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Mal di solitudine, 800 persone raggiunte dalla “Ricerca”. Percorsi e incontri grazie all'8 per mille

Soli in famiglia, soli nella coppia, soli a scuola (al di qua e al di là della cattedra), isolati sul lavoro, persino facendo sport di squadra, soli ad affrontare le difficoltà che la vita ci pone. Una condizione esistenziale da non sottovalutare perché molto più diffusa di quanto si possa immaginare. L’impossibilità di potersi confrontare serenamente, di essere ascoltati, la paura di non essere capiti, ma semmai giudicati rende ancor più difficile affrontare i problemi col rischio che la situazione si complichi e si aggravi ulteriormente. Il “mal comune” emerge fin dai primi colloqui con le persone che chiedono aiuto ai Servizi dell’Ascolto dell’associazione “La Ricerca”, tanto che la storica onlus fondata da don Giorgio Bosini per dare accoglienza e sostegno ai giovani in disagio e alle loro famiglie, da anni sta improntando sempre più i suoi interventi anche sulle diverse problematiche esistenziali che toccano il vissuto quotidiano delle persone, dai giovanissimi alle giovani coppie alle famiglie che devono fare i conti con malattie, perdita del lavoro, separazioni, lutti, disabilità o sopravvenuta non autosufficienza dei propri anziani. Tutte potenziali cause scatenanti di incomprensioni, sensi di colpa, tensioni, sfiducia, senso di impotenza, autocommiserazione, autoisolamento.

Più di 800 le persone raggiunte in quest’ultimo anno dall’associazione “La Ricerca” con iniziative – colloqui individuali, percorsi di gruppo, confronti con esperti – volte proprio a cercare di dare una risposta a questa sofferenza figlia dell’acceso individualismo del nostro tempo e origine di tante situazioni di disagio che venute a cadere quelle che un tempo erano reti di sostegno naturali (i parenti, i vicini di casa, gli amici, i colleghi ) ci rendono più vulnerabili perché sempre più chiusi e ripiegati su noi stessi, minano le fondamenta delle relazioni, a partire dalla famiglia. “La solitudine è la manifestazione più evidente della fragilità della famiglia, soprattutto dal punto di vista dei punti di riferimento relazionali e valoriali in tutti i cicli vitali – osserva Anna Papagni, responsabile dei Servizi dell’Ascolto e Famiglie e Gruppi Auto-Mutuo-Aiuto - Spesso mancano per le famiglie momenti di confronto e spazio di incontro che servono a trovare ascolto, solidarietà e sostegno, dove sentire che la propria narrazione interessi a qualcuno. Emblematico è quando capita una malattia grave, disabilitante: stare accanto ad una persona malata è un compito che può assorbire tutta l’attenzione fino a far perdere di vista la propria salute e il proprio benessere. Spesso in completa solitudine, i caregivers cioè coloro che si prendono totalmente cura di un familiare in difficoltà, si trovano a dover gestire emozioni difficili come inadeguatezza, senso di colpa, depressione, ansia e persino risentimento.  Questo mix di apprensioni provoca stress e affaticamento fisico e mentale. Abbiamo ricevuto richieste di aiuto per casi di conflitti familiari che avevano all’origine proprio questo tipo di stress: familiari che rimproverano al caregivers di trascorre troppo tempo con la persona assistita, e lo stesso caregiver nel contempo che si sente isolato, il solo a portare sulle sue spalle il carico assistenziale. Cambia anche il rapporto con la persona accudita con vissuti di rabbia, frustrazione, sensi di colpa. Ansia e stress, sappiamo benissimo, sono alti fattori di rischio per l’insorgenza di malattie sia fisiche che psicologiche, ma possono essere affrontati e superati con un aiuto sia di tipo formale (socio- economico e terapeutico) e/o informale (amicale e di conforto). Purtroppo c’è una limitata offerta di servizi a sostegno dei caregivers a fronte, peraltro, di una crescente domanda di sostegno da parte loro. Noi, da parte nostra, abbiamo voluto dare una risposta valida con i nostri percorsi di auto-mutuo aiuto”.

La condivisione, il confronto con altre persone che stanno vivendo situazioni simili, la reciproca assistenza ed il reciproco sostegno emotivo sono i punti di forza di questi gruppi di auto-mutuo-aiuto, i cosiddetti gruppi Ama “perché forniscono ai partecipanti un luogo, un tempo e uno strumento mediante i quali ritrovarsi, confrontarsi e sostenersi nell’affrontare le diverse problematiche”. Ed è per questo che risultano efficaci in tutte le situazioni di difficoltà.

