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EMERGENZA DROGA / Da genitori a genitori: insieme possiamo aiutare i nostri figli

Il quotidiano “Libertà” di martedì 23 aprile ha pubblicato un messaggio “da genitori a genitori” che madri e padri dei Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto dell’associazione “La Ricerca” hanno voluto lanciare al territorio per far fronte insieme all’emergenza-droga.

Lo riproponiamo per intero e in allegato il pdf della pagina pubblicata da Libertà con “corsivo” introduttivo in prima pagina

 

Quaranta mamme e papà intervengono nel dibattito sull’emergenza-droga con un appello a cuore aperto “da genitori a genitori”, mossi dalla carica positiva dell’esperienza che stanno vivendo nei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, i famosi Gruppi Ama dell’associazione “La Ricerca”, in cui hanno la possibilità di confrontarsi con esperti e di affrontare il problema della tossicodipendenza di un figlio insieme ad altre persone che vivono la loro stessa situazione. Come loro migliaia di genitori hanno sperimentato l’efficacia di questi percorsi in quasi quarant’anni di attività della onlus piacentina fondata da don Giorgio Bosini.

Come ogni martedì sera eccoci all’associazione “La Ricerca”, Stradone Farnese 96, primo piano, salone rosso. Siamo tutti genitori di ragazzi e ragazze, di 13,16, giovani di 20, 25, 30-35 anni, che hanno problemi di dipendenza da sostanze, veniamo qui perché in questo luogo frequentato da persone accoglienti, comprensive, gentili, piene di umanità, ci viene data la possibilità di reagire, di fare qualcosa per aiutare i nostri figli a liberarsi dalla bestia tremenda: la droga. Alcuni di noi sono arrivati da poche settimane, altri frequentano da mesi. E poi ci sono quelli che partecipano da molti anni, i loro figli non fanno più uso di sostanze, ma loro scelgono comunque di restare per affiancarci e darci sostegno con la forza della loro esperienza.

Sono passate da poco le 20 e già diversi di noi hanno preso posto per l’appuntamento settimanale dell’Auto-Mutuo-Aiuto: Lorena Maldina, operatrice storica della “Ricerca”, e Anna Papagni, la responsabile del Punto Ascolto Dipendenze (PAD) e coordinatrice di tutto questo movimento di accoglienza e aiuto ai familiari, ci spiegano come si svolgerà la serata che ci vedrà riuniti per gruppi dove avremo modo di confrontarci, di scambiare riflessioni, emozioni, sfogarci, esprimere le nostre paure, fare domande, capire insieme come proseguire la nostra lotta quotidiana alla droga che in diverse forme si è impadronita della vita dei nostri figli. A guidarci un esperto per ogni gruppo, spesso un padre o una madre che hanno attraversato questo dolore e senso di smarrimento.

Arrivi che ti manca il fiato dalla paura, ma pian piano riacquisti fiducia. Che cosa accadrà? Riusciremo a farcela? Venire qui ogni santo martedì sera – è la domanda che ci si fa soprattutto all’inizio del percorso di Auto-Mutuo-Aiuto – potrà ridarmi mio figlio? L’esperienza, i numeri possono dare conforto, certamente, dato che sono a migliaia le persone che in questo centro di solidarietà hanno trovato un valido aiuto in tanti modi e venendo orientati nei diversi percorsi educativi, di aggregazione e di recupero a seconda della situazione che ciascuno sta affrontando. Ci sono anche tanti genitori che qui possono esprimere timori, dubbi, chiedere informazioni anche se i loro figli non sono propriamente nella morsa della tossicodipendenza ma semplicemente manifestano segnali di malessere. Si possono chiedere colloqui di chiarimento per capire se c’è o no il problema della droga.

Ma al di là dei numeri, la forza di dare il colpo di reni e reagire, ti arriva molto diretta e profonda con un’accoglienza autentica in cui ti senti dire: “Non sei da solo, i problemi certo ci sono. Li affrontiamo insieme”. Ed è così. Dopo un peregrinare più o meno lungo che hanno fatto tanti di noi fra medico di famiglia, psicologo, Sert, persino Forze dell’Ordine (per segnalare il pericolo in cui si vengono a trovare i nostri figli), arrivare in un posto dove ti senti accolto, ascoltato senza essere giudicato e senza che ti venga subito sottoposta chissà qualche ricetta magica, un posto dove incontri tante altre persone che stanno vivendo situazioni molto simili alla tua, altre che l’hanno vissuta e ne sono venuti fuori, cominci a sentirti un po’ meno sbagliato, pian piano riacquisti fiducia, cominci ad avere speranza.

