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"Essenziale il riconoscimento giuridico di chi cura un familiare non autosufficiente"

Loredana Ligabue all'associazione "La Ricerca". Al tavolo dei relatori (da destra) l'assessore Federica Sgorbati e la dirigente comunale dei Servizi Sociali Carolina Cuzzoni (foto Luigi Rizzi)

Salone rosso gremito al primo piano dell'associazione "La Ricerca" per ascoltare tutte le novità (e le speranze) sul presente e futuro dei caregiver, persone che si prendono totalmente cura di un familiare non autosufficiente, che a Piacenza come nel resto d'Italia e d'Emilia sono in aumento con una crescita esponenziale. L'incontro organizzato dal Servizio Famiglie della onlus piacentina era con Loredana Ligabue, ispiratrice della legge regionale (la LR 2/2014) per il riconoscimento dell’attività di cura e di assistenza all’interno delle famiglie nei confronti di persone malate, disabili o anziane. Introdotta dalla responsabile dei Servizi dell'ascolto e del Servizio Famiglie dell'associazione "La Ricerca", Anna Papagni, la serata ha visto anche gli interventi dell'assessore ai servizi sociali del Comune di Piacenza, Federica Sgorbati, e della dirigente dei Servizi Sociali, dott.ssa Carolina Cuzzoni.

VERSO UNA LEGGE NAZIONALE - Direttrice della cooperativa carpigiana “Anziani e non solo” e segretaria dell’associazione CARER, che raccoglie i caregiver dell’Emilia-Romagna, Loredana Ligabue si sta battendo per un riconoscimento nazionale della figura del caregiver attraverso la legge quadro attualmente all’esame della Commissione Lavoro del Senato. In Italia le persone che si prendono cura di un proprio familiare (anziano, figlio disabile, coniuge non più autosufficiente...) sono circa 3 milioni e trecentomila a, secondo i più recenti dati Istat, il 10 per cento (circa 289mila) in Emilia Romagna. Ma sono “invisibili” perché interamente dediti all’assistenza del proprio caro nelle funzioni quotidiane e finiscono per venirne interamente assorbiti con pesanti impatti sulle relazioni e sulle proprie condizioni di vita e di lavoro e a lungo andare anche sulla propria salute. Una prima àncora di salvataggio è arrivata dalla nostra Regione che, prima in Italia, ha approvato la già citata legge regionale (LR 2/2014) per il riconoscimento dell’attività di cura e di assistenza all’interno delle famiglie nei confronti di persone malate, disabili o anziane. Non è che un primo passo. Ne abbiamo parlato con Ligabue:

Quali le peculiarità dei caregiver?

“Essere informale, svolgere attività di cura a favore di un proprio caro per ragioni affettive, vivere un impegno di cura che, nel caso di un figlio con disabilità congenita dura tutta la vita, nel caso di patologie degenerative connesse all’invecchiamento come ad esempio l’Alzheimer può durare 10-12 anni, con pesanti impatti in termini psicologici, fisici, etici, relazionali, lavorativi, economici”.

I caregiver rappresentano una risorsa per la comunità, ma troppo sottovalutata…

“Sono una risorsa insostituibile per la persona cara, ma anche per la comunità. La cura ha un valore sociale e come tale deve essere riconosciuta”.

La complessità dell’assistenza quotidiana e il vissuto emotivo sono logoranti. Quali conseguenze sulla vita e sull’equilibrio psicofisico?

“Molteplici studi evidenziano un forte impatto sulla salute: le persone che prestano cura per più di 50 ore la settimana hanno il doppio di probabilità di avere problemi di salute (il triplo di probabilità se hanno tra i 18 e i 25 anni); le persone che prestano cura per più di 20 ore la settimana hanno il doppio di probabilità di avere problemi di salute mentale”

Quale supporto dai Servizi Territoriali?

“Le situazioni sono molto diverse da distretto a distretto, ma la legge regionale 2/14 sulla valorizzazione del caregiver riconosce dei diritti che dovranno essere progressivamente esigibili in tutto il territorio regionale: diritto all’informazione, alla formazione, al sollievo, al sostegno psicologico, alla sostituzione in emergenza, alla rappresentanza”.

Quali interventi possibili?

“Il Piano regionale sociale e sanitario della Regione Emilia Romagna ha previsto una misura specifica per la valorizzazione del caregiver familiare sulla cui base ogni distretto ha predisposto la propria programmazione”.

Il riconoscimento della personalità giuridica che cosa comporterebbe?

“Il riconoscimento giuridico è essenziale: la Regione Emilia Romagna, per prima in Italia, ha approvato una legge in tal senso. Con la legge finanziaria del 2018 (Governo Gentiloni) è stato istituito un fondo nazionale per la valorizzazione del caregiver e la relativa definizione ai sensi dello Stato. L’attivazione del Fondo richiede però l’approvazione di una specifica legge. Alla commissione lavoro del Senato sono ora ripresi i lavori”.

Quali novità introduce la legge regionale dell’Emilia Romagna?

“Innanzitutto riconosce, prima in Italia e quindi battistrada per altre regioni e per il confronto nazionale, il ruolo del caregiver familiare come componente informale della rete di assistenza alla persona e risorsa del sistema integrato dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari”.

A che punto è l’iter della legge nazionale?

“I lavori in Commissione Lavoro del Senato riprendono a breve: auspichiamo che il confronto fra i diversi progetti di legge sia fattivo e porti ad una legge coerente con i reali bisogni dei caregiver italiani”.

Molti caregiver sono giovani e giovanissimi, anche minori. Che cosa si può fare per loro?

“Molto può e deve essere fatto, ma prima di tutto occorre individuarli. In tal senso abbiamo, a fine legislatura, sottoscritto un accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione e stiamo realizzando azioni pilota in molti territori, nonché un progetto di ricerca che coinvolge Università e Ong di sei Paesi Europei”.

 

 

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