Già dalle prime testimonianze raccolte alcuni obiettivi possono dirsi raggiunti, a partire dal miglioramento della qualità della vita delle persone partecipanti (in allegato la significativa testimonianza di una madre che ha partecipato ai gruppi di auto-mutuo-aiuto). Quest’opera di contrasto alle nuove forme di solitudine e vulnerabilità ha però un orizzonte più ampio, aperto alla collettività contribuendo allo sviluppo di una cultura maggiormente solidale e attenta attraverso la creazione di nuovi legami che nascono in seno ai gruppi Ama in cui ci si sente sostenuti e aiutati a fronteggiare le difficoltà familiari.

Grazie anche al sostegno finanziario arrivato dai contributi CEI 8 per mille, l’associazione ha potuto offrire una varietà di percorsi Ama che potessero adattarsi alla richieste arrivate dal territorio: oltre che per caregivers e per genitori di giovani con problemi di dipendenza, per familiari dei giocatori d’azzardo, percorsi per coppie in crisi, per genitori separati, per persone che faticano ad affrontare l’esperienza del lutto.“Ed abbiamo potuto allargare il campo d’osservazione ad altre situazioni in cui si stanno manifestando condizioni di vulnerabilità dovute alla solitudine: nella scuola, tra gli adolescenti nel loro tempo libero, nello sport”. Di qui gli incontri con esperti e le tavole rotonde organizzate (con successo e vasta partecipazione di pubblico). “Per lo sport abbiamo avuto anche un testimonial di eccezione: l’allenatore Eusebio di Francesco, per la scuola è stato possibile un confronto molto illuminante con il prof. Pierpaolo Triani dell’Università Cattolica, la dirigente scolastica prof. Antonia Rizzi, e diversi insegnanti intervenuti con interrogativi e testimonianze. Naturalmente abbiamo trattato anche l’emergenza del consumo di sostanze alla luce delle nuove tendenze di comportamenti e consumi da parte dei giovani, tra gli intervenuti anche il medico del Pronto soccorso dell’Ospedale di Piacenza, Antonio Agosti che sul tema è molto impegnato e preparato. Ai caregivers abbiamo dato l’opportunità di confrontarsi con l’ispiratrice della legge regionale di tutela dei caregivers Loredana Ligabue. Ci sono stati anche percorsi formativi sulla ricerca di senso con apprendimento di tecniche di meditazione e corsi tenuti dal noto antropologo Paolo Giovanni Monformoso. In calendario abbiamo anche incontri sulla solitudine nella relazione di coppia con il prof. Domenico Bellantoni delle Università Salesiana e La Sapienza di Roma e prossimamente tratteremo anche la questione del gioco d’azzardo e il delicato tema del lutto”.

Come si svolgono i percorsi di Auto-Mutuo-Aiuto:

Il percorso per CAREGIVER si sviluppa in 10 incontri.

Il familiare che si prende cura, senza ricevere compenso, di un proprio caro ammalato, fragile o in condizioni di disabilità (caregiver familiare), rappresenta una risorsa di incommensurabile valore per la propria famiglia e per la comunità; il prendersi cura, come molteplici studi nazionali ed internazionali hanno evidenziato, comporta pesanti impatti sulla salute, sulle relazioni e sulle condizioni di vita e di lavoro di chi presta cura. Il burnout, insieme all’ansia e allo stress, sono alti fattori di rischio per l’insorgenza di malattie sia fisiche che psicologiche, ma con un aiuto sia di tipo formale ( socio- economico e terapeutico ) e/o informale ( amicale e di conforto), possono essere affrontati e superati. A fronte di una limitata offerta di servizi a sostegno del caregiver e di una crescente domanda di aiuto, proponiamo un percorso che prevede lo svolgimento di gruppo di auto-mutuo aiuto per tutti coloro che si occupano di un familiare o di un conoscente affetto da una patologia cronica ed invalidante.