Bisogna crederci, ma non è per niente facile, perché prima di tutto bisogna riconoscere che abbiamo il problema, che nostro figlio ha un problema. E muoversi prima possibile. “Quando ho scoperto che mio figlio fumava le canne mi si è gelato il sangue”, “Io gli ho fatto una ramanzina, non è servito a niente e allora gli ho ammollato pure uno schiaffo…Tutto inutile”. Scoprire che tuo figlio si fa le canne, o addirittura fa uso di cocaina, o che è ormai diventato un consumatore abituale di sostanze stupefacenti, sostanze spesso abbinate anche a psicofarmaci, alcol e quant’altro, è uno shock. Ti sembra di impazzire, vai in confusione, ti pervade un senso di smarrimento, di fallimento, di vergogna, non sai che fare, tendi a isolarti. Purtroppo c’è chi preferisce aspettare, vedere se il problema si risolve da sé o semplicemente con le promesse, spesso vane, strappate ai figli. Quasi sempre si trova il coraggio di chiedere aiuto quando la situazione è diventata insostenibile, in una ricerca disperata che ti toglie il fiato.

Come ci si accorge che la droga si sta insinuando nella vita dei nostri figli? L’importante è agire in tempo, bisogna osservare molto bene i nostri figli. I segnali che qualcosa non va non sono subito evidenti: si chiudono in se stessi, evitano gli incontri in famiglia, evitano di pranzare o cenare insieme e poi magari di notte si attaccano al frigorifero e si abbuffano, dormono molto, si rincoglioniscono, hanno sbalzi d’umore che noi spesso sottovalutiamo pensando che sia per la giovane età, diventano scontrosi, man mano sempre più aggressivi, mancano di rispetto, cala il rendimento scolastico. Nascondono la polverina ovunque: c’è chi l’ha trovata nei cassettoni delle finestre, in bagno, nella borsa dell’acqua calda, nei cassetti dell’armadio, tra i calzini. L’importante, non finiremo mai di ripeterlo, è intervenire subito, non lasciarsi scoraggiare da tutti quelli che sottovalutano i rischi, non bisogna ascoltarli anche se tra quelli che sminuiscono può esserci pure il medico, l’amico di fiducia, nostro marito o nostra moglie. Non fatevi fermare dalla paura di chiedere aiuto, perché prima si interviene meno rischi e pericoli ci sono per i nostri figli. Prima di capire che ci sono persone come gli specialisti dell’associazione “La Ricerca” che sanno indirizzarti, consigliarti, ti aiutano a capire dove è il problema e come affrontarlo insieme a tuo figlio, tanti hanno perso mesi, addirittura anni, non senza conseguenze fisiche, spesso anche psichiche, per i loro figli.

Il male peggiore è la rassegnazione, è sottovalutare il problema. Quante volte ci è capitato di sentirci dire dai genitori più giovani: “Mio figlio si è fatto qualche canna, e allora? Che c’è di male? Qualche fumatina ce la siamo fatta anche noi da ragazzi, ma poi è passata”. A parte che i cannabinoidi di oggi contengono sostanze psicoattive devastanti, il guaio è che dalle canne alla droga più pesante il passo è breve e quasi sempre inevitabile. Chi sottovaluta non dà il giusto peso alla cosa, non si rende conto che è in gioco la vita di suo figlio.

Nessuna bacchetta magica, un lungo cammino da percorrere. Non pensiate di trovare la formula magica, preparatevi perché il cammino da percorrere è lungo, si comincia dal fare chiarezza in noi stessi, perché dobbiamo capire chi siamo come persona, come genitore, che cosa vogliamo veramente, come ritrovare le risorse che abbiamo dentro di noi. Ma solo così si può ricominciare e riaprire un dialogo con i nostri figli, creare insieme un nuovo modo di relazionarci. Sembra incredibile, invece è possibile.

I genitori dei Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto

dell’associazione “La Ricerca onlus”

 

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