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Standing ovation per don Giorgio. Il sindaco: colpito, una partecipazione straordinaria

 

Sei minuti di applausi con standing ovation. E ancora applausi. Dal cuore. Tutti per il nostro don Giorgio (Bosini) che stamattina in una Sant'Ilario gremita ha ricevuto dalle mani del sindaco Dosi la targa di "piacentino benemerito" per le grandi cose che ha fatto per tanta gente . L'alto riconoscimento è stato istituito nel 2014 in occasione dell’anniversario del Plebiscito che sancì, il 10 maggio 1848, l’annessione di Piacenza al nascente Regno d’Italia. Dosi ha più volte rimarcato il segno profondo che ha lasciato il sacerdote fondatore dell'associazione "La Ricerca", un segno - ha sottolineato - che ci auguriamo possa incidere anche nell'intimo di ciascuno di noi, perché la sua opera e quella di un'associazione così importante come "La Ricerca" non passi invano. "Piacenza è una città molto fortunata perché può contare su una realtà di solidarietà vera e condivisa come questa" Quindi un augurio: "Auguro a tutti noi di poter far propria questa testimonianza". 

La parola è quindi passata a don Giorgio Bosini: "Ringrazio di cuore l’Amministrazione Comunale per il premio che ha voluto assegnarmi. Voglio anzitutto condividere questo riconoscimento con i tanti che mi sono stati vicini. Senza di loro avrei potuto fare ben poco. Li ricordo tutti con affetto e riconoscenza. Nel 1980 la droga era un mostro in gran parte sconosciuto che mieteva giovani vite e sconvolgeva famiglie. Alcuni genitori che avevano in famiglia un figlio con problemi di droga, di alcolismo (alcuni giovani erano già finiti in carcere…) chiesero al vescovo Manfredini di incaricare un sacerdote perché cominciasse a interessarsene per cercare di fare qualcosa. Mons. Manfredini mi chiese di tentare e in un certo senso mi buttò in acqua senza che sapessi nuotare. Allora insegnavo nelle  scuole medie: 18 classi, più di 460 studenti. E seguivo l’Acr, l’Azione Cattolica Ragazzi. Con due medici, una giovane coppia di sposi, qualche obiettore di coscienza, due suore delle Figlie di Sant’Anna, cominciammo a cercare. Abbiamo chiesto aiuto al Gruppo Abele, poi a Roma, al Ceis di don Mario Picchi, che scegliemmo. Peraltro don Picchi viveva nella comunità delle suore di Sant’Anna. Restammo un anno nella capitale per capire e imparare il sistema “Progetto Uomo”. Così La Ricerca ha avuto inizio: in una riunione in Prefettura – allora era prefetto di Piacenza Michele Spirito -  ebbi l’appoggio delle istituzioni, la Cassa di Risparmio, la Banca di Piacenza, l’Associazione Industriali, e naturalmente il vescovo Manfredini che si era fatto promotore anche per l’Assofa e per il Germoglio.

Cominciammo così, con un entusiasmo che sopperiva alla scarsità di conoscenza. Alle istituzioni chiedo di recuperare la consapevolezza e l’impegno di quella riunione in Prefettura poiché i dati ci urlano drammaticamente che il malessere dei giovani trova ancora rifugio nella droga e nell’alcol. Le regole sono giuste ma non devono generare un eccesso di burocrazia che finisce con il prevalere su quelli che devono essere i veri obiettivi dell’accoglienza e del prendersi cura. A quanti operano sul fronte del disagio voglio dire che Progetto Uomo, il percorso terapeutico adottato da “La Ricerca”, aveva come punto di partenza la persona che soffre e si affida ad una soluzione sbagliata. Droga, alcol o gioco che sia. I farmaci, che pur rientrano in certi casi nella terapia, non devono diventare lo strumento principale di cura. Danno risultati sì, ma non bastano mentre noi dobbiamo porre al centro la persona nel suo complesso, andare all’origine del suo malessere, aiutarla mettendoci al suo fianco. Proprio ieri il giornale ha riportato dati sull’aggravarsi del mercato della droga, ne vengono irretiti tanti minorenni, diversi finiscono all’ospedale…a Piacenza si registra il 10 per cento dei casi nazionali".

