tecnico agrario “Raineri Marcora”, Endo-Fap “Don Orione” (l’ente di formazione e aggiornamento professionale di Borgonovo Valtidone).

I media digitali sono stati uno strumento utile per interrogarsi e rispecchiarsi partendo dalla decodifica ed elaborazione di messaggi che arrivano da Internet, tv, cinema, giornali, social network.

 La scommessa della Fondazione di Piacenza e Vigevano - All’evento conclusivo che ha animato un’intera mattinata all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, a fare gli onori di casa a nome della Fondazione (che ha sostenuto finanziariamente il progetto), il dottor Franco Egalini, coordinatore della commissione welfare: “Abbiamo creduto in questo progetto perché aveva degli ottimi presupposti di coinvolgimento diretto dei giovani, in un cammino condiviso da diverse realtà del territorio, una rete di competenze che si sono unite. I risultati ci dicono che abbiamo vinto questa scommessa”. L’augurio è che i frutti del percorso vengano propagati.

 “Creativi, sensibili, mai banali”. Michele Marangi ha rimarcato il talento dimostrato dai giovani comunicatori: velocità, capacità di sintesi, creatività, mai banali, sempre più avanti di quanto non si percepisca dall’esterno. Un attestato di stima rimarcato anche da Stefania Mazza - formatrice dell'Università Cattolica e Università degli Studi di Parma  - che li ha invitati a rilanciare i temi che vorrebbero affrontare in un ipotetico seguito dell’esperimento. La risposta è stata pronta ed entusiasta: primo: l’amore! E poi: la libertà, la felicità, l’empatia, il cambiamento, l’adolescenza, il rispetto, la droga… Ce n’è…

Ricordiamo che i messaggi dei ragazzi troveranno un canale privilegiato su Instagram con l’hashtag #MiFidoDiTeMiFidoDiMe

 Positività dell’esperimento è stata espressa all’unisono dalle rappresentanti della regìa del progetto, al tavolo in conferenza stampa (da sinistra): Maria Chiara Bisotti, presidente di Cooperativa sociale Oltre, Alessandra Bassi, coordinatrice del progetto (Cooperativa sociale L’Arco), Maria Scagnelli, responsabile area adolescenti e progetti formativi della Cooperativa sociale Casa del Fanciullo,  Itala Orlando, direttore di Associazione La Ricerca, Elena di Blasio vicepresidente CIPM (Centro Italiano per la Promozione della Mediazione).

 

 

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