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Aids, rischi sottovalutati e i contagi non diminuiscono

Una cura per guarire dall’aids? Sebbene questo traguardo della Medicina appaia non più tanto remoto all’orizzonte (sono in corso studi promettenti come ribadito ieri mattina in Cattolica al convegno Caritas-La Ricerca “Non diamo spazio all’Hiv!”) certo non può bastare a risollevare gli animi di quanti sono ammalati. L’emarginazione sociale  e l’angoscia della solitudine possono essere sconfitte solo se all’aspetto più strettamente sanitario si aggiunge la vicinanza umana e la condivisione.  A dimostrarlo le testimonianze di volontari, come Antonella e Debora ("Ragazzi, venite a conoscere questa realtà. Qui il volontariato è un'esperienza meravigliosa che fa crescere perché fa apprezzare la vita, la grandezza delle piccole cose..." - operatori - "Gli ospiti non sono considerati come ospiti, perchè questa è una grande famiglia, qui facciamo casa, facciamo famiglia" - , e ospiti della casa accoglienza “Don Venturini” (la “Pellegrina”) che quotidianamente sperimentano l’efficacia del dialogo e del calore umano (in allegato una testimonianza fra alcuni dei testi letti al termine del convegno).

Altra nota emersa: i sistemi sanitari di alcuni Paesi europei, come Francia e Inghilterra, stanno già adottando una pillola antiretrovirale che garantisce un elevato scudo dal contagio, una formula rivoluzionaria ma che “ben poco servirebbe a migliorare i comportamenti e di conseguenza la vita di quanti si espongono al rischio di contrarre l’hiv”. Il dito anche ieri era puntato sui comportamenti a rischio (rapporti sessuali promiscui e non protetti), più che sulle categorie a rischio. Ad articolarlo con dettagliate statistiche, la dott.ssa Laura Gerna del Malattie Infettive, associandosi al primario dott.ssa Daria Sacchini: “Se è vero che negli ultimi anni grazie alle nuove terapie i malati di aids sono diventati una minoranza rispetto a coloro che hanno contratto il virus, i nuovi casi di sieropositività non sono diminuiti: nella nostra provincia dai 25 ai 30 all’anno; fra il 2006 e il 2012 registrate 160 nuove infezioni nella fascia di età dai 15 ai 75 anni.  Questo ci dice che nella popolazione l’attenzione rimane molto bassa, che occorre insistere, fare prevenzione fra giovani e adulti”. Sempre dall’Osservatorio dell’Asl piacentina: il 15 per centro degli infettati non è consapevole di aver contratto l’hiv. Quindi un’esortazione: “Occorre fare più screening, perché se ci si cura, con il virus si può convivere e invecchiare al pari di tutti gli altri, tanto più che oggi è anche meno complicato curarsi: una pastiglia al giorno contro le 30 di qualche anno fa”. Altra sottolineatura che scontata ancora non è: non ci si contagia con un bacio, o con un abbraccio, né convivendo con un malato.

Unico rammarico a fine giornata di studi: uditorio scarno. Amarezza tenendo conto che il percorso formativo Caritas-La Ricerca “Una casa che t’in-vita” ha coinvolto centinaia di ragazzi e ragazze. Rincuorante la presenza di studenti della classe 3° del Corso per Operatore Grafico dell’istituto “Don Orione”: per realizzare i roll-up che raccontano la casa hanno vissuto un’esperienza umana molto coinvolgente. 

 

UN VIDEO con stralci della storia di casa "Don Venturini". Per vederlo clicca sul link: https://drive.google.com/file/d/0B6qWS01_Yc9kLXZQRG13NFhzUlE/view?usp=drivesdk

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