Dopo il lungo applauso con standing ovation, un intenso intervento di Gabriella Cagnani, che insieme al marito Benito Castellani e ai due medici Alfredo Signaroldi e Paolo Tansini, in una lontana sera di quarant'anni fa nella cucina di casa decisero insieme a don Bosini di provare a fare qualcosa per i tanti giovani finiti nella morsa della droga. Alla luce di quanto fatto e condiviso, "quest'esperienza - ha sottolineato - ci ha fatto capire  come sia possibile rinascere attraverso la sofferenza. Nessuno vive per se stesso. Tutta la sequenza dei fatti oggi sembrano tasselli di un puzzle che si è assemblato sotto i nostri occhi. Oggi, ancora, ci troviamo ad accogliere, com’è nel nostro stile, le emergenze sapendo che non è il “caso” che ce le presenta, ma che tutto fa parte di un disegno che ci supera e che ci fa sentire amati.Questo ce l’ha insegnato don Giorgio".

Infine è stato letto il messaggio che le associazioni "La Ricerca" e "PaCe" hanno rivolto alla città. Lo riportiamo integralmente:

 Ascoltare don Giorgio

Non è troppo tardi

 Quando don Giorgio Bosini riceve un premio come quello di “piacentino benemerito” che il Comune di Piacenza gli ha consegnato poc’anzi, la nostra gioia è grande. Non per il premio in sé, pur importante e gradito come questo, ma perché lo cogliamo come un riconoscimento della comunità per ciò che ha fatto e fa per quanti, nella sofferenza, si rivolgono a lui.  Un uomo buono e generoso, non buonista né raggirabile.

Don Giorgio è in un certo senso la personificazione di “Progetto Uomo” –  che pone al centro la persona e la sua possibilità di riscatto,  una filosofia di vita che è stata fatta propria da “La Ricerca” ormai quasi quarant’anni fa per aiutare i giovani ad uscire dalla droga – e che abbina osservanza delle regole alla centralità dell’incontro. Di queste regole è stato un tenace custode, convinto che solo una disciplina di vita può - insieme appunto al dialogo, al confronto, alla vicinanza continua e sincera – riportare alla vita. Meticoloso e rigoroso in ogni cosa che fa e nel controllo sulle strutture, ma sempre pronto a venire in aiuto. Le sue parole, i suoi scritti, le sue considerazioni semplici e profonde insieme sono per noi tuttora una guida.

Fuori da ogni retorica, ha dato veramente tutto se stesso in termini spirituali e umani per chi lo ha cercato. Una disponibilità che ha pagato in termini di salute ma che non rimpiange affatto. E’ sempre stato di stimolo ai suoi ragazzi, ai loro genitori, ai volontari e agli operatori e anche alle istituzioni. Senza snobismi o forme di superiorità. Quando ha cercato il Palazzo lo ha fatto non certo per sé ma per chi vedeva dimenticato, per far capire e, se era il caso, far cambiare rotta. Fino allo sfinimento e, spesso troppo spesso, alla prostrazione della delusione come sa bene chi gli è stato accanto. 

Per questo ci ha fatto piacere che il sindaco Dosi, presentando la giornata della consegna del premio, abbia detto non solo che Piacenza deve molto a don Giorgio ma anche che in ripetute occasioni è stato purtroppo inascoltato.Speriamo che questa considerazione non cada nel vuoto. Lui è fortunatamente ancora con noi e la fragilità del corpo non ne ha intaccato lo spirito ed il pensiero. Ascoltatelo, non è troppo tardi.

