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DIS-CHIUSURE / La musica nata nei lager, voce dell’anima

Non puoi spegnere la voce dell’anima, nemmeno in un campo di sterminio. L’anima che grida si sprigiona non solo in gesti di alta umanità, ma riesce a produrre liriche e sinfonie meravigliose anche quando attorno regnano morte e abominio. Sono più di 150mila i musicisti che hanno creato grandi melodie e opere sinfoniche persino nei campi di prigionia, in ogni campo di prigionia della storia, campi di internamento, transito, concentramento, sterminio, lavori forzati, penitenziari sotto occupazione militare, Stalag e Oflag, POW Camps e Gulag. Il famoso compositore e pianista Francesco Lotoro ha raccontato di loro - persone uccise o sopravvissute, provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale e religioso e che subirono discriminazioni, persecuzioni, ingiusta detenzione o deportazione – a un pubblico giovanissimo di oltre 350 studenti piacentini delle medie “Nicolini” e “Anna Frank” , del Liceo “Cassinari” e “Tramello”, del “Colombini” e dell’istituto tecnico “Romagnosi”. L’occasione di toccare dal vivo – ascoltando anche alcuni brani eseguiti al piano dallo stesso Lotoro – è stata offerta dalla mostra-evento “Dis-chiusure” ”, la rassegna di musica, immagini e testimonianze portate all’attenzione del grande pubblico per riflettere sulle aperture e chiusure sociali e culturali del nostro tempo. Opera simbolo della rassegna culturale, organizzata da Opera Pia Alberoni, Svep e “La Ricerca onlus” in collaborazione con Casa dello Spirito e delle Arti di Milano e il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, un capolavoro dell’arte contemporanea, il Violino con filo spinato che il grande Jannis Kounellis, padre dell’Arte Povera, realizzò dopo aver incontrato alcuni detenuti del carcere di Opera.

Recuperate 8.000 partiture, 6.000 biografie di musicisti internati - Massimo esperto al mondo di letteratura musicale concentrazionaria, Francesco Lotoro è riuscito a recuperare 8.000 partiture, 6.000 biografie di musicisti e 12.000 documenti inerenti la letteratura musicale concentrazionaria. La sua ricerca continua in tutto il mondo, compresa Piacenza.

La carta igienica ha salvato dei capolavori -  Nei campi di prigionia è stato composto di tutto anche musica jazz, country, musica buffa, brani e testi per il cabaret, commenti musicali agli spettacoli di marionette, oltre naturalmente a opere sinfoniche. Quando mancavano i fogli i compositori internati scrivevano sulla carta igienica, sulle cartoline da inviare a casa, sul retro dei fogli dei giornali stampati in ciclostile, senza le matite (quando le trovavano erano dei mozziconi…) si servivano del carbone vegetale, non potevano esimersi dall’esprimere la loro potenza creativa. E quando neppure tutto questo era possibile si affidavano alla loro memoria.  Un musicista polacco è riuscito a ricordare ben 716 canzoni, testi e melodie. Ed è grazie alla memoria, questa volta dei bambini internati e che oggi sono rimasti tra gli ultimi sopravvissuti al tempo, è stato possibile raccogliere tantissime canzoncine e filastrocche.

Salvati pezzi di vita, capolavori dell’ingegno umano -  In gran parte quei musicisti sono morti ma una parte di ciascuno di loro resterà viva per sempre grazie all’immane opera di recupero che Francesco Lotoro sta portando avanti da ormai trent’anni con un progetto di archiviazione di partiture, ma anche microfilm, audiocassette, 33 giri, 45 giri , dischi in cera lacca, registrazioni di concerti eseguiti negli stessi campi di concentramento (dove comunque erano quasi sempre previsti teatrini e orchestre: ai musicisti detenuti veniva spesso concesso di portarsi lo strumento), esecuzione, registrazione discografica e promozione dell’intera produzione musicale concentrazionaria raccolta nei campi aperti dal 1933 al 1953 in Europa, Africa coloniale, Asia, Australia, USA, Canada e America Latina.

Autore nonché interprete in qualità di pianista, organista e direttore d’orchestra dell’Enciclopedia in 24 CD–volumi KZ Musik (Musikstrasse – ILMC) contenente 407 opere scritte in cattività civile e militare durante la Seconda Guerra Mondiale, Lotoro ha intrattenuto ragazzi e ragazze con un’anteprima del concerto racconto poi presentato in serata all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano narrando storie di musicisti che furono richiusi nei lager e facendo ascoltare alcuni loro brani di forte impatto emozionale. Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è stato anche insignito del titolo di Chevalier de l'Ordine des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese, per aver “dedicato ai compositori francesi deportati nei lager notevoli sforzi di ricerca, salvando così le loro musiche”. Pianista di tecnica trascendentale, è l’unico musicista al mondo ad aver eseguito e registrato le monumentali partiture originali pianistiche della VIII Symphonie op.99 di Erwin Schulhoff (scritta nello Ilag XIII Wülzburg), del Don Quixote tanzt Fandango di Viktor Ullmann (scritta a Theresienstadt) e del Nonet di Rudolf Karel (scritta nel Vazební Věznice di Praha–Pankrác). Come compositore ha scritto l’opera in 2 atti Misha e i Lupi, Cantata ebraica per cantore, chitarra e orchestra da camera, Requiem Barletta 12.IX.1943 per soli, organo, pianoforte e orchestra e 12 Studi su un tema di Paganini per pianoforte; di J.S. Bach ha altresì trascritto per pianoforte solo la Musikalisches Opfer e per 2 pianoforti la Deutsche Messe e i 14 Canoni BWV1087.

 

 LA MOSTRA-EVENTO APERTA FINO AL 9 MAGGIO

Percorso espositivo con filmati e strumenti musicali - La mostra-evento “Dis-chiusure”, ricordiamo, rimarrà allestita all’Alberoni attorno al capolavoro del Kounellis, sino al 9 maggio. Nel percorso espositivo sono inclusi due filmati: “Il rumore della memoria” di Marco Bechis, prodotto dal “Corriere della Sera” (narra il viaggio di Vera Vigevani, tra Auschwitz e l’Argentina, attraverso la sua biografia familiare segnata dal filo spinato) e “Atto unico di Jannis Kounellis” di Ermanno Olmi (Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro) che svela il nascere e il prendere forma dell’espressione artistica di Kounellis. In esposizione anche una selezione di suggestive fotografie di Carlo Orsi e alcuni strumenti musicali costruiti nel ghetto di Terezín, dove ebrei boemi, tedeschi e danesi vennero rinchiusi in un grande progetto di propaganda nazista e poi deportati nei lager di sterminio.

La mostra è visitabile venerdì, sabato, domenica dalle 15 alle 19.

Collaborano alla realizzazione del progetto “Dis-chiusure” – che ha il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e di Sintic, e il patrocinio di Regione, Comune, Provincia e Diocesi di Piacenza, il Comune e la Provincia di Piacenza -, l’Università Cattolica, il Conservatorio G. Nicolini, la Caritas diocesana, la Biblioteca comunale Passerini Landi, l’associazione Velolento e Tep Arti Grafiche, media paternership “Libertà”.

 

 

 

 

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