Gli obiettivi del percorso sono:

  • Facilitare la reciproca assistenza ed il reciproco sostegno emotivo fra i partecipanti.
  • Sollecitare la condivisione delle informazioni, delle soluzioni pratiche apprese tramite l'esperienza diretta, dei vissuti emotivi e delle difficoltà inerenti al proprio ruolo di caregiver.
  • Aiutare i membri del gruppo ad aumentare la percezione di essere inseriti in una sorta di piccolo sistema sociale nel quale smettono di essere dei portatori di disagio e diventano membri di una rete di tipo familiare e portatori di risorse.
  • Fornire ai familiari dei malati un luogo, un tempo e uno strumento mediante i quali ritrovarsi, confrontarsi e sostenersi nell’affrontare le diverse problematiche inerenti il lavoro di cura del proprio familiare.
  • Sostenere i partecipanti nel concedersi uno spazio di condivisione ed ascolto per prendersi cura di sé per poi aver cura dei propri cari.
  • Facilitare nuove relazioni in grado di diminuire la percezione di solitudine.
  • Individuare un senso ed un significato rispetto al proprio ruolo di caregiver

 

Il percorso per chi ha sofferto un LUTTO si compone di 12 incontri.

La morte di un proprio caro o di una persona significativa è un momento della vita che ci rende “diversi”. Qualcosa si è concluso, qualcosa cambia, ed è una realtà inevitabile, ma a cui si preferisce non pensare ed il lutto rappresenta una delle maggiori difficoltà che le persone incontrano nella propria esistenza. E’ un’esperienza dolorosa che, se affrontata, può essere integrata nel percorso evolutivo sia personale che familiare, per poter ritornare a vivere una vita diversa, ma viva. Il percorso coinvolge persone che hanno subito per cause diverse la perdita di un famigliare, di una persona cara o amiche vivono nel lutto. Escludiamo al momento persone che abbiano subito la perdita di un figlio minore.

Gli obiettivi del percorso sono:

  • Offrire uno spazio in cui ogni partecipante sia libero di esprimere e condividere la propria storia, i propri sentimenti, il proprio dolore e le proprie difficoltà. Nel gruppo la persona si sente accolta,capita, sostenuta e sente che ciascun componente parla un linguaggio comune. Attraverso la condivisione ed il confronto il gruppo permette di realizzare evoluzioni e trasformazioni.
  • Portare a livello di coscienza le manifestazioni del cordoglio a livello fisico, mentale, emotivo, sociale e spirituale
  • Favorire l’ascolto di altre persone in lutto, sviluppare una rete di sostegno attraverso la condivisione di esperienze perché da questo contatto possa nascere il riconoscimento di sé, il rispecchiamento negli altri, la solidarietà, il sostegno reciproco e la speranza.
  • Aumentare le capacità individuali nel far fronte ai problemi quali l’organizzazione della vita quotidiana in assenza della persona cara
  • Incrementare la stima di sé e nelle proprie abilità e risorse
  • Facilitare nuove relazioni
  • Promuovere uno stile di vita a sostegno della salute
  • Promuovere la presa di consapevolezza dei propri vissuti, dotandoli di senso e significato
  • Individuare un senso ed un significato spirituale che aiuti ad elaborare il lutto e a trasformare la propria ferita.

Il percorso “ESSERE GENITORI NELLA CRISI DI COPPIA”, si compone di 6 incontri, anche se spesso di protrae per maggior tempo.

Il percorso vuole sondare da vicino la problematica delle difficoltà comunicative della coppia, o della persona separata, per fare chiarezza sulle priorità da seguire nel ruolo di genitore, anche se non più all’interno della coppia. Nella realtà non è che i “panni sporchi” si lavano in casa, anzi più si familiarizza con la stessa natura del problema degli altri, più si trova solidarietà e possibilità di guardare con obiettività l’evento negativo.

Gli obiettivi del percorso sono:

  • Fornire uno spazio di confronto per genitori in difficoltà nella relazione con i figli durante la crisi di coppia;
  • Offrire accoglienza, ascolto, aiutando gli adulti a fronteggiare la situazione critica di una eventuale separazione;
  • Riconoscere e gestire il conflitto tra i coniugi limitando gli effetti negativi nel rapporto con i figli;
  • Aiutare i partecipanti a rispettare il ruolo educativo dell’altro genitore affinché i figli possano crescere in un ambiente equilibrato.

Gli incontri del martedì sera per i familiari di consumatori di sostanze:

Ogni martedì sera, per 42 settimane all’anno, la sede dell’Associazione “La Ricerca” Onlus è aperta ai familiari che vogliono intraprendere e percorrere un cammino di Auto-mutuo-aiuto sulle tematiche della dipendenza e della comunicazione in famiglia laddove si innesta una situazione di disagio relazionale causata dall’uso di sostanze dei figli.

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