 Associazione “La Ricerca onlus”

Associazione di volontariato “PaCe”

 

 

Di seguito ricordiamo le motivazioni del riconoscimento: 

 Piacenza ha premiato ancora una volta il nostro don: grandissimo don Giorgio Bosini! Il prossimo 10 maggio, a mezzogiorno, nell'auditorium Sant'Ilario (in via Garibaldi 17), nel corso di una cerimonia il sindaco gli consegnerà la targa che il Comune gli ha assegnato come cittadino benemerito per  “Piacenza città Primogenita d’Italia”. Saremo sicuramente lì ad applaudirlo. Vogliamo ribadirne le ragioni:

Quell’interminabile applauso che il 4 luglio 2011 accompagnò la consegna dell’Antonino d’oro a don Giorgio Bosini nella basilica piacentina gremita di gente non si è ancora spento nei nostri cuori e nei cuori di tanti. Siamo più di 160 volontari della “PaCe” (e con noi migliaia di ragazzi (ed ex-ragazzi), le famiglie, i soci, gli amici e gli operatori della “Ricerca”) e sappiamo di poter parlare a nome delle centinaia e centinaia di persone (e non solo piacentini) che in 52 anni di sacerdozio don Giorgio ha aiutato con tutto se stesso, con passione e umiltà, animato da un profondo amore per ogni persona, in particolare se segnata dal disagio e dalla fragilità.

Con le sue parole e con il suo stile di vita, ha saputo mostrare, anche a chi non vive nell’ambito ecclesiale, il senso e la bellezza della vita, in un contesto in cui la figura del prete è spesso esposta, per vari motivi, al rischio di perdere di significato e di credibilità agli occhi di molti, in particolare dei giovani.

Noi e molti di quelli che lo conoscono e lo amano non manchiamo di dirgli grazie ogni volta che lo incontriamo e soprattutto nell’intimità dei nostri cuori. Se abbiamo deciso di avanzare la sua candidatura alla benemerenza civica “Piacenza Primogenita d’Italia” è perché riteniamo che la sua figura e il suo esempio siano d’insegnamento ai giovani che oggi più che mai hanno bisogno di testimoni forti e credibili. Non si è mai stancato di esortarci a “puntare sulla prevenzione, sull’educazione, sulla scuola e sulla famiglia, a lavorare perché un ragazzo stia bene e non aspettare che stia male per intervenire”.

Vicino agli ultimi, instancabile ideatore di nuove attività e iniziative, uomo e sacerdote coraggioso, che non ha paura a pagare in prima persona. E’ lui il più giovane di tutti noi, sempre pieno, com’è, di entusiasmo, ogni giorno con la stessa carica, la stessa forza, tiene tutto ben saldo, ci richiama costantemente alle nostre motivazioni, alle ragioni del nostro agire per gli altri.

Schivo e riservato, noi sappiamo bene come nella sua vita abbia sempre forzato questa indole quando si trattava di mettersi in gioco per chi aveva e per chi ha bisogno. E’ sempre stato, e rimane, coscienza critica delle istituzioni con cui ha saputo confrontarsi con costante fermezza e determinazione.  Una presenza a volte scomoda, ma di cui gli interlocutori riconoscono le ragioni e la capacità di guardare avanti, individuando con anticipo fenomeni e esigenze della società. Così è stato per la tossicodipendenza, il disagio giovanile in genere, l’emergenza-anziani, l’esplosione di nuove forme di povertà. Tutti settori in cui si è impegnato a fondo, trascurando anche la sua salute, e non di rado con pochi al suo fianco.

Nostro desiderio è che quanto don Giorgio ha imparato nel contatto con tanti giovani e famiglie segnate dal disagio, possa diventare patrimonio di tutti. Più volte ha affermato: “Si impara prima di tutto ad ascoltare, a guardare le persone non per come appaiono, ma per quello che sono dentro. Ho imparato l’onestà con me stesso, riconoscendo che il Signore, quando ti fa incontrare i poveri, ti dà un beneficio. Non è un problema in più. A me ha fatto crescere molto sul piano umano e nel rispondere al vero bisogno di ogni persona”. 

Nelle tre precedenti edizioni la benemerenza è stata attribuita alla professoressa Anna Braghieri, all’associazione Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo e alla sezione di Piacenza dell’Associazione nazionale Alpini.

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